Domenica pomeriggio

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…ha un cappello di paglia a larghe falde, baffi folti e bianchi, un corpo ed una abbronzatura da pescatore, vende ombrelli sulla spiaggia, a cinque euro due. Trovo bizzarro considerare che anche i venditori ambulanti hanno una strategia di mercato: siamo quasi a settembre, e con l’arrivo delle piogge avremo certamente bisogno di ombrelli. Perfetto, ma io non posso comprare un ombrello con stampate sopra delle banane o delle ciliegie. E’ una immagine quasi oscena, il cerchio giallo del sole d’estate e tante banane che ballonzolano, ritagliate nel grigio piovoso di una sera di Novembre.
Sono steso al sole, poggiato sui gomiti, ed osservo l’incessante marea di facce che scorrono lungo la battigia. Corpi flaccidi e lenti si avvicendano a corpi più snelli e scattanti. Qualcuno cammina veloce, con la faccia di chi è intento a rassodarsi i glutei; qualche coppia che discute animatamente o amabilmente, il braccio di lui poggiato sulle spalle di lei. Io li guardo e in qualche modo li vedo distanti l’uno dall’altra. Una lama di sole crudo che separa due anime.
Sei scesa dal treno per soli quattro minuti. Una stazione come tante lungo la tratta Napoli-Torino; l’unica differenza consiste nel fatto che quella è la stazione della mia città.
I nostri occhi sorridono nella consapevolezza della brevità di questo incontro che tu hai sollecitato, al quale ho acconsentito, non riesco a chiedermi il perché.
Mi dici che capisci il motivo del mio irrigidimento, quando hai provato ad abbracciarmi; mi dici che ho ragione. Io ti abbraccio e la tua testa si china a poggiarsi sul mio petto, come la prima volta che ci siamo visti.
Sei dimagrito.
Anche tu sei dimagrita, il tuo seno sembra più grande.
Ridi. Me lo ricordo ancora, il tuo seno, quella notte che mi venisti sopra a cavalcioni, prendendomi dentro di te. Il tuo movimento era sensuale, accoglievi il mio sesso con grazia e voluttà, ma io non sentivo niente. Persi la mia erezione in pochi attimi.
Fa paura, è una sensazione cattiva sentirlo decrescere dentro una persona che hai amato.
Tu non dicesti niente, io mi guardai bene dal dire qualcosa. Parlavano i nostri occhi, esprimendo una consapevolezza che aveva in sé il senso di un tempo trascorso a sprecarci, a distruggere un sentimento.
Nella doccia, le scorie ammuffite di un amore mal consumato non vengono via, per quanto tu possa strofinare.
Come l’abbronzante che cospargo sul mio corpo. Asciuga in fretta, creando una specie di pellicola che sembra separarmi dal mondo, una colla a rapida essiccazione. Non credo che riuscirò a lavarlo via. Protezione quattro, insufficiente. Avrei bisogno di ben altro.
Il figlio di un mio amico raggiunge una ragazza sulla battigia, sorride, inizia a parlare. Anche lei sorride. Non posso che approvare il buon gusto di quel ragazzo: la ninfetta che ha abbordato ha un bel culo e un sorriso in fiore.
Vorrei essere più giovane.
Eppure quello stesso pomeriggio, nell’auto, me lo prendesti in bocca mentre guidavo, e mi venne talmente duro da riempirti tutta. Andammo avanti a lungo: io che guidavo e tu che con la lingua salivi lungo il mio sesso, per poi improvvisamente serrarlo in bocca, in un gesto di tenera determinazione. Cosa ha separato di quella distanza immensa il pomeriggio dalla notte? Anche il giorno e la notte sono complementari, si fondono l’uno nell’altra con sentimento. Ma della passione che guidò la tua bocca sul mio sesso, quella notte non restava nulla. A volte le cose si accumulano inavvertite sul pavimento della soffitta, sino a fartelo crollare in testa, una volta raggiunta la massa critica.
Sul marciapiede della stazione i nostri corpi si sciolgono dall’abbraccio; sorridendo ti chiedo del tuo nuovo uomo, tu ridi e mi imponi di non farti domande indiscrete.
Mi parli velocemente del tuo lavoro, ed io ricordo le sere trascorse ad ascoltare i tuoi progetti, a vagliare le scelte. Penso che siamo stati più intimi in quei momenti di quando facevamo l’amore.
Il fischio del capotreno arriva rapido, tu corri verso i gradini che ti separano dal vagone. La porta automatica ti taglia via. Mentre il treno parte ti volti verso di me e mi sorridi. Io resto a guardarti; poi resto a guardare il vuoto che ha preso il posto del tuo treno.
Raggiungo l’auto e mi siedo lasciando lo sportello aperto, le gambe fuori. Il sole batte forte. Io mi  accendo una sigaretta. La mia testa è vuota di pensieri, soltanto un senso di sollievo alla consapevolezza che sei sferragliata via nella potenza di un treno. Succedono, queste cose.
Il tuo SMS mi raggiunge mentre sto ancora fumando: Non ci posso credere.
Anche io non posso crederci. Forse è la brevità dell’incontro che ha impedito ai tuoi urli ed alle tue offese di venir fuori; forse anche tu hai pensato che non era il momento, che non era più il tempo.
Mi hai lasciato un sorriso: più di quanto tu mi abbia mai lasciato.
Chiudo lo sportello dell’auto e metto in moto. Volo al mare.
Sdraiato sulla spiaggia, sotto un sole gentile e rinfrancato da un vento fresco, mi rilasso. Mentre una sonnolenza mi pervade, lascio che suoni e colori e voci corrano su di me.
Sdraiato su quella spiaggia, sulla soglia del sonno, sento le migliaia di cellule morte della mia pelle cadere a mescolarsi con la sabbia.
Il tempo passa, perdo un po’ di pelle morta ed acquisto una consapevolezza.
Mi piace tutta questa vita intorno, mio Dio.

