Ecco un chiaro esempio: il sole era tramontato da un pezzo, ormai, ma la luna non si era ancora mostrata. No.
Ecco un chiaro esempio: dal cielo coperto di piccole, piccole nubi grigiastre, un’acquerugiola fina scendeva a bagnare la strada e la mia testa scoperta, quasi calva, verso la quale ho sempre provato un misto di orrore e pietà, a torto o ragione, e talvolta l’orrore si estende al resto del corpo e soprattutto ai genitali, che non ho mai usato, o mai usato bene. Nel senso che l’unico piacere che mi sono concesso, che mi è stato concesso, è quello di lavorarmi da solo, quel che si chiama amore solitario.
Camminavo a testa bassa, com’è mio uso camminare, da sempre, cioè dal momento in cui ho scoperto l’effetto di repulsione, di disgusto che la vista degli altri scatena in me, da sempre.
Non faceva freddo. Questa forse è l’unica certezza di tutta la storia: non faceva freddo, sicuro, e i radi lampioni lungo il canale emanavano una pallida luce, direi velata, che nulla illuminava, causa la sua debolezza, e perché non c’era niente, da illuminare. Niente da illuminare. Non è chiaro; in fondo c’ero io, per quel che conto, e diversi passanti. E poi i lampioni si illuminavano a vicenda, anche se alcuni erano spenti, e illuminavano la strada, bagnata, quel tanto che basta a non cadere riversi, morenti, sanguinando imprecazioni; è quanto basta, io credo.
Sentivo la debolezza crescere in me al calare dell’oscurità, ed un vago tremore mi pervadeva. Affrettai il passo. Correre a casa e stendermi sul letto, prima che il buio mi sfinisse, il mio unico desiderio.
Mi fermai per riprendere fiato, la schiena poggiata contro il fusto di un lampione spento. In quel momento la vidi.
Veniva verso di me, ma sul marciapiede opposto al mio. Si avvicinava lenta, lo sguardo perso nel vuoto, dapprima indistinta e poi sempre più precisa, nitida. La debolezza aumentava ed il mio corpo cedeva, mentre i dintorni si popolavano di ombre strane, inquietanti. Muoio, pensai, Muore la luce ed io con essa, è questa la verità.
I rumori svanivano in lontananza, e quando la donna giunse alla mia altezza le gambe mi si piegarono, come fossero di cera, ed io scivolai a toccare col culo per terra, la schiena ancora contro il fusto del lampione. Forse fu questo ad attirare la sua attenzione, perché lei si voltò proprio in quel momento e mi guardò; e rimase a guardarmi.
Un Amore, pensai, una luce che mi sorregga, che mi dia forza e vita e speranza.
Io le direi sì, sì, con tutta l’anima affonderei il mio sguardo in quegli occhi liquidi, spenti come i miei, bacerei le sue labbra sottili e mi farei coraggio, sì, di affondare il cazzo più e più volte nella sua carne flaccida noi chiusi nella mia tana al buio sulla strada o sul selciato alla luce del sole poi correremmo lungo la spiaggia al limitare delle fredde onde a piedi nudi come due innamorati finché la notte non ci sorprenda affaticati ma ridenti intorno al fuoco acceso e Guarda che fortuna avere un fuoco che ci scaldi così io poggerei la testa sul suo grembo e mi sentirei felice poi di dormire un poco e cioè quel tanto che basta a sconfiggere la notte ostile popolata di incubi aggressivi che mi spingono adesso la nuca a battere contro il fusto del lampione ed io potrei svenire e quindi dimenticare ma non voglio non voglio più morire e neanche soffrire perché in fondo quello che voglio è soltanto prendere congedo dalle mie paure così come ho fatto con i miei sogni in modo che lei potrebbe dirmi Ti amo e io le risponderei Ti amo guardandola negli occhi sì finalmente libero dai suoni e dai rumori della stanza accanto e dal peso che esercita il culo della Morte sul mio stomaco sì e dalla Nera Figura col suo corredo di silenzio perché adesso basterebbe dirle Vieni e lei correrebbe da me volando sulle sue ali di fenice ne sono certo sì però non quanto basta a scuotermi dal mio torpore quel tanto che basta per dirle Vieni sì Vieni da me superando a volo radente il fiume di catrame cristallizzato che ci divide Mio Dio separati da una striscia di asfalto insomma una stupida strada peraltro deserta in quest’ora tarda ma invincibile come fosse di lava incandescente e non di materiale solido e compatto e fresco al tatto però lei esita lo vedo bene sì è incerta e muove la testa per guardare a sinistra e a destra esita accenna un passo esita di nuovo e ancora accenna un passo e noto chiaramente sotto i suoi vestiti il corpo rattrappito che tenta con disperazione di liberarsi dai legami e forse anche da questa incresciosa situazione che mal sopporta sì lo vedo bene magari vorrebbe