Chiuso per lavori

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In quanti modi si può vedere un cancello?
Bisognerebbe prima di tutto stabilire se una barriera ci chiude dentro, o fuori.
Si può rimanere chiusi dentro o fuori per paura, graffiati come siamo dalle persone che hanno percorso o percorrono un tratto del nostro cammino, forse ancora vicini, forse di poco avanti, forse un chilometro indietro. Così non possiamo guardare verso l’orizzonte senza evitare l’ingombro della schiena di chi ci precede ostinandosi a fare sempre un passo in più, coraggioso, pervicace, ostinato. Pernicioso. Oppure non possiamo voltare la testa a guardare la strada percorsa, perché un’ombra ci preme alle spalle, ci segue, a volte chiedendo qualcosa, a volte chiusa in un silenzio assurdo con solo gli occhi a parlare, forse a domandare la ragione per la quale siamo noi, adesso, a voler stare un passo avanti. Questioni di prospettiva.
Io credo che quando eleviamo un cancello è sempre per chiuderci fuori da qualcosa, da qualcuno. Anche quando pensiamo di aver praticato l’arrocco. Crediamo di aver chiuso il mondo fuori, nei casi più estremi, o almeno una parte del mondo, mentre in realtà abbiamo gettato per strada qualcosa di noi, la parte più sensibile, sofferente, ad essiccarsi al sole finché diviene polvere che la prima pioggia spazza via.
Ci sono i cancelli forgiati dalla presunzione di essere sempre nel giusto, dall’incapacità di astenersi dal formulare un giudizio, dettare condizioni, esternare motivi, formulare richieste. Sbarre robuste come corazze, lingue di acciaio dalla punta acuminata, sottili lame di rasoio che feriscono anche soltanto al più lieve sfiorare di mano.
C’è chi pensa di aver creato soltanto un momento di sospensione, una breve distanza dal mondo nel bisogno di tirare il respiro per prepararsi ad una nuova battaglia, cercando un attimo di riposo e sollievo nel giardino protetto dal cancello con sopra scritto torno subito. E non sempre poi riesce a trovare la forza per tornare.
Chiuso per lavori.
Poi ci sono i cancelli formati dalle bugie, piccole e grandi. Hanno sbarre ineguali, diverse tra loro, conseguenti. Ogni bugia è incapace di sostenersi da sola, ha bisogno di sempre nuovi punti di appoggio, di altre bugie che la sostengano e la rendano credibile, accettabile. Sono cancelli grotteschi con sbarre avvitate a spirale, intersecate tra loro a formare disegni barocchi, sbarre di vetro, incapaci di resistere a chi con decisione decidesse di irrompere e frantumare.
Mi sono trovato spesso davanti ad un cancello e la maggior parte delle volte non ho mai potuto stabilire se fosse un ostacolo che qualcuno mi sbatteva in faccia, o se l’avessi costruito io.
Non ho mai trovato la chiave, per quanto cercassi, per quanto chiedessi.
Siamo guardiani ostinati, abbiamo sbarre verniciate di fresco, perimetri che con decisione teniamo ben delineati, spazi inviolabili, cieli chiusi, occhi bendati e un sorriso sempre pronto, al di qua della grata.
 

8 thoughts on “Chiuso per lavori”

  1. Ogni cancello è solo un momento di riflessione, di stasi, per avere il coraggio di guardarsi dentro…
    Lo creiamo e lo chiudiamo perchè non ci sentiamo pronti, perchè abbiamo ancora da capire, oppure perchè dobbiamo procedere senza distrazioni per la nostra strada…
    Un cancello chiude dentro…ed esclude fuori… delimita…dà un senso d’identità maggiore a discapito
    della comprensione olistica…
    Ma è solo una tratto del percorso…e come tale va rispettato e amato…come domani si ameranno gli ampi spazi quando sarà giunto il momento di oltrepassarlo, questo cancello…
    Ogni cancello è un tempo che segna il passaggio da un territorio ad un altro…da una dimensione interiore ad un altra…

    «Per ogni cosa c’è una stagione, un tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
    C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
    un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
    Un tempo per uccidere e un tempo per sanare le ferite,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire.
    Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
    un tempo per gemere e un tempo per danzare.
    Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
    un tempo per abbracciare
    e un tempo per astenersi dagli abbracci.
    Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
    un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
    Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
    un tempo per tacere e un tempo per parlare.
    Un tempo per amare e un tempo per odiare,
    un tempo per la guerra e un tempo per la pace».

    Sono i versi del sapiente Qohelet, citati nella Bibbia…
    Non sono religiosa…non nel senso extraterreno…quindi riconosco in questi versi ‘poetici’ l’intima saggezza umana…quella meravigliosa essenza che avanza nel nulla di un cerchio…
    Te li regalo… incidili sulla chiave che aprirà il tuo cancello.
    Ciao, Cristina 🙂

  2. è stato bello trovarti nel mio cielo…

    e arrivare qui…

    dal “poeta e mascalzone” 🙂

    due belle anime…

    Dopo il cielo, ti lascio un pò del mare che mi ha accompagnata per tutto il viaggio…senza lasciarmi mai…

  3. Guai se non ci fossero cancelli
    Anche io ho il mio e a dirla tutta non ho poi tanta voglia di aprirlo. Ci sono parti di noi che appartengono solo a noi e tenerle un pò protette è quasi inevitabile.
    Ciao
    Vera

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