29 thoughts on “Domenica pomeriggio”

  1. ehmmmm Max, come si commenta un post così?
    Questo post è un’autentico graffio, si. un’impronta forte e decisa.
    Ci sono tanti di quei temi che hai toccato… mi piace da morire il contrasto delle cellule morte che vanno via insieme alla sabbia, e quella umanità vibrante intorno. Il treno (pieno di gente, di vita) e il vuoto. lei che va via e si porta dietro gli ultimi ricordi, che cadono e si mescolano alla sabbia come le cellule di epidermide che, bruciate oramai, non servono più a nulla, anzi danno fastidio.
    Potessimo liberarci così di alcuni ricordi! Anche se mi chiedo se ha senso il dimenticare. Non siamo forse il prodotto , oggi, di tutte le esperienze accumulate ieri?
    Forse i ricordi dovrebbero solo non farci male.
    Gran bel post Max, gran bel post. Continui flashback tra il passato fatto di vissuto e il presente di consapevolezza ed in mezzo il tentativo di capire come finisce un amore, quali sono i segnali. Perchè finisce.
    Le parole possono essere menzognere, ma il corpo non mente mai.
    Un bacio

  2. un autentico buco allo stomaco questo post……… quante cose ci sono dentro …… quante emozioni, tristezza amarezza……. quanti graffi sul cuore sull-anima sulla vita e sul tempo che passa che ci regala qualcosa in piu- ma ci toglie anche qualcosa…………. ma bella l-ultima frase diciamo che dai una virata piu- in positivo al post………….. un bacione

  3. cos’è la vita, eh? che scherzi ci combina, a volte
    eppure è sempre lì, ad essere afferrata, gettata, sprecata, divorata

    del resto, è uno sciabordio livornese, chi non ha sentito non può capire. Ci credi? Dimmi di sì
    ci credo eccome, so che ogni mare ha il suo suono, la mia frase era volutamente ambigua
    peccato tutto il chiasso delle spiagge, altrimenti sarebbe anche più evidente…
    un abbraccio, notte Max
    L.

