Sarò sincero. Quando ho scritto il post sulle lontananze, ho pensato che fosse una cagatina.
Sentivo una forma inconsueta, per me, di distacco da quel che stavo scrivendo. Come se in realtà cercassi soltanto di ammazzare il tempo. Con una musica (sempre la stessa) sparata nelle orecchie e la solita notte alle mie spalle, oltre la finestra, a sottolineare sensazioni che in quel momento sentivo estranee, distanti. In un certo senso, io mi ponevo altrove.
Ho pubblicato quel post con scarsa convinzione, con l’unica motivazione di voler aderire all’impegno che ho preso con me stesso: pubblicare tutto quel che scrivo, senza troppo preoccuparmi del risultato finale.
Ma i commenti insolitamente lunghi che questo post ha suscitato, mi hanno imposto una pausa di riflessione, e mi inducono adesso ad ampliare con considerazioni che avevo omesso, nella stesura definitiva.
E’ chiaro che sono state toccate corde comuni, in questo post, sensazioni e considerazioni che ognuno di noi ha sentito e percorso nel proprio quotidiano.
Potremmo ridurre il tutto ad una semplice lettura di carattere psicologico e cercare soluzioni che ci consentano di elaborare e vincere, se vogliamo, o assimilare e comprendere e quindi utilizzare al meglio quegli schemi che si formano nella nostra mente, nella ricerca di una chiave metodologica che ci consenta di fornire risposte alla difficoltà di vivere. Certo, ognuno di noi ritiene auspicabile lo sconfiggere paure e paradigmi negativi che gravano in modo così consistente sulla nostra vita, limitando la possibilità di godere con piena soddisfazione il momento presente.
Ma per me, l’aspetto psicologico è soltanto un velo che copre la realtà, senza per questo voler togliere un solo grammo di sostanza al percorso che tante persone hanno compiuto, nello scavare sé stessi alla ricerca delle loro motivazioni più profonde.
Io sono intimamente persuaso che non si possa definire appieno l’uomo (e la donna) senza tener conto dei movimenti dell’Anima. Ho sempre ritenuto la vita un percorso spirituale, in primis.
Ho letto molti libri, ho avuto molte esperienze, ma non sono di certo un Guru. E quindi non pretendo adesso di venire a propinarvi ricette, e neanche mi sento in grado di illuminare il vostro Cammino. Però, posso parlarvi del mio personale Cammino spirituale, e di quando questi ometti così bellicosi che albergano nella mia mente, si sono improvvisamente azzittiti.
C’è stato un periodo di silenzio durato ben trentatré giorni, e chi mi conosce bene ha già capito che sto alludendo a quando ho percorso il Cammino di Santiago.
Ho letto in molti libri, che secondo diverse ma assimilabili discipline esoteriche, il carattere di una persona dovrebbe essere considerato un sé inferiore, costruito nel corso del tempo sulla base delle esperienze fatte, e che reagisce in modo arbitrario e spesso irrazionale agli eventi che la vita ci pone di fronte. E questi sono gli ometti dei quali ho parlato nel post precedente, appunto. Questo sé inferiore è condizionato, anzi, direi impregnato, di sentimenti molto terreni quali egoismo, invidia, cattiveria, ed altri che potete facilmente individuare. Nello stesso tempo, coltiva e accresce le paure per il futuro, inducendoci ad accaparrare quanto la vita ci possa offrire, spingendoci alla falsità, alla dissimulazione. E poi, naturalmente, ci costringe a vivere nel passato, rievocando quei momenti di cocente sconfitta, o di senso di abbandono che tutti noi abbiamo per forza di cose provato. Il tempo nel quale siamo fuggiti, abbiamo ceduto le armi, e che adesso riviviamo rimpiangendo di esserci lasciati prevaricare, di non aver detto la nostra. E perdonatemi, non so se riesco ad essere chiaro, ma lo ripeto: non sono una guida spirituale.
Il nostro sé inferiore è formato di aspettative.
E poi, naturalmente, c’è il nostro Sé superiore.
Potete sentirlo: è l’osservatore silenzioso che sta dentro di noi e che non giudica ma che sa perfettamente cosa è giusto, e con pazienza ci indica la strada migliore, lasciandoci la possibilità di scelta. Non condiziona, non chiede, non impone.
E’ l’occhio che non guarda la mano quando gettiamo qualche spicciolo di elemosina in un cappello poggiato per strada.
E’ il fare qualcosa senza aspettarsi altro in cambio, e tanto meno una medaglia.
E’ il regalo dell’aria che respiriamo, la luce che ci scalda senza inviare una bolletta di calcolo in metri cubi.
Ci parla con una voce sottile, bisogna allenare orecchie speciali, per sentirla.
Potendo aderire a questo Sé superiore, agiremmo con l’integrità che ho vissuto sul Cammino di Santiago.
Quando non avevo niente da chiedere se non un po’ di forza nelle gambe e un piatto di pasta la sera, da condividere con gli amici, e una notte tranquilla. Tutte cose che avevo, e che vivevo con piena felicità.
