
Da quella finestra, la luce dorata del sole al tramonto chiarisce i contorni del territorio.
Noi entriamo nella stanza da direzioni opposte, ma da questo istante il cammino che ci attende è uno solo. Con sguardi circolari esaminiamo l’ambiente intorno a noi, e il letto colorato da sfumature dorate balza subito agli occhi.
Ci bastano due passi per arrivare al centro della stanza; con movimenti fluidi, li eseguiamo.
Adesso ci fronteggiamo.
Il punto di forza sta nel baricentro, esattamente in quella zona risiede la capacità di restare in piedi.
Le tue mani si alzano lungo il corpo, col dorso rivolto verso l’alto. Le mie mani seguono le tue.
Eseguendo insieme lo stesso movimento, tu arrivi al primo bottone della camicia, io afferro dal basso la mia maglia ed eseguendo un breve inchino in avanti, la sfilo. Con un gesto di rotazione delle spalle, la tua camicia cade a terra. E’ come un tonfo.
Possiamo eseguire ogni movimento continuando a guardarci negli occhi.
Le tue mani si portano sull’anca sinistra, che curvi leggera verso l’esterno; mentre con una mano agganci l’orlo della gonna, l’altra percorre il tratto della cerniera, che scivola silenziosa. E’ lento, il tuo movimento.
Io sciolgo ogni bottone dei miei pantaloni dal proprio abbraccio chiuso. I miei gesti sono sicuri, misurati.
La luce tenue rende soffusa la tua pelle ed il tuo sguardo. Senza bisogno di controllare, sono certo di essere avvolto nello stesso calmo fulgore.
Le nostre mani sono pronte ad incontrarsi.
“Ai”. Questa parola significa armonia, amore.
Le nostre mani si alzano lentamente, sfiorandosi per un breve tratto, lungo il viaggio che ci porterà ad incontrarci.
Con un movimento privo di sforzo poggio i palmi contro il tuo seno. La mia spinta non tende a sbilanciarti, e basta un lieve aumento della centratura, un breve respiro profondo di radicamento a terra, perché tu riesca mantenerti in piedi.
Le tue mani salgono a raccogliere il mio viso, come un terreno dolce dove la mia acqua possa riposare. La tua stretta non è imperiosa, consente all’energia dei miei occhi di raggiungere il tuo volto.
Fino ad ora, i movimenti eseguiti non hanno nessuna parvenza di attacco, tuttavia imprimono un ritmo dinamico e potente al nostro respiro.
Il passo che ancora ci separa viene compiuto, da entrambi.
La qualità dell’energia che vibra nel nostro respiro cresce, ma lo spirito che la controlla riesce ancora a tenerla a bada. Non è difficile, del resto: ad ogni inspirazione ne succede una naturale espirazione, un movimento distribuito in un cerchio perfetto che spinge la mia aria verso di te e porta la tua aria alla mia bocca. Le particelle del tuo respiro forniscono energia, rinfrancano e rasserenano. Il mio soffio percorre il tuo corpo attivando ogni cellula, fino al profondo del cuore.
“Ki”, sta ad indicare l’energia, lo spirito.
Come seguendo il ritmo di una musica lenta, i nostri corpi si avvitano a spirale, formano nodi che si sciolgono con naturalezza, per giungere a ricomporsi in forme diverse.
Nelle tue mani divento una lancia.
Le mie mani scavalcano leggere le tue spalle, e non incontrano ostacoli. Scivolano senza ansia sulle dorsali del tuo corpo, esplorano le gole e gli anfratti; vagano come il vento lungo le pianure.
Il movimento che ci porta a cadere sul letto è naturale quanto quello della piuma che si posa leggera a terra dopo aver compiuto un arco di cielo. La posizione nasce spontanea, non ne esiste un’altra che la possa sostituire. Dove cadiamo, restiamo. Come la pietra, che non ha bisogno di mettersi comoda, per stendersi sul terreno.
