Mille parole

Uncategorized
Sono perseguitato da Stephen King.
No, state tranquilli, non ho la casa invasa dai Poltergeist e neanche mi caracollano intorno orride mummie in cerca della doccia.
Ma da quando ho letto il celeberrimo “On writing”, sono ossessionato dal suo consiglio più pressante: scrivere ogni giorno mille parole. Per migliorarmi, certo. Per prendere familiarità con la pratica dello scrivere. Per ordinare i concetti nella forma adatta alla trasmissione telepatica che rende magica la scrittura: un pensiero che inizia nella mia testa e finisce nella vostra. A volte senza neanche bussare, non è vero?
Oddio, io me ne fregherei un po’, di questo consiglio così invasivo del caro Stephen, ma l’errore che ho compiuto è quello di aver reso partecipe altri, della lettura di questo libro. In parole povere, nel consigliarlo mi sono dato la zappa sui piedi.
Così ormai capita che squilla il telefono e si verifica la seguente conversazione:
“Pronto, ciao, sei tu. Come stai?”
“…quante parole hai scritto oggi?”
“Che bello sentirti… sai, qui c’è un sole splendido e le rondini (sì, lo so: le rondini d’inverno?) volano leggiadre come farfalle bianche e nere, il cielo è una pozza blu dove lo sguardo si perde in un senso di poesia infinita difficile da catturare, e tutto questo mi mette addosso una voglia pazza di trombare.”
“Non fare lo stronzo, quante parole hai scritto?”
Ora, siamo seri, cosa cazzo bisogna tirarsi fuori dalla testa, per scrivere mille parole al giorno?
E del resto posso capire anche voi, povere anime disperate: sono certo che siete stati appena colti dall’ansia del dover leggere ogni giorno mille belle paroline partorite con sforzo da questa mente indolente.
Prevedo una diserzione in massa da questo blog millenario.
Adesso, nel punto esatto in cui sono giunti i vostri stanchi occhi, siamo a duecentonovantacinque parole. Più due.
E’ lunga, ragazzi, mettetevi comodi.
Che poi ormai sono giorni che faccio una fatica incredibile a scrivere. In parte questa difficoltà deriva dal fatto che nel praticare questo esercizio effettivamente sento qualcosa che si muove dentro di me, e non sono gli spaghetti alle vongole che ho mangiato ieri sera alla cena del corso di spinning. D’altro canto, comprenderete che c’è una difficoltà intrinseca nel porsi obiettivi come questo. Mi viene in mente la mia amica Cye, col suo calzante esempio della crescita del bambù. Lei mi direbbe che adesso sono nel momento in cui il bambù sta attraversando un nodo, sapete quei graziosi circoletti lievemente più scuri che separano ogni suo segmento? E passare il nodo, è ovvio, richiede grande sforzo e fatica ma una volta superato, la crescita riprende agile e svelta. Speriamo, io intanto potrei dirvi che questo nodo me lo sento dritto su per il culo, se non temessi di apparire volgare. Sono volgare? Non importa, comunque vada sono certo che non approderete al termine di questo scritto. Non è possibile, ne convengo e non ve ne faccio una colpa.
Potete anche andare tranquillamente a fare due passi, se siete così insensibili da lasciarmi solo in questa situazione straziante.
Sono arrivato al punto da rimpiangere quei cari giorni trascorsi sdraiato sul letto, fumando una sigaretta dietro l’altra (e qualche canna, no, non di bambù) a disperarmi nella rovente certezza di non aver più niente di buono da fare nella vita. Ho speso ore bellissime a rimuginare pensieri di cocente fallimento. Come mi appaiono dolci quei momenti! In fondo, non avevo altro da fare che sbarrare gli occhi contro il soffitto e masticarmi un po’ le palle. Tutte cose che non richiedono un gran dispendio di energia, e infatti, vi si applicano in molti.
Adesso, sono qui a cercare di mettere in fila mille parole, che come dice il buon Stephen: Che vuoi che sia? Devi soltanto porre una parola dietro l’altra. E’ un modo gentile per dire che ti stai spaccando il culo. Forse aveva lo stesso mio problema quel personaggio, del quale adesso non ricordo il nome, che nel romanzo “Shining” (ancora il tenero Stephen, come si può dimenticarlo?) si spremeva le meningi ogni mattina, per scrivere il suo fantastico libro, seduto ad una scrivania affogata nell’immenso e terribile salone dell’Overlook Hotel. Lui ha risolto il problema impazzendo, il che potrebbe sembrare una soluzione comoda, se non richiedesse di dover prendere a colpi di accetta in pieno petto qualche malcapitato in cerca della luccicanza, e devo dire che questo davvero non è il mio genere. E pensare che sembrava uno scrittore in pieno estro creativo, a giudicare dalla bella pila di pagine disposte con grande cura sulla scrivania. Pagine scritte, naturalmente. Lo so, si capiva anche senza bisogno che io stessi a precisare, ma un po’ volevo esserne sicuro e un po’ non so più che cazzo scrivere. Sì, certo, le sue pagine erano piene soltanto di una frase ripetuta all’infinito: il mattino ha l’oro in bocca – il mattino ha l’oro in bocca, il tutto disposto nell’ordine puntiglioso del bravo scrittore che ama le pagine pulite. Però, converrete che non è una soluzione da poco; ci vuole costanza e dedizione.
Siete contenti se vi tengo informati? Siamo a settecentonovantasei parole. Più una. Forse la sfanghiamo. Voi avete qualcosa da fare? Non andate via tutti, vi prego. Mi accendo una sigaretta.
Tutto sommato posso spararne un paio anche io, dai, che sono un po’ stanchino.
         Il mattino ha l’oro in bocca.      Il mattino ha l’oro in bocca.
Mi sento meglio. Che poi, ammesso di voler prendersi l’impegno di scrivere mille parole, mica dobbiamo ritenere indispensabile che queste parole abbiano una parvenza di significato, non è così? L’aveva vista giusta, il custode dell’Overlook.
No, lo so: mi prendo tanti calci quanti ne servono per far somigliare il mio culo a quello di un macaco.
Però ci siamo quasi, dai. In fondo sono solo mille parole e in fondo cosa sono mille parole?
Soltanto una in più di novecentonovantanove.
Vedo la riva, gente, sono così felice che ve ne sparo ancora una:
                          Il mattino ha l’oro in bocca.
Mille parole, andate a contarle, se non ci credete.
 

