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Estragone: Che hai?
Vladimiro: Niente.
Estragone: Io me ne vado.
Vladimiro: Anch’io. (Silenzio)
Estragone: E’ da tanto che dormivo?
Vladimiro: Non so. (Silenzio)
Estragone: Dove andiamo?
Vladimiro: Non lontano.
Estragone: No, no, andiamocene lontano di qui!
Vladimiro: Non si può.
Estragone: Perché?
Vladimiro: Bisogna tornare domani.
Estragone: A far che?
Vladimiro: Ad aspettare Godot.
Estragone: Già, è vero. (Pausa) Non è venuto?
Vladimiro: No.
Estragone: E ormai è troppo tardi.
Vladimiro: Sì, è notte.
Estragone: E se lo lasciassimo perdere? (Pausa)
Se lo lasciassimo perdere?
Vladimiro: Ci punirebbe.
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Godot è un’istanza continua. Godot è un’attesa senza soluzione.
Sarebbe semplicistico cedere alla facile assonanza del nome e identificare Godot con Dio? Forse, anche se in molti l’hanno fatto.
Aspettando Godot è una storia basata sull’attesa, la storia di qualcuno che alla fine non arriva. Un celebre critico ha detto: è una commedia nella quale non avviene nulla, per due volte (i due tempi dell’opera).
L’attesa dei due personaggi principali è facilmente identificabile con la sintesi di tutte le attese possibili. Un’attesa che diviene in qualche modo astratta. Un’attesa nella quale viene presa in considerazione la possibilità di mollare tutto o addirittura di suicidarsi, a terminare una vita di nonsenso, o di dolore, se preferite.
Forse è l’attesa per un significato che si manifesti e ci venga incontro; come un Dio che incontra gli uomini nella storia.
La scenografia, poverissima, comprende un albero che nel primo tempo è spoglio e nel secondo tempo, invece, mette su due o tre foglie. Si vuole suggerire che un certo tempo è trascorso… ma io trovo evidente che il frutto di questa attesa si rivela ben misero: poche foglie su di un albero scheletrico.
Da parte loro, i personaggi non fanno niente per modificare la propria condizione: si limitano a cercare di ricordarsi chi sono.
E forse l’inutilità di questa attesa è la parte più interessante dell’opera.
Lasciandosi vivere nella speranza che qualcuno venga a prenderti per portarti nella propria casa, per sfamarti e fornirti un buon bagno caldo, non si va molto lontano.
Ma se questa attesa di Godot infine si rivela così improduttiva, estenuante, non sarebbe forse meglio andargli incontro?
Accidenti, che idea geniale, questa!
Ovviamente, servirebbe sapere da che parte dirigersi.
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In effetti è una vita che aspetto.
pennapiuma
Il monologo interminabile tra me e Godot è in corso da anni. Ma tanto c’ho ragione io.
il mondo di godot è un mondo circolare. impossibile prendere una direzione, quindi. impossibile muoversi verso qualcosa e qualcuno. è un mondo dove non c’è speranza di incontrare l’altro da sè.
e colui con il quale parliamo è il nostro doppio.
nina
non ho il tempo per leggere con attenzione il tuo post ma ripasser; presto bacione
da atea per me Godot non può essere Dio, forse solamente il sogno che tutti abbiamo, la svolta della nostra vita, qualcosa che ci cambierà, il ritrovare noi stessi o, semplicemente, un isola felice.
Muoversi, o decidere di non aspettare più sarebbe una presa di coscenza, una decisione che prescinde l’immobilismo. Ma anche il rischio che quella presa non sia la scelta giusta….
Pennapiuma… forse adesso è il momento di muoversi.
Crisalide, mi hai fatto ridere parecchio col tuo commento, mi ricorda Lupo Alberto quando dice: “Il lavoro mi perseguita, ma io sono più veloce”.
Nina, la vedo cupa, messa così… ma la tua affermazione che è un mondo circolare l’ho trovata parecchio interessante…
A presto, Dovetiporta! :0)
Stella, un’isola felice e ritrovare sé stessi nella mia mente coincidono… anche nella tua?
Dipcadeave… già… del resto ogni scelta comporta dei rischi. Prendiamo qualcosa e lasciamo qualcos’altro… ma se non scegliamo? …lasciamo tutto?
anche se non conosco la direzione , preferirei comunque muovermi che aspettare
bacio
Talpina
mi ricorda il deserto de tartari.. aspettando il nemico. Godot come nemico, dio come nemico.. e che palle oh: non c’è nessuno che ci da una mano a noi poveri cristi che viviamo quaggiù?uff!
eccoti li perchè ci sentiamo persi. cazzo: lo siamo!! e se non lo siamo tanto c’abbiamo solo dei nemici contro cui combattere, c’abbiamo!
e se ci dessimo troppa importanza?
Sì, Talpina, anche io la penso così… da qualche parte si finisce per approdare, sempre meglio che stare fermi. Un bacio a te. :0)
Ciao, Foetta. Il Deserto dei tartari aveva un tipo di attesa diverso da quella di Godot: c’erano persone apparentemente vive che aspettavano un nemico che non arrivava mai, nel Deserto dei tartari. In Godot ci sono persone apparentemente morte che aspettano una salvezza che non arriva mai. Ci sono tanti modi di avere un aiuto, io credo… e il primo consiste nell’aiutare sé stessi. E non vedo tutti questi nemici in giro, tu sì? :0)
Ben detto MaxWeb, è esattamente quello che sto facendo, mi ha colpito la “coincidenza”.
