ILOTOPIE

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L’avete mai visto, uno spettacolo lungo due giorni? Uno spettacolo composto da nove quadri viventi ed una apocalisse?
Questa “Ile aux topies”, la piazzammo direttamente nel Calidarium di Venturina, Toscana.
Lo spettacolo per noi iniziò con l’arrivo della scenografia: l’isola, in vetroresina.
Montare una scenografia è sempre un evento che ha del magico.
Un quadro tridimensionale assemblato pezzo per pezzo che tuttavia rimane neutro, meno credibile di un cartone animato, sino al tocco essenziale: le luci. Allora la scena si anima, prende vita, diviene misteriosa ed affascinante.
L’isola tropicale arrivò su tre camion, dotati di gru per scaricare i vari pezzi direttamente in acqua, dove poi venne assemblata.
Ricordo ancora il calore dell’acqua del laghetto termale, ricordo come le parti componenti l’isola vennero scaricate con cura, ricordo il montaggio “a mollo”, l’unico della mia vita. Ma soprattutto ricordo quando, assemblata l’isola, dovemmo portare il grosso cavo della corrente, coi suoi bei 15 Kw di potenza, dal quadro elettrico generale sino all’isola… nuotando. La domanda ricorrente, anzi l’unica domanda, era: …siamo sicuri che l’interruttore generale sia staccato?
La vita dell’isola durava due giorni: si poteva ammirarne la natura incontaminata, ascoltando il lieto cinguettio degli uccelli, ed assistere poi all’arrivo dei primi uomini, i timidi accenni di civilizzazione, lo sfruttamento scellerato delle risorse naturali ed infine, la natura che si ribella ed il vulcano che esplode in una apocalisse di fuochi d’artificio.
Lo spettacolo si snodava nel tempo per cambiamenti minimi, c’erano ore nelle quali non accadeva niente: semplicemente l’isola viveva. Questo ha lasciato perplessi molti spettatori: ho visto persone pagare il biglietto d’ingresso e restare quelle tre o quattro ore a contemplare l’isola, ascoltando la lieta musica degli uccelli, per poi tornarsene a casa con gli occhi allucinati ed una domanda inespressa… e allora? I più accorti sfruttarono l’occasione prendendosi un bel bagno nel laghetto termale, potendo così avvicinarsi all’isola almeno un poco, sino al cordone di protezione. Altri rimasero così stravolti da non vedere questa possibilità, rimanendo quindi per tutto il tempo seduti sulla gradinata, col sole a piombo sulle cervella. I più fortunati poterono assistere alla spettacolare morte dell’isola, magari gustandosi un piatto di spaghetti allo scoglio gentilmente fornito dal ristorante adiacente, una domenica notte di una calda estate. E senz’altro restarono con la forchetta a mezz’aria, perché l’evento fu epico ed impressionante.
C’era un messaggio in questo spettacolo: l’isola incontaminata è un’utopia, la realtà se la inventano gli uomini con le loro mani.
I “nove quadri viventi” urlavano a squarciagola quanto sia insensato costruirsi una realtà di sfruttamento senza freni, dettato solo dall’egoismo.
Terminato lo spettacolo, la stessa notte smontammo l’isola e la guardammo partire.
Se ci penso, la dolcezza più forte la rivivo ricordando le notti passate a smontare scenografie, quelle notti calde e piene di risa, notti lente, prive di fretta, zuccherate con un sorso di vino scambiato da una bottiglia.

19 thoughts on “ILOTOPIE”

  1. Dev’essere stato qualcosa di meraviglioso … non solo lo spettacolo … ma l’atmosfera di fratellanza nel creare una cosa tanto bella. :o)
    Si percepisce dalle tue parole.
    Un bacio grande

  2. Ciao Margherita, buona giornata!

    Romanticaperla… in che senso?

    Sì, Bibbif, una gran pace, dopo un turbine di sensazioni.

    Sì, Acqua, uno spettacolo spettacolare!

    Esatto, Paintme, la cioccolata…

    Beh, Chiara, il Teatro è una grande famiglia… incasinata, ma una famiglia.

    Eh, Cye, dici che sono tra i fortunati? Può darsi, anche solo per la circostanza di essere nato qui…

  3. Come mi sento triste, max, neppure un’isola potrebbe consolarmi, neppure Parigi…mi sa che scompaio per un po’…baci,
    cri nel monolocale

  4. Un’atmosfera magica tra rise,vino e musica. Riesci a far vivere al lettore le tue emozioni e credimi questo è un dono di pochi.
    Mi piace la tua penna, tra le righe c’è sempre un messaggio spunti di grande riflessioni

    “L’isola incantata è un’utopia, la realtà se la inventano gli uomini con le loro mani”
    e spesso basta poco distruggere tutto, come smontare la magia di una notte poche ore e tutto finisce troppo spesso nel dimenticatoio…

  5. “L’isola incantata è un’utopia, la realtà se la inventano gli uomini con le loro mani”
    Una frasetta semplice semplice che contiene una verità assoluta.Magari tutti l’avessero stampato in mente questo… non ci sarebbero isole di cartapesta…ops di resina

    Scrivi da dio lo sai? Si credo proprio che tu lo sappia!

  6. Perlasmarrita… io credo che siano proprio le cose semplici quelle più difficili da dire, e da capire. Grazie.

    Soffio… le magie che si possono smontare in una notte, sono facili da rimontare, magari in altri luoghi e tempi.

    Paroleamelie… si può sempre lavorare con le mani… un quadro, il decoupage, una scenografia con un gruppo teatrale amatoriale… hai solo la scelta. :0)

    Cri… e dai, parliamone. Non sparire.

    Lucamadeus… le sai dire le cose tu, lo sai. ;0)

    Sarasonica, ciao! …fantastico, sì.

  7. Pensa che io ho visto lo spettacolo ma lo avevo rimosso Grandioso mi ai fatto ricordare quando facevo chilometri e chilometri pur di poter vedere teatro alle volte prendevo delle grosse fregature.Ciao Antonio

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