Mille giorni

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La luce amara del mattino, lo squillo del telefonino, spruzzi di acqua gelida e una faccia che riflessa nello specchio ti guarda in cagnesco: E tu chi cazzo sei?
Per strada un caffé come uno squarcio nello stomaco, quella strada dai passi segnati, coi volti che hai lasciato ieri, di nuovo oggi, allo stesso posto.
E ancora un giorno, come fossero mille; tutti insieme.
Questo è il giorno dei giorni.
Devi passare in rassegna i ricordi, con cura meticolosa, anche se credevi di aver gettato ogni cosa dietro le spalle.
Hai un sorriso per tutto, perché in fondo, non riescono più a farti del male.
Forse è la forza della rassegnazione.
I colori sono chiusi nel cassetto, le parole strozzate nella gola.
Questo giorno si dipana per storie e visi, per scelte e rinunce.
I passi percorsi per giungere sino a qui.
C’e stato un giorno in cui hai lasciato qualcuno in una strada di Parigi, e un altro in cui hai lasciato qualcuno in una strada di Monaco. Strappi dell’anima. Per questo hai creduto che l’amore potesse perdersi per strada, come una sciarpa che il vento ti sfila mentre cammini.
Due giorni, tra mille.
C’è stato un giorno in cui hai spento le luci sul palcoscenico, e la tua storia più bella ancora non l’avevi raccontata. Ma non c’era pubblico fuori. O forse sì, ma non l’hai visto.
Un giorno, tra mille.
C’è stato un giorno in cui hai riposto i pennelli nel baule dei ricordi, e il tuo quadro è rimasto ammezzato. Tenevi la luce tra le mani, e l’hai strozzata in un colpo. E ancora qualcosa piange, da quel giorno, tra mille.
E nel mezzo, mille e mille giorni spesi a spegnere il sorriso.
E’ banale dire che vorresti tornare indietro, e in fondo se ci pensi bene, non lo vuoi, davvero.
Perché quei giorni sono morti, perché sono il cammino che ti ha portato ad essere l’oggi.
Ora che hai mille parole e puoi raccontare quei mille giorni, non chiudere questa porta.
Puoi percorrere all’indietro quei giorni, aprire armadi e cassetti, e tessere la tua storia; una storia che inizia in bianco e nero e termina a colori.
Una storia all’inverso, dove le candele crescono invece di consumarsi e le onde si ritirano per lasciare sabbia asciutta.
Una storia per riprendere le parole che hai detto.
Una storia di mille giorni, la storia di un ritorno.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=M4r0bwR-wFs]Enigma  "The return of innocence"

10 thoughts on “Mille giorni”

  1. Sono sveglia da molto, niente sonno dettaglio tra l’altro per nulla importante ma …ho bevuto queste parole come fossero acqua fresca. Forse è oggi il giorno dei giorni per me oggi, o forse no è uno tra i mille, ancora non lo so .. Ti lascio un abbraccio, spero lo accetterai ..

  2. Sembra che tu chieda a qualcuno di tornare indietro sui suoi passi ed infatti è un brano dedicato.
    Sono rimasta colpita perchè parli di pennelli chiusi in un baule dei ricordi. Una immagine in cui mi ritrovo molto. Ti auguro di cuore che tu possa assistere a questo ritorni cui tieni tanto. E che sembra essere anche il tuo.
    Sempre pagine dense di contenuti e riflessioni, non sono parole di circostanza.

    p.s. quando mi hai indicato il blog non sapevo si potesse commentare, non sono partica. Mi auguro ti faccia piacere
    Mara

  3. Oggi è un giorno strano, ti commento citandoti:”Ora che hai mille parole e puoi raccontare quei mille giorni, non chiudere questa porta.”

    Senza parole mi fermo un pochino tra le tue riighe…

  4. è meraviglioso il tuo post, uno dei migliori. Scrivila, quella storia, con le parole. Scrivine anche un’altra, ma non con le parole: adesso “la mano di tarocchi” la sai giocare…

  5. Già …..”E nel mezzo, mille e mille giorni spesi a spegnere il sorriso.
    E’ banale dire che vorresti tornare indietro, e in fondo se ci pensi bene, non lo vuoi, davvero.
    Perché quei giorni sono morti, perché sono il cammino che ti ha portato ad essere l’oggi.”
    …..mi piace questo pezzo .Non c’è rassegnazione, ma solo accettazione e compassione per se stessi. La riprova di quanto davvero siamo sereni l’avremo quando scriveremo quel libro …
    “Ora che hai mille parole e puoi raccontare quei mille giorni, non chiudere questa porta.
    Puoi percorrere all’indietro quei giorni, aprire armadi e cassetti, e tessere la tua storia; una storia che inizia in bianco e nero e termina a colori.
    Una storia all’inverso, dove le candele crescono invece di consumarsi e le onde si ritirano per lasciare sabbia asciutta.
    Una storia per riprendere le parole che hai detto.Una storia di mille giorni, la storia di un ritorno.”
    Credo che sia doloroso ; per me lo è stato , anche se non ho scritto un libro ….ognuno ha il suo modo…..scrivere è decisamente il tuo !!!!
    Una volta rivisitate tutte le stanze e rivissute tutte le gioie ,i dolori e il vuoto ,quel portone di casa passato va richiuso (almeno per un po ) per andare avanti, vivere il nuovo ….quando esci da questo bozzolo di meditazione avrai chiuso una fase della vita e sarai pronto per la successiva . E con la tua nuova pelle ,ogni volta che torni indietro ,quello che trovi ti farà sempre meno male.”Hai un sorriso per tutto, perché in fondo, non riescono più a farti del male.”
    Un sorriso . ps : dai che dal tuo libro poi ci facciamo un film …regia ,scenografia, copione, colonne sonore di MAXWEB. :-)))) altro che Virzì o Tornatore !!!

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