Nei movimenti con i quali ci avvolgiamo non c’è desiderio di sopraffazione. Sono circoli e capriole dell’anima. Quando ti sono sopra tu ti poni ad accogliermi e i gesti sono liquidi per adattarsi alla forma. E’ un solo spostamento del pensiero che mi porta sotto di te. Poi lo spazio viene contratto da un singolo gesto, ed io mi trovo alle tue spalle per un istante che sembra eterno. Subito dopo ti sono davanti.
I nostri eserciti ancora non si sono scontrati. Ma non ci sarà una battaglia. Con delicatezza individuiamo i rispettivi punti deboli, rafforzandoli a vicenda.
Non è necessaria una linea di difesa, con un sorriso abbattiamo le palizzate inutili.
Ci muoviamo col rispetto dovuto all’avversario che non si può battere. E neanche contrastare.
Cingiamo d’assedio le mura, lasciando al contempo ampi spazi per la fuga.
Tendiamo agguati nei quali veniamo sopraffatti, usando la forza non per aggredire, né per ferire, ma per indicare e sottolineare il percorso della cedevolezza.
Il pieno cede al vuoto diventando vuoto esso stesso, per tornare pieno, cedendo.
Quando avanzi, io mi ritiro per creare uno spazio che tu possa fare tuo.
Quando avanzo, tu avvolgi per lasciar scorrere.
La battaglia procede all’inverso, dove l’avversario viene accolto con la forza e l’impeto del proprio procedere, e questa forza viene portata lungo un movimento circolare, per essere restituita.
Faccio mia la forza che opponi, assecondo la sua spinta e la utilizzo per spingere a mia volta.
Ruotiamo leggeri sull’equilibrio del baricentro e l’energia che dal cielo scende verso la terra si mescola all’energia che dalla terra sale verso il cielo. Si compenetrano, formando una cosa sola.
Pian piano inizio a conoscere il tuo territorio, le postazioni avanzate, le retroguardie. Si delinea un percorso che mi conduce verso il tuo centro ed io procedo senza fretta.
Le ritirate e le scaramucce con le quali mi impegni, servono a delineare ancora meglio la strada.
Il “Do” è la via.
E adesso hai aperto ogni porta, il percorso è segnato. E’ facile e naturale raggiungerti.
Io sono il fiume che scorre nel terreno che hai preparato per me.
Sono la pioggia che cade a sciogliere la neve.
Le nostre forze si dividono, rendendosi complementari come il giorno e la notte, il freddo e il caldo, l’assenza e la totalità.
Procedendo insieme lungo il percorso della cedevolezza, sei diventata un vuoto pronto ad accogliere il pieno che ho creato.
Nell’incrocio perfetto delle nostre strade, ci incontriamo.

Sarò mai perdonata perchè ultimamente di fretta non leggi i tuoi post…?! Ma mi rifarò, stanne certo.
Un bacio grande…
… domani è la Vigilia, magari ci si scambia gli auguri tra oggi e domani… e chi lo sa!
Perché dappertutto ci sono così tanti recinti?
In fondo tutto il mondo è un grande recinto.
Perché la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché gli adulti fanno la guerra?
Perché avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale – un giorno –
gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero
di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà
a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno “Buon Natale!”
a Natale, un giorno.
Hirokazu Ogura
Questo post è un’altra perla dalle mille parole. Bellissime parole per un’aria che sa di una dolcezza infinita. Sei molto ma molto bravo a scrivere e a scrivere delle tue emozioni.
Ti lascio il mio Buon Natale, Max che sia di pace che sia d’amore. Un abbraccio affettuoso
France
non ce la faccio a leggere…nei prossimi giorni farò un’orgia di blog, ora sono a pezzi…finito adesso il presepe, tutto in una volta. Se ce la faccio domani posto le foto. Per ora almeno ti auguro Buon Natale 🙂