Ho camminato nel nord della Spagna, per trentatrè giorni, in perfetta immobilità interiore.
Ho toccato il profondo di me stesso, piangendo quando dovevo piangere, anche senza sapere il perché. Ridendo quando potevo ridere, e camminando, sempre.
E’ questo il senso: camminare.
Non c’è un obiettivo, non c’è una meta definitiva: il senso del Cammino è il Cammino stesso.
E il sorriso di un occasionale compagno di viaggio è un Sole che scalda l’Anima.
Un’Anima priva di aspettative.

Le aspettative fregano, si sa.
Ma ad un’ottimista come te basta il proprio ottimismo perchè, durante il viaggio, gli càpiti il meglio.
bacio.
WOW! Bingo: il senso del Cammino è il cammino stesso…seminare per la gioia della semina e non per quella del raccolto…basta la certezza che qualcosa nascerà e non importa come, dove e quando.
ora però chiarisci la differenza tra non avere aspettative e non rinunciare ai sogni, non porsi limiti…fatto 30…che arrivi il 31! 🙂
Bel post 🙂
E’ bello il cammino allietato da compagni di viaggio sinceri e leali.
Besito!
Anna 🙂
E’ davvero suggestivo il concetto che hai espresso, ma ritengo che l’uomo abbia bisogno di obiettivi da raggiungere, di sogni da realizzare per esprimere se stesso al meglio. Mi spiego. Se Michelangelo si fosse posto in questo modo di fronte alla vita, se non si fosse lasciato travolgere dalla sua passione, dal suo talento, forse oggi non avremo tanti capolavori da ammirare. L’adrenalina che si scatena quando le nostre passioni, i nostri talenti si esprimono, rende la nostra vita spumeggiante. La pace interiore, a mio parere, può essere raggiunta esprimendo noi stessi nel modo più completo, ovvero esprimento i nostri talenti, qualsiasi essi siano. Quando esprimiamo i nostri talenti quegli ometti si azzittiscono, perchè in quel momento non siamo più disposti a starli ad ascoltare, perchè abbiamo qualcosa di più importante da fare in quel momento. Durante il cammino avevi qualcosa a cui tenevi molto che ti assorbiva completamente: farcela. E in questa forma di meditazione in movimento, eri talmente preso da questo obiettivo, da questa sfida con te stesso, che non ti interessavano più quegli omini rissosi. Probabilmente era per questo che non li sentivi più. Cosa ne consegue da questo? Quale è la lezione che possiamo avere da questa tua esperienza? A mio parere è che quando siamo presi veramente da una sfida con noi stessi, tutto il resto passa in secondo piano, e comunque finisca la sfida, alla fine saremo sempre dei vincitori. Neppure io sono un guru, e neppure io ho la ricetta della vita, ma come tutti, sono alla ricerca di me stessa.
…sì, Monica, e non ti sembra un valido obiettivo raggiungere quel sé superiore, abbandonando le meschinità e gli egoismi? Non era solo la voglia di farcela, che mi ha fatto terminare il Cammino: ho visto tanti che avevano la stessa voglia, anche più di me. Avevano tanta voglia di farcela, anche solo per raccontarlo agli amici. E’ per questo che salivano su un taxi e sull’autobus, per terminare la tappa giornaliera. E’ per questo che che son tornati a casa con la tendinite fulminante. Non avevano compreso il senso di un Cammino da compiere a piedi, un Cammino che fosse solo loro, e non una sfida. E Michelangelo, anche lui, aveva un fortissimo senso religioso, che non si dipinge la cappella sistina solo travolti dalla passione o dal talento. La si dipinge, come l’ha dipinta lui, solo quando si vuole penetrare il vero senso delle cose. E Michelangelo ha iniziato a dipingerla per poi accorgersi che quello che faceva era falso, una pittura di maniera. Poteva continuare e poi tornare alla sua amata scultura, che in fono la cappella sistina gli era stata imposta. Ma lui, ha distrutto quanto fatto sino a quel momento, e ha ricominciato da solo, licenziando gli aiutanti. E si è posto da solo, sotto quella volta. Da solo, con il suo Dio. :0)
….mi basta la salute e un par de scarpe nove …e mi accompagno da me nella ricerca del vero senso delle cose ! Ma non credi che il vero senso delle cose che ,in fondo, siamo anche animali sociali ?
Non sarebbe bello vivere nella quotidianit l’integrit che hai sperimentato nel Cammino di Santiago ed essere capaci di amare come se non dovessi mai soffrire ?
Pubblicare tutto quello che mi passa per le mente, come fosse un flusso di autocoscienza.
Non starò di nuovo a fare paralleli che pur emergono prepotenti ma ormai mi sembra di cogliere disponibilità ad un ritorno della marea e quindi dico due parole. Due parole di esperienza personale.
Tralascio il concetto psicologico dell’IO e del Super-IO perché tu stesso vai oltre il fattore psicologico senza negarlo. In effetti si tratta di sovrastrutture, se messe in relazione ai bisogni primari, ma poi quegli elemnti condizionano fino a non farti sentire né fame né sonno, quando prevale il lavoro mentale.
