Preghiera

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Dimmi dove vuoi che vada. Se queste stelle le hai messe per indicarmi un cammino o soltanto a confondere le idee. Se sono efelidi o lacrime di Angeli o musica cristallizzata. Se l’universo è un pentagramma, quale musica hai riservato per me? Quella di oggi non mi piace. Devo ascoltarla? Vuoi che mi liberi da queste catene e mi alzi a scardinare l’intero cosmo dal suo asse?
Se davvero io sono l’immagine e la somiglianza non capisco da dove vengano questi dubbi e le incertezze e la noia tra un baluginare di istinto creativo e l’istante di delirio di onnipotenza.
Forse ho seguito l’inganno lungo la rotta della via lattea, e ho coltivato l’ingenua illusione masticando e sputando il sutra del loto, ho piegato il mio corpo nelle forme delle asana soltanto per sentire stirare i miei nervi, ho ascoltato e letto parole prive di senso composte per vendere libri e succo di fiori.
Ho amato inutilmente.
Perché in questa fredda notte sono anche disposto ad accettare di stare al mondo soltanto per mangiare e cagare e lasciarmi colonizzare da un esercito di batteri.
Dove sono le luci che credevo di vedere quando mi affacciavo alle finestre dei rifugi e mi sentivo un pellegrino sulla via della salvezza; dove sono le lacrime lasciate cadere lungo il sentiero; dove sono i tramonti disposti in cerchio le mani tra le mani e un nugolo di uccelli a roteare sulle teste; dove sono gli abbracci di chi andava e di chi incontravo di nuovo dopo giorni di cammino; le albe fredde e digiune disposte lungo sentieri colmi di brina; le salite dolorose e le discese gioiose; le lacrime nuove al termine del viaggio, quando sentivo, volevo, credevo.
Dov’è la voce che mi cullava nella notte, durante quello che pensavo fosse il termine e l’inizio di un nuovo viaggio.
E perché poi quando stringo tra le mani la cosa più bella che ho mai desiderato, questa si trasforma e si trasfigura e mi morde.
Per ogni passo che cerco a fatica di porre sul sentiero sento una forza che mi costringe a compierne due indietro.
Sono io, che sbaglio?
Sono così ingenuo che penso basti guardarmi per capire chi sono, e non so mai quando è ora di andare, così perso tra sogni e speranze e fantastiche illusioni. E non so mai quando è ora di tornare, così perso tra dubbi e incertezze e spaventose delusioni.
Ma andare e tornare sono stanotte parole prive di senso, non c’è un luogo magico dove coltivare il mio giardino, non c’è una musica che cola da una finestra, non un ponte da attraversare per tenere i piedi asciutti o un fiume da guadare accettando di bagnarsi.
Non un’acqua che sia sempre la stessa e mi bagni due volte.
Dimmi dove devo andare.
Mi metto qui, va bene?

12 thoughts on “Preghiera

  1. L’ombra della luce – Battiato

    «Difendimi dalle forze contrarie,
    la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
    quando il mio percorso, si fa incerto.
    E non abbandonarmi mai…
    Non mi abbandonare mai!
    Riportami nelle zone piu’ alte
    in uno dei tuoi regni di quiete:
    E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
    E non mi abbandonare mai…
    Non mi abbandonare mai!
    Perche’ le gioie del piu’ profondo affetto
    o dei piu’ lievi anditi del cuore
    sono solo l’ombra della luce.
    Ricordami, come sono infelice,
    lontano dalle tue leggi;
    come non sprecare il tempo che mi rimane.
    E non abbandonarmi mai…
    Non mi abbandonare mai!
    Perche’ la pace che ho sentito in certi monasteri,
    o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
    sono solo l’ombra della luce»

  2. I tuoi pensieri scorrono come sorgente d’acqua. Sono vivi, scaturiscono direttamente dal cuore, si percepisce che è così. Siediti, e con calma guardati dentro, le risposte che cerchi sono proprio lì.
    Ti auguro serenità, buon pomeriggio.