Sono venuta dietro consiglio di un’amica molto intelligente…dal naso assai lungo…
mi ha consigliata bene!
🙂
tra Beckett e Claudio Lolli ma l’essenza dell’ attesa è rimanere
Grazie, Pennapiuma… ma esattamente, che cosa stai facendo? :0)
Ciao Anneheche, grazie della visita… credo di aver capito a quale amica ti riferisci… naso lungo, molto intelligente… non ci sono dubbi, ti ho anche notato sul suo blog. Ma lei non è soltanto una mia amica: è la mia compagna di strada. :0)
Ciao Alessandro62… dunque, la linea che unisce Lolli a Bekett mica l’ho compresa, temo che dovresti spiegarmela. :0)
Sono convinto anche io che l’essenza dell’attesa è rimanere, ma è un bene o un male, per te?
Già!…. avresti una segnaletica di riserva? 🙂
Fatico ^_^ poi vediamo cosa succede.
oh io purtroppo no, non ne vedo tanti di nemici all’esterno: conoscenti però che si arrogano il diritto di esserti amici quando sono solo vuoti a rendere sì. peggio dei nemici che almeno ti sfidano e non fai la figura del don quixotte.. ma che differenza c’è tra persone apparentemente vive e persone apparentemente morte?.. io non sono una filosofa ( s’era capito, s’era ) ma a me quelle persone – desertiche del tartaro – tanto vive non mi sono mai sembrate. e la salvezza di aspettare godot la leggevo legata alla salvezza di aspettare il nemico che li avrebbe riscattati dal loro stato di vita/morte apparente.
ma bando alle speculazioni.
zitta e muta me ne vado a passi felpati ma rimango in allerta felina. sia mai che abbia trovato una persona resistente con la quale disquisire di massimi sistemi come di castronerie legate al quotidiano.
è la migliore maniera per mantenere un pò il cervello in moto divertendosi se lo fai con disimpegno e non per la smania di stupire…
ps. sono rimasta molto impressionata anche dai tuoi post precedenti, sì sì..
caspita che coppia! un abbraccio
eh eh ci sei andato vicino!! sono 40 ç_ç azzo che piede… Pero’ è piccino ^_______^
bacio.
Scusami ero loggata dal blog di mia sorella… =) cmq adesso sono io… e il mio 40 di piede 😛
kiss
Io vado … da qualche parte arriverò, c’è tutto un Io da scoprire 😉
Buona serata e buona domenica …
Chi sa tutto è come chi non sa niente.
Tuttavia, uno riposa e l’altro si agita, uno si conosce, l’altro è conosciuto, uno crea, l’altro è creato.
Un Carissimo Saluto.
Benedicite parcite nobis.
Gnosis1
qui si parla del mio naso? ehi voi due: non sapete che è MOLTO pericoloso? (lol) Max, hai sentito? coppia d’assi 🙂
hai fatto bene a riproporre questo post: molti sono coloro che sprecano la vita aspettando Godot, per pigrizia o per paura. Chi fa, sbaglia ma procede, chi non fa, non vive e annega nel ristagno.
L’ideale sarebbe aumentare saggezza e consapevolezza per “capire” dove dirigere i propri passi e poi partire decisi. Una questione di “naso” insomma….:-)
Chiedo scusa se metto un commento con il copia-incolla ma siete veramente tantissimi amici e amiche di blog che voglio salutare, prima di partire per la Bretagna il 6 settembre (dove resterò una settimana o poco più)… ma anche se il commento è lo stesso identico, siccome sono tanto PARTICOLARI e UNICHE le cose che provo venendo a leggere i vostri blog, per ognuno e ognuna di voi ho un pensiero differente, speciale, particolare ed unico. In questi giorni ho tante cose da fare, che per me è una scommessa stare al pc, che peraltro condivido con mio figlio, ma ancora un post voglio farlo.
Un abbraccio enorme che vi possa strizzare tutt* a tubetto, e ci rileggiamo al mio ritorno!!!!
:)))))
quanto mi ricorda “Il deserto dei tartari” di Buzzati… 🙂
quando vedo qualcuno che esprime tutta la magia e il sovrannaturale della vita… come in questo video, che mi fa sentire piccolo e mi esalta allo stesso tempo
è esattamente la mia stessa sensazione: quel musicista è stato un gigante assoluto…
un forte abbraccio, notte Max
L.
Il vero soggetto della commedia è l’attesa. L’atto di attendere è un aspetto essenziale della condizione umana. Aspettiamo sempre qualcosa, in tutta la nostra vita, e Godot non rappresenta altro che l’oggetto della nostra attesa: un avvenimento, una cosa, una persona, la morte. Prendersi una pausa. Sentire che il tempo può scorrere con un ritmo diverso, sospenderlo e, nonostante tutto, in questa sospensione percepire ancora la vita.
L’attesa spesso la viviamo come una mancanza un dolore e invece non ci rendiamo conto di quanto possa far bene, a volte si concretizzano dei momenti molto importanti senza rischiare di bruciare il tutto velocemente.
Un pensiero…
Ricordo di aver visto questa commedia molti anni fa,e ricordo un momento nel quale uno dei due persnaggi dice che durante il sonno a sognato e vuole raccontare il suo sogno ma questo gli viene impedito dal compare come se la cosa lo spaventasse,l’angoscia di non voler condividero un sogno ,condividere solo l’attesa questo mi spaventa molto di piu’.Ciao Antonio