Ventimila leghe sopra i mari

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Riconosco la mia voce, che mi chiama da oltre un muro. Magari sto sognando, ma è davvero la mia voce. Non capisco le parole, per troppi anni ho coltivato una sordità selettiva. Ma il suono, lo riconosco. La mia voce, come è possibile?
Mi guardo intorno, per capire se altri hanno sentito. Ma le facce si muovono veloci intorno a me, galleggiando neutre a mezz’aria, quasi non avessero un corpo che le porti a spasso. Nella loro stolida neutralità sembra si rendano impermeabili al mio sguardo. Ma un corpo ce l’hanno, le osservo mentre si muovono a scatti nella visione periferica. Quando le inquadro per bene acquistano una naturale fluidità di movimenti, come se soltanto la mia attenzione le rendesse reali. Ma come riconosco la mia voce, così anche ogni faccia che attraversa il mio cammino. Cerco di non farci caso, ma non posso evitare di notarle, mentre mi passano davanti.
E’ un sogno, non ci sono altre spiegazioni.
La mia voce si è dispersa da qualche parte, oltre il muro. La pantomima prosegue, continuo ad incrociare visi che conosco, di alcuni mi ricordo bene, per altri invece devo fare uno sforzo ad evocare suoni, tempi, luoghi. Ogni viso che mi trascolora di fronte lascia una scia di emozione, apre lo squarcio di un tempo che pensavo perduto ma che vedo, adesso, far parte di un fardello portato a spasso per anni.
Quel viso che avanza dal fondo della via, credevo di averlo dimenticato. Lo avevo relegato al semplice ruolo di comparsa nell’azione scenica, fittizia, di un gesto scivolato via senza apparente importanza. Il bacio rubato nell’androne semibuio di un palazzo chiuso nelle ombre di una notte. Il giallo di una lampadina cruda dell’assenza di un paralume, oltre la curva delle scale che portano in case sconosciute.
Adesso c’è una folla intorno a me. Vorrei distogliere lo sguardo, ma la mia voce torna a farsi sentire, invitandomi all’attenzione. A quanto pare, vuole che viva fino in fondo questo sogno.
Allora guardo, e nel guardare vengo assalito da mille mani che carezzano i miei capelli, prima di perdersi lontano. Le riconosco, mi danno i brividi. Ricordo bene quante ne ho allontanate, con forzata noncuranza, non prima di averle fortemente desiderate. Ogni mano appartiene ad un giorno archiviato nella memoria per essere dimenticato. Relegato a far parte di un’altra storia, quasi non fosse la mia. Come non fosse la mia.
Non capisco il senso di questo trafficare, non mi spiego il motivo di questa sfilata che appartiene a un passato perduto. Forse il senso sta nell’infinita tristezza che provo nel rendermi conto di quanta poca importanza io abbia dato a tutti i volti che hanno sfilato nelle strade della mia vita. Alcuni di questi visi li ho amati, ma quando si sono nascosti dietro un angolo, scomparendo alla mia vista, ho fatto in fretta a dimenticarli. Ho provato sollievo nel vederli allontanare.
Perché io avevo una grande avventura da vivere, mari immensi da attraversare, giorni da scartare come cioccolatini, albe da ammirare nel freddo di fiordi incantati, sulla tolda di una nave che non ha mai lasciato il molo. Attaccata alla banchina come una sanguisuga alla sua rapa.
Nella cadenza monotona dei giorni, poi, ho dimenticato.
Ed ora queste facce che si intrufolano a fare confusione. Fisionomie dolci, occhi penetranti che scavano il mio volto a chiedere qualcosa che non posso dare, che forse non ho mai saputo. E questa voce che riconosco mia, mi invita a voltare l’angolo per cercare un cancello che non saprei spingere, o tirare.
Se chiudo gli occhi posso vederlo, il mio mare. Mille e mille leghe intessute di onde.
Ed io, li chiudo.

11 thoughts on “Ventimila leghe sopra i mari”

  1. OHHH! finalmente chiacchiericci un pochino! :-))))
    Come ci leghiamo? ma è chiaro.
    Tu sproloqui e io ti sproloquio appresso. Guarda, come sproloquio appresso a te, a nessuno mai! Direbbe Muccino.
    Ma ti ricordi quel pezzo che facemmo sull’onda del film “I Debuttanti” ricordo bene? Ma è mai uscito?
    Mi schiattai dal ridere

  2. no, era “I dilettanti” . Ricordi? fui invitata alla prima a Roma e te lo scrissi perchè c’era Livorno.
    Veramente carino quel film, anche a distanza di tempo. Non ti ho mai chiesto se poi lo hai visto 🙂

  3. Max, hai ragione, solo i primi tre capitoli sono scaricabili!!! ;D
    Ho fatto una gaffe, ma ora correggo.

    Ho dato un piccola occhiata al tuo bellissimo blog… e mi sono persa a leggere della tua avventura a Santiago! Sono anni che preparo la mia mente ad affrontare questa avventura…

    leggere le tue parole mi ha riempito cuore ed anima! Sono davvero incantata, lo ammetto!

    Un abbraccio
    Namastè!
    SitaRam

  4. Tutti hanno in sé capacità meravigliose per
    costruire la pace.
    Ciascuno deve trovare in sé la sorgente dell’amore,
    il che significa trovare il positivo negli altri,
    rispettarli per quello che sono.

  5. Max, ma lo sai che invece il libro lo puoi scaricare tutto tutto!? Solo che ti arriverà a capitoli, direttamente nella mail box!

    Meglio così, non credi!?
    Leggilo, è davvero un bellissimo libro e sono davvero felice che l’Universo lo regali così!

    Namastè!
    SitaRam

  6. mi vengono le lacrime, giuro..
    è leggendo blog come il tuo che mi passa la voglia di scrivere uno mio. perchè sono così vicini alla perfezione che ti lasciano senza parole.
    ora penso che me lo leggerò da cima a fondo.
    cmq per parigi parto il 20 dicembre!

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