  4. Davvero un esplosione di sentimenti, sensazioni e ricordi questo post……molto evocativo sotto certi aspetti…….l’intensa telecronaca della fine di un amore e l’inizio di una vita nuova……quante sensazioni possono attraversarci in 4 minuti? (se penso che non bastano nemmeno per fumare neanche una sigaretta…)

  5. L’ho letto tutto d’un fiato in ufficio in questo giorno di rientro con febbre, che passerà 😉
    Un racconto, un momento, sensazioni, capire ..nel profondo e vivere. Oggi hai illuminato il mio sentire. Grazie di cuore …

  6. 4 minuti, un cortometraggio attraverso le immagini di un treno che scorre velocissimo dinanzi agli occhi. Un treno carico di emozioni, dolori ricordi lacrime e rise tutto ciò che può contenere una storia d’amore tra due persone…poi si arriva al capolinea ad un momento dove ci si rende conto che il tutto ora è solo un ricordo.
    Ho apprezzato moltissimo l’immagine del corpo, cellule che diventano un tutt’uno con la sabbia, quasi uno stato di trans nella consapevolezza di ciò che è stato e che sarà da ora in poi…
    Ho provato e provo tutto questo con l’acqua un tutt’ uno con il liquido fino a divenirne parte integrante…
    Molto intenso questo post, ammetto che l’ho letto e riletto più volte e ogni volta ne ho colto un qualcosa in più
    riflette e fa riflettere

  7. Queste tue parole sembrano leggere, ma non lo sono!
    Sono crude nella loro semplicità, quasi come la cattiveria infantile.. Eppure sei tu a parlare..
    E sembra che ti sia perdonato, e che hai perdonato la vita, e lei, e ancora tu…

  8. bello e intenso. catartico. finalmente il cerchio s’è chiuso per sempre e riparti più leggero: insieme alle cellule morte hai lasciato sulla sabbia scorie dell’anima che da troppo tempo impedivano al cuore di battere liberamente e riprendere a volare alto. Hai fatto bene, a fare e a scrivere 🙂

  9. Non sei stato indiscreto…splendido questo post,respira.Quante storie accadono nel mondo,vissute e rivissute,viste,rilette,immaginate.E noi a raccontarle ognuno col suo stile,con il proprio “sè”,che batte il tempo,giorno dopo giorno,parola dopo parola….

  10. Non ti sei perso nulla. E non sei tu che stai invecchiando. Sono io che sto crescendo, ed il passo dalle favole all’età adulta è costellata di esperienze che mi sento di scrivere. Ecco il perchè dei numerosi post.
    Ti stupirà, ma la mia estate negativa mi ha fatto scoprire alcuni volti di luce a me sconosciuti.
    Mi piacerebbe parlarne, presto, con te.
    Un caldo bacio..

  11. ciao Max , non sono sparita è che sto vivendo un periodo molto bello ed io non sono in grado di scrivere quando e quanto sono felice , non so perchè ma quando sono triste o disperata , le parole escono dalle mie dita con una facilità estrema .
    Questo post è bellissimo anche se triste 🙂
    Un bacio
    Talpina

  12. Ha un impatto forte e deciso questo post. Analizzi la realtà senza farti nessuno sconto, senza farvi, anzi, nessuno sconto.
    Con lucidità e senza remore.
    Come se tu avessi già elaborato in qualche modo e accantonato la storia, come fosse già l’inizio di un ricordo.
    Nella spiaggia lo diventa con quelle cellule che se ne vanno e tu che guardi la vita con una speranza già coinvolgente.
    Bello e ben scritto, si legge d’un fiato.
    ciao, baci

  13. Sono troppo patetica se dico che mi sono venute le lacrime agli occhi?
    Leggere questa storia vuol dire partecipare e sentire tutti i brividi della sofferenza che la pervade… bella, bella, bella!

    Un abbraccio a te.
    Anna 🙂

  14. C’è del bello intorno a noi, e anche tanto.
    Io non sottovaluterei l’ombrello con le banane che ballonzolano in ricordo di chi cammina veloce con la faccia di chi è intento a rassodarsi i glutei.

  15. Sinceramente non so. Hai presente nel film ‘chocolat’, quando parla del vento? io vivo in quel vento, anzi..io sono quel vento. Temo la routine e la prigionia. Ma forse..è arrivato il momento di mettere la testa a posto.
    (forse)

  16. Conosco questi sentimenti.
    Fin troppo.
    Amo e Odio i Treni, le stazioni, gli arrivi e le partenze.
    Se c’è del bello intorno… è ora che metta gli occhiali 🙂

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