
Come una barchetta di sughero lasciata preda di un ruscello gioioso che in mille lingue si destreggia tra i sassi, il mio sguardo cola su di te, si perde e non trova appigli.
Si snoda sinuosa la penombra che copre e rende liquida ogni cosa che incontra, anche le mani che si intrecciano e gli occhi che si cercano.
Una perfetta lama di Luna taglia l’aria intorno, poi riflessa in uno specchio dorato si disperde in frammenti che cadono a colorare spazi di pelle rilucente di umidi sapori.
Nel giorno in cui mi allontano, ogni dettaglio assume un preciso significato, del quale sento l’odore, ma non il sapore.
Nella distanza che cresce, si posa il ricordo di corpi avvolti come lenzuola intrecciate, e questo ricordo si riflette in trasparenza sul paesaggio che mi scorre a fianco. Le immagini si sovrappongono e mi conducono in un viaggio nel quale, fuggendo, torno a visitare gesti compiuti con un arco di mano a seguire un tondo di Luna. La lentezza del movimento, che ancora vibra sulla mia pelle, contrasta con lo scorrere veloce di alberi e case contro di me, fuggente pantomima di facce che sembrano assalirmi ma subito svaniscono alle mie spalle.
La realtà indimostrabile di un paesaggio che mi scorre a fianco, fronteggia la verità indiscutibile dei ricordi che affollano la mente.
Nella distanza che cresce, avverto una vibrazione che risuona come una musica di violino; a quel suono fiorisce l’inutile lacrima del rimpianto. Sembrano perduti, i giorni dai quali mi sto distanziando. Quasi non fossero esistiti.
Anche il paesaggio che mi scorre a fianco è smarrito per sempre, nell’attimo in cui scivola alle mie spalle.
Vorrei afferrare e trattenere l’acqua che scorre gioiosa nel ruscello, ma quel rivolo di luce svanisce veloce in lontananza, perduto, lasciandomi in cambio soltanto le mani bagnate.
Poca acqua posso trattenere tra le mie mani, giusto quella necessaria a bagnarne la superficie, così come poca pelle posso baciare col solo ricordo delle mie labbra che scendono come un ruscello gioioso lungo il tuo corpo.
Nella distanza che cresce, il ricordo sembra svanire, stemperato dal liquido trascorrere del tempo.
Mi sono allontanato come l’acqua che scorre tra le mie mani, lasciando lievi tracce umide sul contorno delle cose, fuggendo con la velocità del ruscello.
Il viaggio di ritorno è quasi concluso; il ruscello diviene torrente impetuoso, svolta improvviso seguendo il paesaggio in declino, ed infine confluisce nel fiume.
Non è andata perduta, tutta quell’acqua: ha seguito il proprio percorso e si è unita in una forma più grande, così come i momenti della vita non sono sbiaditi nel mare dei ricordi, ma intessono la struttura dello spazio che mi circonda, e raccolgono in una forma la mia anima.
Mi sono allontanato spinto da un senso di squilibrio, apparentemente un disagio, una voglia di essere altrove. Sembrava il frutto di un dolore, ma così non era.
In un terreno pianeggiante l’acqua forma un lago, non può fare altrimenti: deve adattarsi alla forma del luogo. Il lago è calmo, in perfetto equilibrio, poetico e assoluto, ma immobile.
Dove invece c’è un dislivello, uno squilibrio, l’acqua deve scorrere, non può fare altrimenti: è attratta dalla forza del mare e non si fermerà finché non lo avrà raggiunto.
Ed è questa, la mia natura.

Ti dissi che avrei commentato questo post quando sarei riuscita a leggerlo nel modo giusto. Beh. Credo sia già accaduto :o)
Il fatto di far parte di quei ricordi non mi toglie la gioia di sapere che oggi osservi i tuoi ritorni con più serenità. Come parte della tua natura.
Contrastando sé stessi diventa sempre più tortuosa la strada della consapevolezza.
Sii quello che sei. Sempre. :o)
Io vicina. Da qui o da un millimetro.
Con i tuoi arrivi … ed i tuoi ritorni.
Un bacio
diventi sempre più bravo. è straordinariamente bello questo post. I concetti che esprimi però sono profondi e meritano più delle poche parole di un commento. Per ora solo questo: siamo qui per evolvere, per superare i nostri limiti, quindi per cambiare. Ovviamente in meglio. Infatti Ikeda parla di autoriforma in termini di “rivoluzione umana” 🙂
Molto veritiero ciò che scrivi!
Baci
Oggi si …domani non so 😉
Complimenti per la tua natura … riuscire a seguire il proprio percorso, non fermandosi, e ricordando sempre gli zampilli d’acqua che ci hanno arricchito, credo sia molto importante. Un caro saluto a te …
Tra un paio giorni FINALMENTE parto per le “ambite” e “agognate” vacanze. Un grosso abbraccio, buone vacanze. A presto
io non posso commentare, non ce la faccio. e’ splendido.
che bello
diamine, max, sai cosa mi è venuto in mente? sarebbe bello mettere su un blog insieme, tu scrivi e io mi dedico all’aspetto musicale
avessi più tempo, mannaggia…però pensiamoci, se sei dell’idea, sarebbe davvero bello
un abbraccio, buona serata
L.
Adoro l’acqua proprio per la sua meravigliosa natura… bellissimo pezzo…
Grazie per il tuo commento.
Un sorriso per te 🙂
Sono rimasta affascinata dal tuo scritto… è un anelito di infinito, una ricerca senza fine, il cammino di un uomo… ci vedo dentro tanto di te, del tuo vissuto (di cui, ovviamente, non so nulla), ne traspare la sofferenza cucita addosso ma l’inevitabile speranza che si fa strada, nonostante tutto.
Bellissima, caro Max.
Per quanto riguarda il verso della mia piccola poesia… puoi metterci del tuo quando e come vuoi, sarà un piacere.
Buonanotte,
Anna 🙂
Chissà, Max. Una bella granita, magari proprio su quella bella terrazza, e poi due tuffi nell’argento.
Chissà, Max. Forse, un giorno, se vorrai..
Ciao Max,
grazie della visita e del commento.
Comunque, a me correre non piace. 🙂
Buona giornata,
Francesca
ringraziando, saluto.
bello!
Oh, ma te viaggi sempre? 🙂
Passo per lasciarti un abbraccione prima di partire per le vacanze. Il mio blog rimane sempre aperto ai commenti. Baci.