Dirò di me. Se pur avessi fatto il cammino in assoluto silenzio (e lo avrei fatto tutto a piedi) non mi sarebbe servito, se non fossero stati maturi i tempi della illuminazione personale.
Quella luce è sicuramente frutto di esperienza e riflessioni ma sembra stranamente avere un proprio interruttore che nessun timer può regolare. Un giorno ti accorgi che c’è e nemmeno te ne eri accorto.
Personalmente ripensando al passato non ho rimpianti. Quello che non ho fatto evidentemente non ero capace di farlo ed ancor prima di pensarlo. Quello che ho fatto di sbagliato evidentemente non aveva, allora, altra strada per esprimersi.
Pensando al futuro ho abbassato le aspettative, almeno quelle razionali e materiali dell’avere.
Rimangono quelle del fare e quindi essere.
Quello che è difficile da accettare, per me, è intravedere a volte degli spazi di possibilità e doverci rinunciare in funzione di quel sé superiore che sembra sapere cosa è giusto.
Rinunciare può dare forza ma che sia giusto no lo so. Soprattutto se comprime potenzialità e possibilità.
Mi si dice di trovare dentro di me il completamento si me stessa.
Giusto, ma riesco a vederlo solo come una tappa verso la successiva. Che tengo per me, non potendola condividere.
Mara
Il personale Cammino…io cammino e cammino, ma trovo sempre troppi bivi che mi confondono, sono sempre troppo curiosa e provo ogni via, così perdo tempo e torno indietro, per scoprire che era più giusta l’altra direzione…insomma, sono un guaio, e alla mia età ancora cammino e cammino e non so se nella giusta direzione… (quello che ho scritto mi sa che non rende, ho fatto casino anche qui) 🙂
sei semplicemente fantastico,
grazie
sololu
Mara, molto interessante. Però, se certe cose le vivi come una rinuncia, forse non è la stessa voce che dico io, ad indicarti quella strada…
dimmi dove posso trovare la forza di cambiare del tutto la mia vita.
tu lo sai.
non so se qui è un forum ma le voci di dentro erano di Eduardo e non ci si capiva gran che!!! 🙂
…soprattutto quando le voci sono anonime.
ciò che dici non lo sento immediatamente vicino. non sono brava ad avere una visione così dalll’alto, così mistica, della vita e di me stessa.
ma la frase conlusiva, quel “sernza
aspettative” lo comprendo (in senso etimologco) con grande profondità.
senza aspettative non vuol dire senza obiettivi.
senza aspettative, per me, significa, affidarsi.
l’ho imparato però con grande fatica e dopo aver attraversato buie sofferenze quotidiane
un bacio
nina
Non mi interessa se la storia che racconti è vera
Voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre bella; e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento “Sì”. (canto navajo)
Mi è tornata in mente dopo averti letto Max … 🙂
Un bacio
Scrivi romanzi interi e purtroppo non ho mai tempo per fermarmi e leggerti, cercando di capire e di usare il cervello, oltre me soltanto la vista e poi non capirci nulla…
Ti ho impressionato eh?
Mi fa piacere…
oddio,scusa, ero mara e mi pare che lo sono pure adesso
Torno ancora una volta a commentare, perchè evidetemente non sono stata capace di esprimere chiaramente il mio pensiero. E’ chiaro che il senso del cammino non può essere quello di dimostrare al resto del mondo quello che vali. Non ha senso dipingere un quadro pensando che possa piacere a qualcuno. Si lo puoi fare, ma diventa una semplice dimostrazione di destrezza tecnica. Quello che intendevo per sfida, è quella più difficile di tutte: quella con se stessi. E’ solo a noi stessi che dobbiamo dimostrare il nostro valore e a nessun altro. Siamo noi il nostro Dio, quello che veglia sulla nostra coscienza, quello che sà ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Siamo noi stessi che creiamo il nostro mondo, interiore ed esteriore. Siamo noi stessi a creare i nostri incubi più neri e le nostre gioie più luminose. Ed è per questo che è importante per me creare le premesse affinchè il nostro sia il migliore dei mondi, nonostante le frustate della vita, nonostante le avversità e le delusioni, e i graffi subiti nell’infanzia e nella giovinezza, quando la nostra anima era tenera e verde come un germoglio. Questa, probabilmente, è la vera sfida. Quello che ci differenzia dagli animali. Quello che ci fà essere orgogliosi di essere uomini o donne. Avere la consapevolezza di tutto questo ed essere abbastanza forti interiormente per non mollare mai.
Anche in quel cammino avevi una meta: giungere alla fine del cammino.
Camminando sempre… ci si incontra! Bello anche qui da te. Un caro saluto, a presto Mapi
PS.passa da LucaniArt se hai un pò di tempo http://lucaniart.blogspot.com/
Bellissimo questo post e anche quello sulle lontananze…
la conoscenza di sè è l’inizio del cammino 🙂