La vita, adesso

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Improvvisamente libera, la cordicella di un palloncino frusta l’aria come impazzita nella violenta ascesa verso il cielo contrastata da un forte vento che la strapazza e sembrerebbe volerla riportare in basso, forse verso la mano del bambino tesa nel pianto disperato. Il sorriso e le carezze della madre non rincuorano la perdita del soffio di aria più leggera. Il palloncino danza nell’aria chiara sballottato quasi libero ma preda degli elementi che lo costringono e guidano. Per il momento, soltanto verso l’alto è il suo destino.
Vorrei dire a quel bambino che avrà altri palloncini e mani più salde per trattenerli, ma nel tempo in cui ho seguito la scia di un volo disordinato la madre già lo ha sottratto al mondo, e il suo piccolo viso dietro un vetro, che ancora cerca, è ormai preda e parte del flusso di traffico pomeridiano sul lungomare.
Cammino pensando che dove adesso il mare batte sul cemento c’era un giorno una spiaggia, divorata negli anni dalle onde fameliche. Spazi erosi come vuoti dell’anima. La sabbia che tratteneva il calore del sole è diventata acqua scintillante: dove prima potevo passeggiare, oggi mi bagnerei i piedi. Ma questo modificarsi è stato il frutto di un evento naturale, il mare gioca gioioso e placido negli spazi conquistati, dove piccoli pesci saettano inafferrabili, felici del calore dei bassi fondali. Le profondità poco oltre sono ignote e inesplorate, di tanto più fredde quanto insondabili e lontane.
Terribili di morte sicura.
La mia città è una donna giovane e sbarazzina che dispiega il suo sorriso verso il mare. Cammino sul vialetto di terra battuta parallelo alla linea dell’orizzonte. Mi si avvicinano e mi raggiungono e scorrono volti lieti o pensosi, come forse il mio, e coppiette abbracciate tra mani e corpi e occhi, e poi altri corpi snelli proiettati in corse leggere e veloci, saette di colore e sorrisi e fiato ritmato.
Una ragazza seduta su una panchina fronteggia la calda luce del sole schermata dalla copertina di un libro. Un uomo in bicicletta le passa rapido davanti. Quello svelto movimento le fa alzare gli occhi, poi mi guarda e sorride. Sì lo so: dovrei chiederlo, per conoscere il titolo del libro. Lo so che mi hai letto addosso la muta domanda ma facciamo che resti un mistero. Oltre una domanda non saprei, e lo spazio tra noi verrebbe eroso da un senso di vuoto e di distanza e poi colmato dall’imbarazzo di una timida ritirata.
Più avanti incontrerò un piccolo molo al quale sono ormeggiate barche dalle vele ripiegate, silenziose come gabbiani addormentati, le punte degli alberi snelli a disegnare semicerchi contro il cielo sgombro di nubi.
Ci sono giardinetti con scivoli e altalene, panchine all’ombra di alberi contorti dal vento, chioschi di bibite e dolciumi.
Ci sono stabilimenti balneari ancora raggomitolati nell’inverno ma pronti ad esplodere nei colori dei tetti delle cabine e dei teloni posti a riparo di tavoli disordinati sulla spianata di fronte al bar.
Un bambino che saetta aggrappato a una minuscola bicicletta, inseguito dal padre volenteroso ma affannato, e la madre che a distanza esorta e grida e poi si volta a sorridere della confidenza verso l’amica che le passeggia a fianco.
Voli di pallone pericolosamente lanciati verso il mare, pattini che disegnano spire sempre più strette e veloci, e c’è chi cade e si rialza col ginocchio sbucciato che verrà pulito con un fazzoletto e saliva.
Ci sono spazi di luce e righe di sole attraverso le cancellate, alte siepi che riparano dal vento e schermano baci silenziosi, impronte di piedi sulla spiaggia, un paio di scarpe dietro a un muretto e poco distante lo svolazzare di un foulard, gambe e spalle nude a catturare il primo sole prima dell’estate, occhiali da sole a mascherare sguardi, giubbetti allacciati ai fianchi e mani piene di gelato.
C’è il sapore del mare portato alle labbra dal vento fresco e ci sono i colori, le vibrazioni e i suoni delle corse e dei richiami, delle risa e dei rimproveri, dei passi sul selciato e del mare che batte calmo contro il molo.
Ci sono i suoni. Ci sono i colori. Ci sono i sapori.
Ma noi, no.

18 thoughts on “La vita, adesso

  1. Tante bellissime fotografie che catturano via via una miriade di emozioni diverse.
    Non mi aspettavo quel finale, però.
    Ed il contrasto è netto tra la tristezza finale e le immagini liete che scorrevano prima.
    Bella, bellissima pagina di scrittura e di anima!

  2. E’ un vero e proprio quadro dipinto con le parole… Un crescendo di fotogrammi solari e sereni che fanno presagire la tristezza della fine… Non so perchè, ma l’avevo immaginata!
    Un buon sabato.
    Ciao

  3. ci stavo dentro alla tua città, leggendo il post, ci stavo dentro e mi piaceva quello che vedevo.Amo le città di mare, i luoghi di mare, il mare. Io credo che tu ci sia invece, perchè è il tuo cuore che c’è in questa città.

  4. Improvvisamente libera
    frusta l’aria
    / cordicella di palloncino /
    come impazzita
    nella violenta ascesa
    verso il cielo
    da vento contrastata
    strapazzata
    nel pianto disperato
    di un bambino.

    Perdita del soffio
    di aria più leggera
    forse verso la mano
    o verso l’alto
    il suo destino.

    anche se il pareggio mi rode te la posto pure qui.
    scritta con le tue parole, a beneficio del pubblico.
    E ripeto che interpreto quella mancanza come fisica, laddove la presenza sentimentale rimane la cosa più importante e c’è 🙂

  5. ..riuscire a catturare “l’intorno” non è cosa da poco, non lo è mai, riuscirne a sfiorare il suo pallido volo, lo è ancora meno.

    come quello spago legato al palloncino, che si fa portare là in alto, lui piccolo spago che fino ad allora non aveva mai visto il mondo dall’alto..e anche lui, non può che innamorarsene…e spera di non dover più tornare giù..

    chissà..forse si “fermerà” da qualche parte..là in alto..
    chissà: forse..

    m.

  6. una pagina di grande spessore…colori, profumi, suoni flash fermati, come scatti di fotografia che emozionano perchè rianimate dalle tue parole e poi…il finale!
    bravissimo

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