Cammino per strada cercando di mantenere una postura eretta nonostante i continui capogiri e la sensazione che dal corpo fugga via tutta l’energia, scorrendo furiosamente verso il basso. Una sensazione di morte imminente. La paura si stringe violenta intorno al buco del culo; un tenace anello chiuso, attraverso il quale niente può passare. La tensione coinvolge la spina dorsale costringendola a raddrizzarsi e di conseguenza le spalle si estendono in fuori. La tentazione sarebbe quella di camminare curvo, gli occhi fissi a terra, perché l’orizzonte mi procura un senso di vertigine, ma non ci riesco. Devo stare eretto, guardando verso il vuoto con gli occhi sbarrati. Le gambe sono rigide, però io continuo a camminare, come deponendo in questo gesto la speranza di poter allontanare il baratro verso il quale mi sto dirigendo.
Dentro di me una voce urla furiosa. Mi dice che non ci lasceremo ricacciare indietro. E’ indispensabile raggiungere la meta prefissata, prima di concederci il lusso di tornare a casa. Ma in quanti siamo?
Provo potente il desiderio di appoggiarmi ad un muro, nella via trafficata, e mi impongo di non farlo. Attirare in questo modo l’attenzione degli altri equivarrebbe ad ammettere che qualcosa non va per il verso giusto. Che ho bisogno di attenzione e di cure. Preferisco evitare. Non mi caccerà indietro.
Continuo a camminare, e se non posso guardare in basso provo a distrarmi guardando intorno.
Nelle prime ombre della sera i negozi sono illuminati. Luci fredde che sbalzano i colori degli oggetti esposti, a ferire gli occhi. Libri. Dolciumi. Capi di abbigliamento.
Incrocio sguardi che scivolano su di me senza vedermi, prima di posarsi interessati e attenti sull’ultimo cd della band in voga, sul bambino che trotterella due passi avanti, sul culo inguainato a bassa vita della tizia alta e slanciata.
Non dovrei essere qui, in questo momento. Non vorrei essere qui.
Inizio ad intravedere la linea piatta dell’orizzonte, frastagliata da una quantità imprecisata di alberi da vela che si muovono ondeggiando al ritmo della marea, poco sotto. Le nuvole basse, l’ultima striscia aranciata di un sole che muore ogni giorno, nascondendosi.
Una luce rossa mi impone di fermarmi, un fiume di metallo si impenna all’improvviso di fronte a me. Poi prende a scivolare lento. Io resisto in piedi, col fiato spezzato dalla paura.
Quando si accende il sorriso verde sono l’ultimo a mettermi in movimento. Raggiungo la sponda del molo, mi siedo sopra una bitta, accendo una sigaretta. Il peggio è passato. Adesso, basta volerlo, potrò tornare a casa con un semplice e rassicurante senso di leggero sbandamento. Una slavatura nella vernice.
Le onde battono leggere sulla parete che scende a picco nell’acqua, contentandosi di raggiungere la linea di bagnato già marcata sulla pietra chiara. Onde gentili. La sera scende veloce a mascherare questo distacco tra materia, solida e liquida.
Queste pietre serrate l’una all’altra resistono al battere cadenzato delle maree da decine di anni, mi chiedo come facciano a sopportare il costante ritmo dell’onda che colpisce e arretra per colpire ancora. Senza crollare.
Un giorno dopo l’altro. Ogni giorno è la replica del precedente e la matrice del successivo.
Guardo il mio volto spezzettato e ricomposto sulla superficie dell’acqua in movimento, poi guardo verso l’orizzonte.
Ho bisogno di un mare in tempesta, di onde minacciose che mi portino veloce verso l’alto per lasciarmi poi ricadere, una danza vorticosa che costringa le sinapsi del mio cervello a liquefarsi per poi di nuovo aggregarsi in forme diverse dalle consuete, in schemi insoliti e dissimili dalla trama delle mie ordinarie emozioni.
Voglio un vento cattivo al quale resistere ad ali spiegate, per saggiare la forza e la tenacia del mio radicamento. Piegato in avanti a sfidare e tagliare le raffiche con la punta del naso, quale polena che indichi verso un nuovo mondo.
Chiedo una pioggia fredda che scivoli lungo la schiena per battersi con il serpente che si avvolge in tre spire, costringendolo a mutare pelle e risvegliando il calore per spingerlo poi a salire attraverso la colonna vertebrale, a nutrire il fiore.
Sole che secchi la terra del sentiero sul quale cammino, onde di calore nell’aria a mascherare le forme, rendendole liquide come lingue di fiamma che si muovono sinuose e veloci verso il cielo. Miraggi da scoprire concreti o illusori soltanto all’arrivo.
