Perspective

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Ho rubato un’immagine in un luogo abbandonato, sputato sulla terra e lasciato a marcire dopo anni di gloria dispersa nel passato.  Sotto di me fantasmi si avvicendavano tra l’erba alta, anime costrette in angusti spazi di pensieri insoluti, dalla prospettiva contratta nella mano stretta a pugno, vene pulsanti, spade d’acciaio a forare e versare, occhi smarriti in cerca dell’ombra e in fuga dal domani. Li ho guardati senza vederli. La mia mente sceglie gli elementi che reputa degni di attenzione, eliminando dalla percezione cosciente tutto ciò che ormai è soltanto rumore di fondo. Le ombre cariche di dolore mi sfioravano ed io stavo bene attento che non arrivassero a toccarmi. Troppa vita da ascoltare. L’attenzione richiede un dispendio di energia che non posseggo più e per giunta ho perso l’immenso fiume di tempo che sentivo di avere davanti. Adesso lascio andare, non riesco a dipanare ogni gomitolo di spago che mi ruzzola tra i piedi.
Ho strappato dal muro della realtà una copia dell’abbandono e l’ho portata con me, uscendo di soppiatto attraverso lo stesso buco dal quale sono entrato.
A casa l’ho accesa e vi ho trovato le tracce di tutta la vita, palese e nascosta, che vi è passata sopra. Ho sparato via i colori e ne ho aggiunti di nuovi, poi vi ho steso contro un cielo stellato, l’Universo in costruzione, carico di tutta quella energia di amore che si muove e si agita nell’attesa di condensarsi nel lampo di luce che scioglie ogni cosa, cuore compreso.
Ho cesellato ogni spazio della nuova immagine con pazienza di tenerezza e di passione, e nel momento in cui sono giunto ad esaurire ogni energia, nella solitudine della stanchezza, quando l’amore si è trasformato in odio e disprezzo, l’ho tagliata in strisce.
Ho sovrapposto le immagini così ricavate ed ho creato un’ombra che le separasse, rendendo lo spazio alieno a se stesso. Questo mi è piaciuto.
Tutto acquistava un senso di distanza, diveniva l’irreale non vissuto, sprigionando il desiderio verso uno spazio che era mio, che avevo trasformato e che adesso non avrei più potuto conquistare, un luogo incantato ma privo di aria, dove di certo è impossibile vivere, ma anche morire.
Per ancorare in modo più saldo alla memoria questo spazio evocato e indistruttibile, vi ho aggiunto un grumo di colore e di aria e vento e luce e sole, le sensazioni quotidiane, un fotogramma della vita che di solito scorre sfuggendo all’attenzione.
Ma la dimenticherò, come sempre. E ancora mi perderò nella ricerca di una nuova immagine da colorare, possedere, da amare per un certo tempo e da odiare per l’eternità, dopo averla resa non più mia.

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