La Topa è un dorce. E questa un’è ‘na sottile metafora come a dìvvi che la Topa è ir premio dell’òmo alla fine der desinare. No, la Topa è un dorce péddavvero e se’ondo me è di origine ‘ontadina, perché in pratia è ‘n filo di pane come quello francese epperò è dorce e con tanto zibibbo, e ‘nvece di trovàllo in pasticceria e lo potete ‘ompra’ nei panifici.
Lo zibibbo è l’uva passa, per chi ‘un lo sapesse, e ‘un mi chiedete come mai lo chiamiamo così, che ‘un lo sò, è ‘na ‘osa che si perde nella notte dei tempi.
A Lucca c’è un dorce dimorto simile alla Topa, e lì lo chiamano Buccellato, che invece d’èsse’ come ‘n filo di pane è a forma di ciambella parecchio grande. Ora si potrebbe anco analizza’ come mai noi si chiama Topa e loro ‘nvece Buccellato, ma e si uscirebbe fòra dall’argomento. Pènzo comunque che e si chiama Buccellato pevvìa della crosta parecchio dura, e ‘nfatti la Topa in genere è più morbida der Buccellato.
Che poi la questione filosofica che e m’ha sempre angustiato è il perché e come mai noi a Livorno un dorce lungo e all’occhio nodoso lo chiamiamo Topa, e ‘nvece a Lucca un dorce tondo e cor buco ‘n mezzo lo chiamano Buccellato. Dev’èsse quarcosa tipo la mistifiàzione dell’archetipi, l’incongruenza der penziero occidentale. Son siùro che ‘n Giappone la Topa sarebbe ‘n dorce tondo cor buco ‘n mezzo e ir Buccellato un dorce lungo e all’occhio nodoso. Ma in Giappone, e si sa, son sempre alla ricerca della perfezione, ner gesto e ner concetto. Noi siamo dimorto più approssimativi.
Lo zibibbo è l’uva passa, per chi ‘un lo sapesse, e ‘un mi chiedete come mai lo chiamiamo così, che ‘un lo sò, è ‘na ‘osa che si perde nella notte dei tempi.
A Lucca c’è un dorce dimorto simile alla Topa, e lì lo chiamano Buccellato, che invece d’èsse’ come ‘n filo di pane è a forma di ciambella parecchio grande. Ora si potrebbe anco analizza’ come mai noi si chiama Topa e loro ‘nvece Buccellato, ma e si uscirebbe fòra dall’argomento. Pènzo comunque che e si chiama Buccellato pevvìa della crosta parecchio dura, e ‘nfatti la Topa in genere è più morbida der Buccellato.
Che poi la questione filosofica che e m’ha sempre angustiato è il perché e come mai noi a Livorno un dorce lungo e all’occhio nodoso lo chiamiamo Topa, e ‘nvece a Lucca un dorce tondo e cor buco ‘n mezzo lo chiamano Buccellato. Dev’èsse quarcosa tipo la mistifiàzione dell’archetipi, l’incongruenza der penziero occidentale. Son siùro che ‘n Giappone la Topa sarebbe ‘n dorce tondo cor buco ‘n mezzo e ir Buccellato un dorce lungo e all’occhio nodoso. Ma in Giappone, e si sa, son sempre alla ricerca della perfezione, ner gesto e ner concetto. Noi siamo dimorto più approssimativi.
Comunque, la Topa è dimorto bòna e di solito e si ‘ompra pe’ ‘bimbi, e ‘nfatti ir penzàcci e mi riporta a quand’ero piccino, e la mi’ mamma me la ‘omprava sempre. Epperò per avella, vésta Topa, ai mi’ tempi, e si doveva paga’ ‘n piccolo dazio, che poi magari tanto piccolo per me ‘un’era, ‘nfatti penzo che m’abbia lasciato qualche turba di tipo psiànalitio.
Quando ‘n mercato e s’andava a compra’ ir pane, la mi’ mamma e ti faceva sempre la stessa scena, e ‘mmancabirmente diceva: …allora, sposa (un tempo fra di loro le donne e si chiamavano sposa, e nei panifici a servìvvi son quasi sempre donne), mi dà un po’ di pane di ‘ampagna, du’ panini morbidi… e una fetta di Topa ar bimbo. Che poi ero io.
Quando ‘n mercato e s’andava a compra’ ir pane, la mi’ mamma e ti faceva sempre la stessa scena, e ‘mmancabirmente diceva: …allora, sposa (un tempo fra di loro le donne e si chiamavano sposa, e nei panifici a servìvvi son quasi sempre donne), mi dà un po’ di pane di ‘ampagna, du’ panini morbidi… e una fetta di Topa ar bimbo. Che poi ero io.
Allora la ‘ommessa der panificio, tra grandi ammiccamenti e sorrisi a tutta bocca, e ti tagliava un pezzo di vésto pane dorce e me lo porgeva ridendo a bestia ner vede’ com’ero doventato tutto rosso.
Vésto fatto m’ha lasciato come ‘na forma di titubanza ne’ ‘onfronti della Topa, lo ‘onfesso.
Epperò, appena e me la porgevano io l’acchiappavo ar volo, perché a me la Topa, e m’è sempre piaciuta.

c’ho messo n’ora a leggerti ma n’e’ valsa la pena, maremma ‘ane.
… e qui ci vedo bene un post “sonoro” con la tua voce :o)
bellissima questa forma dialettale..
mi associo al primo commento, sarebbe bello letta in toscano, che è poi la lingua mamma di tutti noi..
Sarebbe bello un approfondimento sulla misitifiàzione dell’archetipi! :o)
Mi hai fatto morire ;o)
Bacio grande
Mi rifiuto di leggerla, che cazzo però!!! (perdona la parolina) non mi puoi scrivere in vernacolo e pretendere che me la leggo da sola. Non renderebbe alla stessa maniera…ora inventati quello che vuoi, tipo: vicino a Folla ci metti un bel file con la tua voce che decanta …
mica si fa così però!!!
azz io adoro il toscano ma mi sembro una papera mentre leggo 🙁
ehm già il titolo è tutto un programma tornerò appena la ascolto giuro ^_*
Soffio, stai scherzando, spero. Mica è scritta in Cirillico, fai uno sforzino. Fallo almeno per la pacifica convivenza multietnica, dai.
M’è venuta fame…
ahahahah!!! troppo, troppo forte sto post!
Beh… i gusti si formano durante l’infanzia Max.. e ci credo che ti trascini appresso questo fardello!
Pensa se da bimbo ti piacesse immensamente la piazza pero!
Meglio, molto meglio la Topa.. senti a me!
( ahahahah, ancora rido…. ma come ti frullano in testa certe idee?)
Ok visto che non trovo il file con la voce recitante commento il vernacolo che adoro.
Mi piace come hai descritto la topa e credimi mi son fatta le risate nere perchè dal titolo subito avevo travisato (eh che ci posso fare ho il chiodo fisso). Mi ha incuriosita il dolce certo è che se ne avrò l’occasione ne andrò alla ricerca, la mia curiosità mi porta sempre a non fermarmi alle parole altrui ma assaggiare sempre per poter dire la mia. E poi il saperlo stracarico di zibibbo mi inebria e mi riporta ad un periodo molto intenso, Ho conosciuto l’uva zibibbo con il Passito di Pantelleria proprio in Sicilia, e lì addirittura mi hanno raccontato che questo vino era considerato dagli antichi il vino da meditazione per un suo presunto effetto afrodisiaco.
Beh ho lasciato che i pensieri corressero oltre il post che trovo molto bello.
hai fatto bene a riproporlo: questo post è mitico! 🙂
italiano: mi riprometto, quando meno stanca di stasera, di lasciare praticamente un commento per ogni tuo post, mi piace quello che dici e come lo dici.
toscano: te lo giuro, ciò riso finallelacrime, un mi fermavo più, mè proprio garbato…grande!
ecco, qui mi divertii come una matta!
Anche perchè te lo dissi che a Lucca lo compravo sempre ‘sto buccellato :-))))