Un mare di neve da attraversare a piedi nudi.
E lungo il cammino lascerò cadere l’armatura che mi impedisce di muovermi agile e leggero, baratterò gli scarponi da montagna con calzature più leggere, mi siederò di fronte al fuoco di chi mi offra accoglienza, ascoltando il racconto di mille vite, e imparando la mia, la racconterò ospitando presso il mio fuoco chi abbia voglia e bisogno di fermarsi, di scaldarsi.
Schiverò con un sorriso beffardo il vento che passa veloce lungo la via, evitando di lasciarmi toccare.
E brucerò il magazzino dei giorni sempre uguali, che visto uno ne hai visti tutti, le mappe dei sentieri percorsi in affanno e in paura. Cattivo quando sarà necessario esserlo, veloce quando i tempi lo richiederanno.
Eviterò i familiari pensieri, ai quali il mio corpo reagisce con nausea e disgusto, mostrandomi il precipizio di una quotidianità che mi attira a cadere in una vertigine senza fine.
Una musica nuova nasce dal fondo dell’anima, un canto di guerra che devo accogliere e fare mio per vivere il sole e il vento e cercare e sfidare la burrasca. Perché la vita è una battaglia nella quale non si può stare al margine, non si può scriverne guardandola da fuori.
Spengo la sigaretta pensando come al solito che sarà l’ultima.
Dovrò ritrovare il fiato per correre di nuovo sul lungomare, lungo la linea di un tramonto che mi accolga, spingendomi ad andare sempre più veloce.
Mi incammino verso casa con soltanto un accenno di incertezza nei miei passi, ma un sorriso nuovo per luci e vetrine e persone.
Sto tornando.

eh, si!! visto che non mi viene nulla da scrivere mi sa che ricomincio a sfruttare il leggerti che da sempre mi stimola a continuare sulle riflessioni..
Tanto, a te non dispiace, no? 🙂
…per niente, Mara. :0)
Molto bello, caro Max!
Come sempre.
Sai, caro Maxweb, secondo me in ogni libro puoi ritrovare cose a te utili e altre, che lasciano il tempo che trovano. Oltretutto anche questo metro di giudizio può cambiare molto, dipendendo dal momento in cui leggi il libro. Noi cambiamo continuamente, e con noi le cose che hanno o meno rilevanza.
Se capiterà, mi racconterai la tua opinione. Mi farà piacere!
Namastè!
SitaRam
🙂 grazie. la pazienza calma e rallenta i pensieri. è una forma d’interazione con la natura, dai vita a ciò che sembra morto *
Una vita spericolata? :-)))
Bello il pezzo, davvero…ora me lo rileggo!
bello. belle le tue riflessioni contro il buio…sul contrasto tra la materia liquida e solida, bello il desiderio di essere polena contro le tempeste…mi ci ritrovo. anche se è nei giorni tutti uguali che si è eroici…
ali
è perchè a volte sembra molto più difficile resistere al lento e cadenzato sbattere delle onde non violente dell’acqua del porto che non al mare in tempesta e alla bufera di vento, perchè queste sanno di vita, di adrenalina, di reazione e passione, mentre le prime hanno il sapore della monotonia e della noia, molto più difficili da fronteggiare … però a volte, in un caso e nell’altro, per me sapere di poter fare un passo dopo l’altro e dimostrare a me stessa di essere in grado di fare il passo successivo, comunque, mi dà gioia … bello quello che scrivi …
Grazie della visita. Anch’io leggerò con calma.
Carolina
molto buono. tu dici che non ti attira la poesia, ed è un peccato: magari un giorno ci proverai e penserai che avevo ragione 🙂
bello… un cammino doloroso e intenso. e grazie della visita, max! a presto.
La sera scende veloce a mascherare questo distacco tra materia, solida e liquida.