correre a sostenermi pietosa il capo commossa verso la povera marionetta caduta con i fili spezzati pietà per questo piccolo mangiatore di merda che non sa e non vuole sapere quale oscura forza lo tenga legato a terra e sono io così legato sì incatenato al suolo incapace di muovere un mignolo e sto guardando lei che non conosco sì mai vista prima non che importi molto e va bene ma non mi è certo di aiuto in questo frangente se ne sta lì lei che potrebbe muoversi a far niente a guardarmi sarà un’ora che mi guarda magari si aspetta che invochi il suo aiuto sì ma dovremmo aspettare che faccia giorno prima che io possa liberarmi e allora se sarò ancora vivo la manderò al diavolo e la chiamerò stronza poi le tirerò pure un paio di sberle date bene a sottolineare quanto sia stata stronza sì poi guarderò il cielo finalmente limpido e mi incamminerò verso casa e giuro che non mi farò sorprendere mai più dall’ombra e dalla notte subito dopo ma poi che dico io lo sapevo che la notte sarebbe caduta e che mi avrebbe preso eppure sono uscito di casa sì scendendo le scale saltando i gradini a tre per volta si sarebbe detto nel vedermi che fossi la persona più felice del mondo e appena fuori dal portone nel tirare la prima boccata d’aria pura o quasi Libero ho pensato Sono libero di giocare e ridere e saltare poi incamminandomi spensierato ho visto sì ho visto il sole che iniziava la sua lenta discesa e aveva il pallido colore delle sere d’inverno quindi non avrebbe tardato a svanire del tutto e le nubi si profilavano minacciose all’orizzonte ma io stupido non vi ho badato e una volta arrivato sulla sponda del canale chinando lo sguardo a seguire le lievi crespature sull’acqua torbida mi sono detto Questa corrente mi indicherà il cammino ed era bello pensarlo sì talmente bello che senza considerare le inevitabili conseguenze e invece di filare velocemente a casa magari correndo mi sono messo a seguire la direzione della corrente affettando il passo mano a mano che il vento si faceva più forte sospingendo con maggior velocità lo scintillio che mi guidava e che ho seguito con ostinazione ma dove mi conduce questo fiume turbinoso mentre la sera sta calando velocemente e il vento ruggisce come la paura che sento crescere dentro sì la stessa paura di sempre che adesso mi porta a comprendere la portata della mia temerarietà ma troppo tardi sì troppo tardi per salvarmi e infatti sono qua impossibilitato a muovermi come era giusto prevedere e nel vuoto della solitudine soltanto una sconosciuta che mi guarda e non si decide ad andarsene oppure a rompere il silenzio ed è una donna forse da amare e odiare ma ormai indifferente quanto il palo contro il quale poggia la mia schiena e anzi tutto ciò che mi circonda è un’oasi di indifferenza sì e lei che mi guarda con occhi addolorati e una muta preghiera sul volto disfatto mentre con gli occhi sembra voglia dirmi Aiutami ma io con gli occhi le rispondo Aiutami e lei probabilmente capisce sì capisce al volo la situazione perché pur esprimendo una pietà infinita nei miei confronti ed esitando a più riprese si allontana da me perdendosi anzi confondendosi nell’oscurità che mi circonda e della quale sono ormai facile preda Mio Dio ti prego che termini presto e che venga la luce così che io possa finirla con questa storia e dire Basta e prendere congedo dalle mie paure così che sia come nascere di nuovo nel nuovo giorno nel nuovo sole nel nuovo cielo e dimenticare la mia stanza in penombra e il mio corpo spianato sopra il letto disfatto con tutto quel che segue sì e poi lascerò questo luogo con le mie gambe ancora pronte e forti e mostrerò il mio corpo al giorno ed alla notte a mio piacere così da poter dire che è ora sì la notte si disperde lentamente assorbita da una luminosità ancora debole ma crescente ed è quasi un grido di gioia Signori una vibrazione nell’aria fredda del primo mattino sì un inno alla vita futura se vi sarà vita nel nuovo giorno se sarà vita e non più attesa io mi alzerò per seguire ancora la direzione della corrente e il suo scintillio e perduto in lontananza e sempre più indistinto mi disperderò nella prospettiva di un orizzonte piatto, là dove il mare bacia il cielo, dove il cielo si stacca dal mare in grigie e pesanti promesse di pioggia.

Più che un post “a puntate” é stato un film, con tanto di finale senza punteggiatura da lasciare senza fiato.
Bravo bravo bravo
Peccolo
eccellente esercitazione (il resto te lo dico in pvt)
pensavo a te caro max! un grosso bacio che viene dal cuore, che in fondo, non è che un monolocale…
cri, ex monolocale