Viaggiatore notturno

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Ormai è notte. Senza darlo troppo a vedere si è fatto lentamente largo tra le montagne a levante un quarto di luna crescente con la gobba all’ingiù. Agli occhi di un settentrionale è una luna rovesciata. Non ho ancora imparato a vederla come va vista da qui, dal suo verso giusto, e oziosamente mi domando se non si possa raddrizzare.
Pian piano mi abituo all’oscurità diluita, e adesso riprendo a mettere in fila i miei passi. Questa che è iniziata come una passeggiata serale, due passi ad ammirare il tramonto, si sta rivelando un viaggio più definitivo di quanto avrei saputo prevedere. Ogni nuovo pendio di duna è una sfida che non riesco ad eludere, e la distanza che cresce rende ancora più carico di significato il senso della prova alla quale pare che io abbia intenzione di sottomettermi. Le discese invece colmano di orrore lo spazio che mi separa dal fuoco dell’accampamento; ma dopo ogni discesa incontro di nuovo una salita e gli occhi mi si accendono di un fuoco ancora più intenso.
In questo deserto di sabbia e sassi la notte mi appare come un manto protettivo e complice, oppure diviene il monito minaccioso delle conseguenze che possono derivare dall’intraprendere un’azione priva di prudenza. Vita o morte, a seconda che io stia salendo o scendendo.
La fatica di sollevare i piedi affondati nella sabbia è una considerazione irrilevante, e il fiato freddo della notte che esplode nei polmoni ad ogni respiro è un semplice molesto diversivo; il deserto tenta di respingermi, quasi avesse più paura di me.
Ma questa luna mulatta mi sprona la strada, creando sbalzi di luce contro i morbidi contorni ondulati di fronte a me. In quella che si può considerare una corsa cieca, io vedo un tracciato intessuto nella polvere di un sentiero mai percorso, sul quale lasciare le impronte dei miei piedi, e da bagnare con gocce di sudore strizzate dall’anima.
Mi spingo in un fiume arido, per estinguere una sete che non conoscevo.
Continuo a ripetermi che traversare il deserto senza porsi una meta, nel vuoto ghiacciato della notte, non è un folle tentativo di suicidio mascherato da impresa epica condotta in spregio del pericolo. Non è il gioco di un bambino impazzito.
Sono davvero alla ricerca di qualcosa. Il ricordo di un fiore che si è inaridito perdendo ogni petalo, nel buio ancor più freddo della mia anima. Un fiore che cresce nel deserto, di notte. E nella notte muore.
Sento questo viaggio aderire profondamente ad ogni parte del mio essere, e nella nudità di dune ammassate l’una a fianco dell’altra vedo specchiarsi gli eventi e le azioni che hanno disegnato la mia vita.
Ogni salita è il reclamo di un bacio negato, l’istanza di una carezza che ha incontrato l’ostacolo della disperazione e il muro delle parole non dette, trafitta dal misurare l’opportunità o l’indifferenza di lasciarsi amare.
Ogni torto inflitto o patito merita il dispiegarsi della fatica affondata nella sabbia, un passo dopo l’altro, mai abbastanza ripidi, mai un pendio tanto lungo da arrivare a toccare e drizzare la curva dolorosa della luna, e della mia schiena.
E la scalata, in fondo, mi lascia insoddisfatto; non è possibile restare sulla cima da solo. Ho alle spalle l’ansia di un vento che mi spinge sotto. E’ forse per questo che ne cerco un’altra, e poi un’altra ancora. E quando arrivo in alto, smarrisco gli occhi affondandoli in una successiva china.
Ogni discesa è il distacco doloroso dalla speranza , la fretta di porre una lontananza che cresce, l’abbandonarsi forse lieto a un destino sconosciuto. Apro le mani per lasciar andare tutto quanto, e mi affido a queste onde di sabbia che immobili attendono di venir navigate, incapaci, loro, di portarmi in un luogo qualsiasi.
E’ necessario tenersi in equilibrio, nell’affrontare un dislivello che ti trascina verso il basso. Il corpo assume una posa di difesa. Il vento può aiutare a tenerti in piedi. Ma in assenza di vento, o con il vento avverso, devi affidarti al respiro. E il mio respiro preme contro. Come una vela tesa all’inverso, l’attenzione nella discesa giustifica ogni passo che impiego per allontanarmi.
La luna tramonta lasciandomi nel buio senza fine. Non ho più passi da spendere.
Nell’oscurità imbevuta di un gelo desolato, ho versato ogni frammento di energia.
E adesso vedo come ciò che sembrava la ricerca di un qualcosa, sia stato soltanto il bisogno di abbandonare tutti i gesti ed ogni intenzione dalla quale sino ad oggi sono stato posseduto.
Sono io quel fiore che sboccia nella notte, e vivo senza aver bisogno di occhi che mi ammirino.
Sono il respiro della vita che si ostina a salire e scendere sino all’ultimo istante.
Sono la luna che si uccide contro l’orizzonte, per rischiarare nuove terre.
Sono un monte di sabbia che resiste ad ogni scalata.
E riempio questo spazio con la mia presenza, saturando l’attimo di ogni respiro.
E lascio il vuoto alle mie spalle.

6 thoughts on “Viaggiatore notturno”

  1. «Io sono. A te che leggi, io parlo.
    A te, che per lunghi anni vagando innanzi e indietro, hai con ardore cercato nei libri, negli insegnamenti, nelle filosofie ,
    nelle religioni, non sai neppure tu che cosa : la verità, la felicità, la libertà DIO;
    A te, anima stanca e scoraggiata, quasi senza speranza, che molte volte hai afferrato un barlume della verità cercata, solo per riconoscere che essa si dileguava come il miraggio del deserto.
    A te, che credesti di averla trovata in qualche grande istruttore, capo riconosciuto di una religione, Fraternità o società, e che ti pareva un “” maestro”” tanto meravigliose erano la sua sapienza e le opere sue, solo per risvegliarti più tardi alla scoperta, che quel maestro era soltanto una persona, con difetti, debolezze e colpe segrete, pur avendo potuto essere il tramite di splendidi insegnamenti apparsi a te come la più alta verità.
    A te, di nuovo stanco ed affamato, senza guida , a te io sono venuto.
    E sono venuto anche a te, che hai cominciato a sentire la presenza della Verità nella tua anima, e cerchi la conferma di ciò che lotta vagamente dentro di te per esprimersi.
    Io! Chi sono io, che sembro parlare con si conscio potere di autorità ?
    Ascolta. Io sono te; quella parte di te che è e sa, che sa tutte le cose, che seppe sempre e sempre fu. Io sono te; , il tuo Sé; quella parte di te che dice: “”Io sono”” ed è “”Io sono “”Io sono quella parte più alta di te stesso, che vibra entro di te mentre leggi, che rispondi a questa mia parola, che ne percepisci la verità, che riconosce per sua natura tutta la verità e scarta ogni errore dovunque lo trovi. Ciò io sono; non quella parte di te che sino ad oggi s’è nutrita dell’errore.
    Poiché io sono il tuo vero istruttore, il solo che tu conoscerai sempre, il solo Maestro io, il tuo Sé divino.»

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