Queste pietre serrate l’una all’altra resistono al battere cadenzato delle maree da decine di anni, mi chiedo come facciano a sopportare il costante ritmo dell’onda che colpisce e arretra per colpire ancora. Senza crollare.
molto bello
ciao max, ho letto un po’ di post in qua e là , belli scrivi molto bene, tornerò a leggerti con calma…
una considerazione: parli spesso del tuo “buco del culo”, nel senso che a distanza di qualche post torna a troneggiare per meglio esprimere paura, esibizionismo etc(poi non sn andata avanti)..
hai mai considerato quanta importanza potesse avere per te?
non ti sto prendendo in giro…giuro…
la mia considerazione è seria…
saprai che l’intestino è il secondo organo con più terminazioni nervose dopo il cervello e di conseguenza il suddetto ne è un’appendice come il cervelletto sta al cervello…
Dovresti prendertene cura, probabilmente è anche un tuo punto debole o cruciale…
giuro che il discorso vuol essere serio
bacio!!
ahahah
metto in crisi voi due vuoi dire?
mi fa piacere tu l’abbia presa bene 🙂
avevo timore che la prendessi come una presa per il c… appunto…
invece …
chapeu
…accidenti mi metti in crisi! Io credevo di parlare del buco di altri… il mio, dici?
dai… mi cancelli tuo commento mentre ti sto rispondendo…
pensavo di avere le allucinazioni…
…volevo solo estendere il concetto… pardon.
si del tuo..
chi li scrive i post sul tuo blog?
o lo consideri un’entità a sè??
🙂
…madonna… mica ci dormo, stanotte! :0(
si ma adesso il mio commento sembra una presa in giro, avedo cancellato la tua risposta…
e non è nelle mie intenzioni…
Non l’ho cancellata: l’ho ripresa, espandendola. Vai tranquilla, lo so che non mi prendi per il culo. Ops, ancora!
dai…sei simpaticissimo…
scusa se mi sono permessa…
ma mi pareva carino fartelo notare…
può sempre tornarti utile
o no??
🙂
…vedremo… :0(
cmq il post è bellissimo…
posso chiederti se quello che vuoi è la passione che ti sconvolge la vita?
pardon…che ti sconvoolga la vita…
odio chi non usa i congiuntivi…
Brava, quella. E non solo. Alcune cose che ho dimenticato per strada, anche. Comunque, grazie: per il complimento e anche perché è la prima volta che la mia finestra commenti somiglia ad una chat…
sei tu che sei velocissimo nel rispondere…
anni fa io invocavo quella passione che ho sentito invocare da te…
l’ho avuta!!
mi sono fatta malissimo, la passione è distruttiva Sempre, è un fuoco indomabile…
ed ora se mi chiedi se la vorrei riprovare ti direi di NOOO!
preferirei di gran lunga un amore pacato…
troppe chiacchiere ed io effettivamente posso dare l’idea di una un po’ matta..
ma non lo sn del tutto ( un po’ si…)
sn solo stanca e mi va di ridere…
ora vado a cena
grazie per le belle chiacchiere
…beh, mi trovavo per caso a passare da queste parti… ho pensato che fosse carino rispondere…
Ci sono tanti tipi di passione, non solo quella per un’altra persona.
Buon appetito, a presto.
sentire senza filtro
tutto sulla pelle, diretto e forte
magna charta)
(tutti i commenti nel mio blog sono sempre ben accetti,ciao max , un abbraccio^_-)
E’ molto bello, lo rileggero con calma.
Un caro saluto Lucia
🙂 sto scrivendo…
La notte è passata . La lunga notte della veglia dove ho guardato te, viso accanto a viso, corpo accanto a corpo. Non sei un sogno, ti tocco, sento caldo il respiro e completo l’abbandono.
Voglio raccontarti come sei , quando dormi, tu non puoi vederti.
Sorridi, sorridi sereno, sorridi come se avessi vistola tua prima stella cadente, la prima volta il mare, il primo pupazzo di neve.
Felice, felice di esserci, felice di viverti, appagato dalle piccole cose di ogni giorno, da quei piccoli miracoli che fa chi ti tiene una porta aperta, ti lascia passare alla cassa, ti dà la precedenza.
Contento, contento di esserci, di essere di nuovo, di aver preso solo ferie da te stesso, sapendo che saresti tornato con le mani piene di doni ricchi, colorati dalla generosità, regalati senza ritorni.
Poi ti sei mosso, ti sei scoperto, avevi caldo, forse eri in un deserto.
Allora ti ho coperto e tu hai affondato la testa nel cuscino, forse in un mare di pesci tropicali che ti accarezzavano le gambe e le braccia e si facevano sfiorare dal tuo tocco leggero, senza paura.
E ora le prime luci feriscono le imposte e i miei occhi stanchi. E io potrei scrivere ancora di te e dei tuoi sogni , per sempre, fino alla nostra eternità.
Ma è il tuo giorno, oggi , e ti vedrai in uno specchio nuovo . Tu. E me , che sono te.
Oh! non sono mille, ma non è un sito di scrittura, altrimenti come mi leghi? :-))))))
Toh! …e se ti lego, poi chi mi copre, la notte?
(mi è piaciuto questo tuo intervento, e tanto)
Bacio