  3. wow! questo è forse il tuo post migliore, almeno per me 🙂 C’è “anema e core”.
    affermativo: liberati dalle catene e scardina alla grande (ma solo il karma).
    E’ tutto normale, la resistenza al cambiamento e gli ostacoli alla crescita insorgono sempre quando stai crescendo sul serio (chiamali dèmoni se vuoi). O vincono loro o vinci tu. VINCI TU. Più la nave va veloce, più alte sono le onde che solleva e il bravo capitano si giudica nella tempesta. Reggi forte il timone e… avanti tutta, capitaine, mon capitaine! dritta a babordo! :-)))

  4. E’ normale, forse troppo, perdere il cammino. Immaginare un sentiero ben chiaro innanzi a noi e poi perderlo…
    lo vedi li tra le ombre della notte luccicare tra i rami in lontananza come sassolini lasciati sul sentiero e illuminati dalla tenue luna e poi…? come per magia, una magia considerata delle volte malvagia dalla nostra anima, la luna viene oscurata e i sassolini non scintillano più. Eccoci li dispersi in quell’oscuro bosco a camminare invano, non ha infatti senso restar fermi no? meglio continuare a muover i passi seguendo il nostro intuito, seguendo quel che ci hanno insegnato quei segnali prima di esser celati.
    Capita di sbagliar strada e dover tornare indietro ma ogni passo fatto in avanti non vien cancellato da due passi indietro perchè è servito a insegnarci qualcosa, è servito a formare maggiormente il nostro essere.
    Iniziamo così a suonare la nostra musica seguendo una base già dettataci che ci piaccia o no “tocca andare avanti a testa alta e con le orecchie ben tese”.
    Lungo la strada una mano ci vien tesa, ci sorregge per un attimo e richiede in cambio di esser sorretta. Uno scambio di cuori, di pensieri. Un incontrarsi e stringersi di anime. Un’unione d’amore… e non è inutile!
    Quelle luci erano li pellegrino non credevi di vederle ma ora non sei più affacciato alla finestra del rifugio, ora sei in quelle strade che chiedono i tuoi passi e il tuo sacrificio, il tuo andare e le piaghe ai tuoi piedi.
    Disinfetta le ferite pellegrino.
    Guarda i morsi che ti son stati lasciati, disinfetta anche questi e riabbraccia chi te li ha arrecati!

    Quel che abbiamo qui comunque si, è solo mangiare cagare ed essere colonizzati da batteri… ma dopo andrà meglio! (o almeno io lo spero ancora da inguaribile sognatrice!)

    Trova la tua strada e poi… se puoi… magari… getta qualche sassolino indietro per me!

    Un abbraccio pellegrino non restar fermo!

  5. forse il destino della gente è quello di viaggiare sempre e di non fermarsi mai
    ogni giorno andare in posti sconosciuti in cui non siamo stati mai
    è così che mi sento anch’io
    con lo zaino in spalla io
    guardo lontano e vado via

    forse in un porto con un forte odore di gasolio indeciso mi fermerò
    guarderò il mare studierò il vento salirò a bordo poi di sicuro io salperò
    sai come mi sento io
    con una mela in tasca io
    guardo le stelle e vado via

    tra le onde di una tempesta stringerò i denti ma di sicuro ce la farò
    poi solo mare poi sole e sale la prua a ovest verso il tramonto navigherò
    è così che mi sento io
    solo pane e acqua io
    guardo il cielo e vado via

    verso una terra di ombra e di sole azzurro e arancione il cielo che mi aspetta là
    vento dolce lino e cotone voci lontane
    sere di stelle le vedo già
    ecco come mi sento io
    apro gli occhi io
    e vedo la mia isola

    ecco come mi sento io
    apro gli occhi io
    ecco la mia isola

    terra di metri poco quadrati angoli smussati poco appuntiti la bacerò
    l’abbraccerò
    terra di tempo poco preciso poco scandito poco contato l’abbraccerò
    la bacerò
    ecco come mi sento io
    apro gli occhi io
    ecco la mia isola

    La mia isola L.Carboni
    un abbraccio a te!

  6. ..quando non si sa dove andare, bisogna sedersi e aspettare..

    non è inerzia o pigrizia..è l’attesa del viandante, che attende di maturare la prossima meta.

    un abbraccio
    m.

  7. Eccome se la dobbiamo ascoltare – per forza – anche quando non sembra musica.. ed esplorare anche i tratti che non sembrano salita nè discesa… ma passi indietro, mai! Forse solo una pausa, per capire.

  8. In fondo quell’incertezza lascia un po’ spaesati, ma conforta, perché è l’essenza della libertà; forse un’illusione, ma invoglia davvero a credere che tutto dipenda da noi.

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