8 thoughts on “Mille parole

  1. Pronto… ciao Max… ma quanto caspita scrivi?! Ihihihih… Ora le conto si le parole, tanto non ci vuole un granchè per farlo…

    Pagine 2
    Parole 1000
    Caratteri (spazi esclusi) 5016
    Caratteri (spazi inclusi) 6032
    Paragrafi 27
    Righe 77 (che poi dipende…)

    Ah, per la cronaca… pure qui nel Milanese ci son le Rondini… non ci sono più le stagioni d’una volta.

    Un bacio…

  2. A prescindere dal tuo brillante post, io non so se i consigli di Stephen King vadano poi seguito in toto. Ho letto anch’io il libro – dietro tuo suggerimento – mi è piaciuto, e ho condiviso molte cose. Ma non tutte. Inoltre, King è bravo, tuttavia spesso risulta eccessivamente prolisso. E infine, gli capita di predicare bene ma di razzolare male: prendiamo, come esmpio, l’ottimo suggerimento a proposito del semplice, funzionale, perfetto “disse”. Lui usa spessissimo: latrò, miagolò, replicò, ribattè, volle sapere, barrì, mugolò, sputò fuori dai denti, etc. etc. Sul numero di parole, poi, non sono d’accordo. Quoto invece l’eliminazione degli avverbi nei dialoghi.
    Comunque. è vero: il mattino ha l’oro in bocca…

  3. io ti credo sulla parola…non le conto, ma ti rileggo perchè credo che nella vita ci siano molte cose importanti, tra queste, sicuramente, saper sorridere).
    in attesa delle 1000 di domani …vado sul letto a guardare il soffitto 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *