“I Giusti” Jorge Luis Borges

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Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
   Chi è contento che sulla terra esista la musica.
   Chi scopre con piacere una etimologia.
   Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
   Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
   Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
   Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
   Chi accarezza un animale addormentato.
   Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
   Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
   Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
   Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

                                                                                                                                          J.L.B.

Quante parole posso spendere, dentro e fuori di me, cercando di rappresentarmi come “Giusto”.
A ripeterla di continuo, nella mente, anche questa parola come tutte le altre perde di significato, e diviene un suono senza senso, fastidioso, una voragine di incomprensione si apre di fronte a noi, e sul ciglio rimaniamo sbigottiti a contemplare l’abisso. Sembra ardua la sopravvivenza della mente, quando si perde aderenza al significato delle parole.
Essere Giusti.
Questa parola è soltanto la copertina di un concetto ampio, esteso, che nel tempo si è stratificata in molti significati anche simili e complementari, ma col quale resta difficile fare i conti. Sotto la copertina, patinata, carica di gloria, c’è la difficoltà quotidiana di abbattere gli istinti primordiali.
L’egoismo per primo; la fretta di respirare tutta l’aria che c’è a disposizione, anche a costo di lasciar annegare qualcuno, anzi molto spesso con la volontà di tenere qualche testa sott’acqua, avessero mai ad alzarsi per sottrarci qualcosa. Io mi guardo avanzare nel mondo quale preda di innumerevoli desideri, dai quali spesso sono vinto, anche soltanto con la fantasia.
Se avessi abbastanza coraggio da illuminare gli angoli più nascosti di me, quelli che non visito mai ma che così potenti guidano i  miei passi, potrei vedere che nell’intimo qualcosa mi urla incessantemente di mangiare tutto ciò che trovo, di accumulare quel che non riesco a mangiare, di catturare il buio e la luce per esprimere la mia potenza personale. E questo è giusto, per me, per la mia sopravvivenza. Ma è solo una parte del mio essere, il brontolio del mio stomaco, il mio cazzo che si alza e prepotente vuole affondare, lacerare, possedere. Eppure anche il mio cazzo in erezione ha una sua connotazione, giusta, esatta, incontrovertibile. Bisogna poi vedere come lo uso. Posso aggredire per soddisfare le mie brame, chiudere gli occhi all’orrore che mi possiede e a quello che posso procurare in altri; oppure posso filtrare il mio desiderio, parteciparlo e renderlo un atto di amore.
La fame che riempie – o svuota – i miei giorni, è la fame di tutti.
Forse consiste in questo, l’essere Giusto: vedere negli occhi degli altri la stessa personale aspirazione a vivere, e gioire, e amare. E vedendola, conferirle la dignità di esistere, la necessità di esistere. Perché in fondo il grano ammassato e nascosto finisce per ammuffire, la vitalità che possiede non può essere frenata, e se inutilizzata si trasformerà in energia che fluisce per altri scopi, a nutrire altri mondi, a creare la vita altrove. E quella stessa energia che ho nascosto con cura, io la perderò. Non mi sfamerà, non mi darà gioia; dovrò vivere nel rimpianto di averla sprecata, con in più, gli occhi accusatori del mondo e della mia coscienza ad indicarmi quanto ingiusto sia stato il mio operato.
In fondo, essere Giusti è un termine che ha senso soltanto quando viene espresso in una comunità di persone, e non avrebbe molto significato nella solitudine di un eremitaggio, dove forse sarebbe necessario un diverso livello di verità.
Coltivare un giardino non per se stessi, ma anche per la gioia di chi lo ammira, per la corsa di un bambino.
Essere contenti che esista la musica, che addolcisce le pene anche grandi, che ci consente di danzare insieme, e consiste in un linguaggio universale del quale godere senza bisogno di parole, di nuovo insieme, potendo fare a meno di un altro tipo di linguaggio che spesso invece ci divide.
E tutte le scoperte che è possibile condividere.
Il significato di una parola chiarisce il senso di quel che voglio dirti; una partita a scacchi è una battaglia nella quale nessuno viene ferito; dare la forma giusta ad un vaso per ciò che dovrà contenere; comporre bene anche le cose che non ci piacciono, quando è necessario; l’amore per gli animali e la tolleranza per i torti subiti; accettare le ragioni degli altri senza pretendere di avere la verità in tasca, con l’arroganza di non voler neanche tirarla fuori.
Ecco: mi sono fermato a riflettere su queste cose e le ho trovate tutte giuste, anche quelle che a prima vista mi apparivano disarticolate rispetto al senso che si voleva attribuirgli.
E in questo modo mi sono sentito un po’ più giusto anche io, almeno sul piano delle aspirazioni.
Non che lo sia davvero, è chiaro: essere giusti è una battaglia che si combatte ogni giorno.
Ed io non sempre vinco.

9 thoughts on ““I Giusti” Jorge Luis Borges”

  1. Accarezzavo il mio cane addormentato mentre leggevo il tuo post; anch’io mi sento giusta, almeno un pochino.
    Grande Borges, come i tuoi pensieri che corrono dietro ai suoi.
    Un abbraccio.Lallù

  2. “Giusto” per non sparire troppo in fretta…Ho aspettato fino alla fine della lettura la parolina magica, quella che avrei usato io scegliendo questo approccio. La parola “bisogno”. Credo che quando un bisogno è vero, fondamentale per la vita, assomigli abbastanza al concetto di “giusto”. Poi ci sono le sovrastrutture che lo uccidono.
    Mi rendo conto che sono solo due parole, spero comprensibili.

    Ciao M.

  3. borges è il mio preferito, ma questa non la conoscevo: grazie. Traboccante, questo post…c’è di che parlarne per una nottata davanti al camino 🙂
    gli ho dato un titolo mio: “bamboo” ma forse meglio sarebbe “fagiolo magico” (vabbè, in questo periodo ho il trip degli enigmi…:-)

  4. E’ difficile “essere giusti”… ci si può basare solo sul proprio vissuto e in base ai propri princìpi.
    L’importante, credo, sia essere “a posto” con sé stessi.
    C’é un post per te nel mio blog.

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