Come eravamo

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1987 Odeoncabaretcinemà from MaxWeb on Vimeo.

 
Sono moltissime le arti che confluiscono in uno spettacolo teatrale, ma la soddisfazione più grande, l’emozione più intensa, a mio gusto, la provi quando vieni chiamato a gestire il parco luci di una messa in scena.
Una scenografia di plastica e legno, tela e vetroresina, diviene un castello misterioso e incantato quando le getti addosso la luce giusta. Un volto balza agli occhi nella sua espressione più vera, intensa e affascinante se la luce lo illumina con l’inclinazione adatta. Soprattutto quando si tratta di un volto cattivo, dall’espressione spietata, perché la luce non ha eguali nell’evidenziare e sottolineare il male.
La luce crea. La luce è energia, senza la luce non esisterebbe nulla. La luce è l’attività dell’universo, e pure noi siamo fatti di luce.
La luce rivela l’oggetto misterioso che nell’angolo del palco non avevi individuato, o la persona nascosta nell’ombra, e tutto diviene chiaro. La tensione che ti attanagliava si risolve un fascio di luce che illumina qualcosa. La verità si rivela; la verità è fare luce.
L’arte è anche una questione di tecnica, e quindi l’ambiente che puoi creare dipende dai punti luce di cui disponi, ma quando hai mezzi sufficienti puoi forgiare mille mondi e mille situazioni sopra un singolo palcoscenico.
Un bosco magico nelle prime luci dell’alba, ma anche freddo e minaccioso e quasi ostile nella diafana luce azzurrata che sembra provenire da una fonte misteriosa. Ti aspetti ne esca un cavaliere umido di brina, con la spada in mano, in attesa della luce che in seguito definendolo ne chiarisca il ruolo e l’inclinazione. E i gesti.
Non si può compiere un gesto al buio.
Ho fatto tramontare il sole, poi ho creato una falce di luna e ne ho proiettato i raggi di un blu intenso all’interno di una stanza dalla finestra aperta. Ho atteso che una mano iniziasse il percorso che l’avrebbe portata a sfiorare una guancia e poi ho diffuso con lentezza esasperante il rosso della passione sopra un letto che prima non si vedeva, e quando le cose si sono messe al peggio l’ho irrorato del freddo azzurro della distanza.
Dentro un cerchio stava la pantomima di un giullare seguito nelle sue acrobazie con precisione puntigliosa quasi si muovesse all’interno di una bolla di luce.
Risultava morbido e improvviso lo stendersi a mezz’aria di una tovaglia prima che venisse posata sopra un tavolo, lo sbattere di ali d’angelo prima di diventare un oggetto.
Si può mimare un gruppo di candele, assecondandone la danza.
E anche se tutto questo appartiene al passato è piacevole a volte ricordarsi di quando il teatro era uno spettacolo che nasceva e moriva in una notte per rinascere e ancora morire la notte successiva. Sempre nuovo e diverso nel suo ripetersi, irripetibile nel suo rinnovarsi ogni volta.
In uno spettacolo teatrale confluiscono le capacità e il sentimento di molte mani e molte voci. Ognuno cerca di dare il meglio di sé, esprimendo al massimo grado possibile la propria emozione, mettendo in gioco tutto se stesso. Ed ogni gesto, ogni più piccola attenzione al senso delle cose, ogni leggero sussulto dell’anima viene mostrato e messo in campo perché arrivi e sia visto da qualcuno.
Il teatro è un tentativo di sedurre singolarmente ogni persona del pubblico. Richiede lo stesso impegno necessario a persuadere dell’intensità del proprio amore. E’ l’offerta di tutto ciò che di più bello si possiede.
Il teatro è una forma di amore. E l’amore uccide.

20 thoughts on “Come eravamo

  1. ..è un mostrarsi in quel dentro che parla un’altra lingua, quella che forse si tiene un poco più a freno..

    ma solo per un poco..

    è un dono prezioso, quello che ci hai fatto..

    grazie max.

    m.

  2. eheheheh ” ha da nasce” quello che mi frega..concosco Metropolis a memoria E QUINDI leggo tutto con una chiave mia, personale, che è il contrario della frase finale.
    Ma uno così esperto di luci, come sembri, come le dispone dentro casa? E’ una domanda seria, ne sono sinceramente incuriosita.

  3. No…Forse l’amore uccide, può capitare. Ma non c’è che l’amore per avere un’idea di cosa può essere la vita. Quanto al teatro, concordo, è una forma dell’amore. Ho visto recentemente “Anna Karenina”. Scenografia scarna…ma quale intensità espressiva nei gesti, nella fisicità degli attori…riempivano la scena con un’espressione del viso, un gesto della bocca, il muoversi di una mano. E le luci…sempre in sintonia con ciò che si muove nell’anima del personaggio. Ma la cosa che in questo spettacolo ho trovato geniale sonostati i rumori….roba da farti sentire l’anima dello spazio scenico in due minuti…Insomma,magari l’amore uccide…il teatro no…mai.Se si tratta di buon teatro rimane una delle migliori rappresentazioni dell’amore e quindi della vita.

  4. Il teatro è vita nella vita… Mi piace andarci peccato che spesso non trovo compagnia…
    E l’amore, si uccide ma poi ti fa rinascere ancora e ancora e ancora….
    Ciao

  5. Max i tuoi post sono sempre bellissimi. E’ raro leggerne di così belli e puliti, hai un vero talento. Credo che la prossima volta che andrò a teatro guarderò le luci che accarezzano la scena in modo diverso.

  6. il teatro è una forma d’amore,sono d’accordo.ed è una strana coincidenza che il tuo passaggio mi abbia portato a queste parole…
    ma sai che non è male questo posto? complimenti ricambiati…

  7. Eri un coreografo luci? Bellissimo, anche mia cugina in Brasile, è pure famosetta. 🙂

    L’amore è un cane che viene dall’inferno, dice Bukowsky, e non sbaglia. L’amore uccide ma a volte è bello morire d’amore…

  8. una vera dichiarazione d’amore .. e chi sa amare così una qualsiasi delle sue passioni sicuramente soffre, ma ha anche la fortuna di vivere le cose con un’intensità a molti sconosciuta.

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