E’ la notte di Natale. Una scusa perfetta, per eludere l’impegno di scrivere mille parole al giorno. E’ una pratica faticosa, va contro ogni fibra di me stesso. Io sono uno sfaticato di natura, uno SprecaTalenti. L’ho ripetuto più volte che la mia occupazione preferita è masticarmi le palle mentre resto sdraiato sul letto a compiangermi causa la mia tanto cara propensione all’ozio, tendenza che mi porta da sempre a sprecare il mio tempo. Ma tanto di quel tempo.
E quindi è strano osservarmi mentre mi siedo alla scrivania, accendo il computer ed inizio a baloccarmi con la sbalorditiva idea di scrivere qualcosa. Ma è la notte di Natale!, mi dico.
Ma la risposta giunge rapida e destabilizzante. E allora?
Di chi cazzo è questa voce? Non sono io, no.
E dai, devo forse ammettere con me stesso che qualcosa sta cambiando? Che la bestiolina dentro di me, quella che comanda, è giunta ad un nuovo stadio evolutivo? Sembrerebbe una mutazione completa di DNA, altro che storie. Non solo stanotte mi astengo dal visitare qualche sito nel quale si possano reperire foto di procaci donzelle impegnate a mostrare quanto sia luminosa e di conturbanti qualità organolettiche la visione di una certa quantità di pelle sana e magari abbronzata, ma addirittura mi pongo seriamente a rispettare un impegno preso soltanto con me stesso. Sì, va bene, c’è chi si aspetta queste mie mille parole, c’è chi sorriderà di contentezza nel leggerle, ma di questo sinceramente in altri tempi non avrei mica tenuto conto.
Le scuse ci sono tutte. Oggi è Natale, ed io ho pulito casa per tutta la settimana, l’ho resa un cristallo, sono stanco. L’ho pulita, è vero, ma non sono stanco. E’ Natale, ma questo non rappresenta un buon motivo per oziare. Non lo è per il caro Stephen, che sempre ci venga conservato, non voglio che lo sia neanche per me. C’è qualcosa che mi sostiene; un sorriso che sconfigge la fatica. Questo sorriso, io sospetto, va a stimolare qualche ghiandola specifica, so un cazzo quale, scusate, però sembra davvero che in qualche modo favorisca la produzione di testosterone. E quindi non mi sento stanco, ma come scusa reggerebbe, e poi chi mi vuol bene mica starà ad insistere in modo assillante. No, purtroppo questo mica è tanto vero. Qui c’è il sostanziale rischio di rimediare dei sonori calci nel culo. Ma non mi spaventerebbe, se dentro di me ci fosse la volontà di eludere. Sono bravissimo a sgattaiolare via, un vero maestro.
Ah, siete rimasti alla faccenda della produzione di testosterone? E’ vero, ci sono anche effetti, diciamo così, collaterali, ma a voi, scusate, che ve ne frega?
Sì, quegli effetti, esatto. So io che farne.
Beh, dai, ne possiamo parlare, magari in altri momenti. E non con chiunque, comunque. Cos’è questa, una allitterazione? Non proprio, ma ci rassomiglia. A me sono sempre piaciute, le allitterazioni, ne sforno sovente in gran quantità. Però credo di aver letto da qualche parte che sono da evitarsi, non ricordo bene perché, né chi lo sostiene. Credo comunque che si tratti sempre del solito caro Stephen, lui è un maestro nello scassare i coglioni. Dice: ci sono poche regole da osservare, e poi si premura di sotterrarti sotto una valanga di divieti.
Questo stronzo di Word si ostina a sostituire la parola coglioni con ciglioni. E’ il correttore automatico, un vero bacchettone. Davvero non la vuol sentire, questa parola. Ora vi pare che io possa proporvi un Mi sono rotto i ciglioni? C’è un limite anche all’improvvisazione letteraria.
Bene, lo state scoprendo, vero? In realtà, stanotte, non ho la sia pur vaga idea di cosa mai cazzo posso inventarmi per scriverci sopra.
Ma questo non ha importanza.
In definitiva devo soltanto mettere mille parole in fila, e tutto sommato ho scoperto che questa non è una cosa così difficile. E infatti sono già abbastanza avanti.
E sorrido, perché sto scrivendo e qualcuno, leggendo, potrà dire: questa è la mia canzone.
Sì, lo puoi dire a chiunque: questa è la tua canzone.
E’ composta da un ritmo irregolare battuto sulla tastiera usando due dita, che ancora non ho imparato ad usarle tutte e dieci insieme, anche se tutto sommato sono discretamente veloce, comunque.
Ma ti importa, questo? No, io non lo credo.
Perché questa è la tua canzone, davvero.
Bevo un sorso di vino e mi accendo una sigaretta, poi stendo le gambe e mi fermo un attimo a pensare. Si potrebbe credere che sia una occupazione senza reali vantaggi, questa di scrivere mille parole così, vagando a caso tra i pensieri che affollano la mia mente, scegliendo quelli che sembrano meno assurdi. Ma non è così; questo è un pensiero messo in luce dalla parte di me che cerca di sottrarsi a questo impegno. Una voce sottile e maliziosa che tenta di destabilizzare e rendere privo di senso l’obiettivo che mi sono prefisso. In realtà i risultati ci sono, eccome. Non mi capitava da anni di sentirmi così a mio agio di fronte ad una tastiera. Non credevo di poter abbattere con tanta facilità la paura della pagina bianca. E c’è un senso di soddisfazione incredibile, nel vedere stese in una serie di bit le parole che credevi di non avere. Anche queste, sì. E’ un intimo senso di rappacificazione con me stesso. Sostiene e incrementa quel sorriso che sento dentro. Lo rende ogni giorno più forte e più vivo.
L’importante è far rotolare la palla.
L’importante è camminare.
E’ per questo che lo consiglio anche a voi, che forse neanche siete arrivati a leggere sino a questo punto.
Ponetevi un obiettivo minimo, e poi scrivete. Ogni giorno.
Arriverà un momento nel quale sentirete esatta la sensazione che vi state svuotando da tutto ciò che vi impediva di impegnarvi seriamente.
Come nella metafora Zen, non si può riempire una tazza già piena e bisogna prima vuotarla.
E quando vi sentirete vuoti, quando avrete gettato su una pagina tutte le parole che vi sono venute in mente, giorno dopo giorno, potrete iniziare a riempire la vostra tazza di nuovi contenuti.
Pensate a qualcuno che provi piacere nel leggervi, e indirizzate verso questa persona le vostre parole.
Un giorno scriverete una canzone. Forse non sembrerà tale a voi, ma state certi che altri la vedranno così.
Una canzone come questa. Stanotte sono più di mille parole, ma va bene lo stesso, anzi meglio. Sono le parole che avevo.
Vi sembra che non abbia senso?
Per me lo ha.
E non solo.

beh.. son di più ma dovevi pur compensare le settecentoequalcosa lasciate l’altro giorno per andare in palestra no? 🙂
che poi a ben pensarci non è anche questa una palestra e quello che stai facendo tu un esercizio e neppure dei più facili????
io le leggo tutte e ci trovo sempre un senso, anche perchè sono profondamente convinta che mentre legg, certe parole entrano dentro, scavano e portano alla luce emozioni personali.
ti abbraccio
sololu
lodevole 🙂 qualsiasi impegno portato avanti con determinazione incrollabile è una palestra della volontà, ma certi “sport” producono più effetti di altri. Palestra e tastiera, ok, ma riesci a mantenere la stessa determinazione con il Daimoku?
dopo il Buon Natale mo si ricomincia col BUON ANNOOOOOOOOO
Auguri post
ciao ti lascio un saluto e spero che sia trascorso sereno il tuo natale baci
…E anche questo Natale ce lo siamo levati dalle palle di torno.
Col Capodanno ho un rapporto meno controverso. Proprio non lo calcolo 😉
Buon 2007, Max.
auguri, max.