Un piccolo cancello di legno, un breve viale lastricato di pietre chiare, ed ecco, siamo arrivati.
Non lasciare la mia mano.
Come vedi, è un grande giardino. Non ho mai permesso a nessuno di visitarlo, ma adesso ti lascerò guardare in ogni angolo più remoto.
Questa è la parte più antica, quando il giardino era ancora piccolo. Qui puoi vedere i fiori che ho piantato da bambino. Molti sono stati calpestati e gli steli piegati non hanno mai ritrovato la loro forma dritta. Per quanto io li annaffi, hanno sempre sete. Ho piegato un arco di sole a proiettare una calda luce perenne, poi ho steso un velo di fresca rugiada. A piene mani ho gettato manciate di stelle e ho speso notti a vegliare e sperare, ma da questo angolo del mio giardino non sono riuscito a cancellare la tristezza.
Vuoi provarci tu?
Vieni, adesso ti mostrerò i colori più dolci. Qui ci sono le aiuole seminate con i sorrisi di quando ero un ragazzo. Queste con i fiori gialli e verdi sono i giorni d’estate, quando mi bagnavo nell’acqua limpida e salata del mio mare. La forza del sole che brucia la pelle. Le mani strette a scoprire un cuore innocente e i tramonti di sospiri felici. I primi occhi nei quali specchiarsi per sentirsi uomo, i primi baci e l’affanno delle carezze sui giovani corpi dai seni acerbi; quelle carezze appena frenate da sguardi che volevano essere duri senza riuscirvi.
Le corse in moto sulla spiaggia ed il falò acceso nella notte in cui ho bruciato le pagine del passato, con la compagnia di amici che avevano gli occhi limpidi e si stringevano intorno a me. Gli stessi dei giorni in cui speravo di aprirmi ad una nuova vita. In questi fiori puoi ancora sentire l’odore della cenere di quella notte; sono grigi, è vero, ma sono tra i miei preferiti.
Puoi coglierne alcuni, se vuoi.
Adesso, se mi seguirai, potrai ammirare i fiori rossi della passione.
I piccoli sono i baci inesperti dati a bocca spalancata, come caverne nelle quali rimbalzava forte l’eco dello stupore. Sono così piccoli perché frutto della timidezza, dei gesti compiuti con pudore e vergogna.
Questi altri sono cresciuti sul contorno dei primi corpi nudi ed hanno l’odore di un giovane e fresco sudore. Li ho portati qui dopo averli colti da un seno tremante, radioso come un raggio di sole che squarcia l’aria simile ad un grido; sono venuti alla luce in una piccola soffitta nascosta sulla cima di uno spicchio di cielo. Anche questi sono tra i miei preferiti, e tu puoi averli tutti quanti, ti basterà chiederlo con voce gentile.
Gli scarlatti, così alti e rigogliosi, sono sbocciati dal contatto di mani che si spingevano a raggiungermi, che mi esploravano ansiose e gentili, che volevano donarmi piacere. Mani dolci e ancora ingenue, mani che si bagnavano con ansiti di stupore ma non per questo decidevano di fermarsi. Guarda, conservano ancora la dolcezza dei pomeriggi d’autunno, e il loro colore sembra tendere al seppia delle prime ombre piovose tagliate nella sera, con piccole macchie che luccicano come tante stelle. Se avvicini l’orecchio, ti sembrerà di udire le voci ovattate ed i sordi rumori di un mondo intero, tenuto fuori e reso inconsistente dai sospiri forti quanto la risacca di un mare in tempesta.
E guarda questi, color sangue. Lo vedo dal tuo sorriso, triste, che hai già capito. Sì, sono le ferite dell’amore inespresso, negato, allontanato e deriso. Sono sempre umidi e nella notte stillano una rugiada opaca. Ma non vengo spesso a guardarli. Non li curo, non li concimo, non strappo via le erbe cattive che potrebbero soffocarli. Però resistono.
Se resterai, potrò tagliarli. Ne verrà un grande spazio. Decideremo insieme, cosa farne.
Ed ora ti mostrerò i campi sterminati dei miei giorni di uomo.
Non vi troverai fiori, ma gli alberi che ho piantato per frenare il vento freddo della solitudine. E’ legno buono, lo taglierò per te, e accenderò un fuoco perenne, che ci scalderà nelle notti d’inverno.
Più avanti, puoi vedere i filari di vigne che non hanno mai prodotto l’uva giusta per fare il buon vino. Bagnerai il terreno con la tua acqua, riscalderai e farai germogliare nuove piante con il sole che vedo nei tuoi occhi. Insieme seguiremo la crescita e la maturazione. E poi celebreremo una grande festa per i giorni della spremitura.
Non è tutto qui. Ci sono i campi di grano per fare il pane che nessuno ha mai mangiato. Te lo offrirò, fresco e caldo, sulla tavola che preparerai per me. Ci sazieremo insieme, guardandoci e sorridendo, e berremo il vino nuovo nei calici che ho conservato per noi.
Ora chiudi gli occhi e prendi la mia mano, ho una cosa da mostrarti. Cammina sui miei passi, non aver paura.
Ecco, siamo arrivati. Puoi aprire gli occhi.
Questa è la parte di giardino che ho tenuto libera per te. Non sapevo quando saresti arrivata, ma ogni giorno sono venuto a dissodare il terreno. Con grande cura ho cercato e gettato via i sassi che avrebbero frenato la crescita dei tuoi fiori. Sono rimasto in piedi, per secoli, a guardare la terra che si impregnava di acqua nei giorni di pioggia, che si imbruniva e scaldava nella luce dell’estate. Questa è terra buona, fertile, e sceglierai tu quali frutti dovrà dare. La proteggeremo dal sole che potrebbe inaridirla e dalla neve che l’appesantirebbe. Non lasceremo che un solo chicco di grandine la colpisca. Nel giusto tempo, sceglieremo i semi uno ad uno. E allora io scaverò solchi ordinati e tu metterai le nuove piante a dimora. Cureremo insieme ogni foglia ed ogni i petalo, laveremo gli steli con le lacrime della nostra felicità.
Adesso dimmi se ti piace e quali colori preferisci e quali profumi ti inebriano e quanti giorni resterai.
Dimmi se avrò il tempo per scrivere le mie mille parole.
E se avremo il tempo per lasciar crescere i nostri mille fiori.
Mille parole per mille fiori.
Per te.

Questa è pura poesia. Poesia di un cuore. 🙂
eddai, ma sei incantevole
nina
sono sicuro che la persona a cui l’hai dedicata sta ancora lì davanti allo schermo a bocca aperta… 🙂
bellissima, inutile dirlo
piaciuto, Hahn? sono contento, mi pare abbia colto l’aspetto profondamente malinconico di Venezia
un forte abbraccio Max
L.
meraviglia.
è splendido. potrei aggiungere: uno dei tuoi migliori, ma ormai “i migliori” iniziano ad essere davvero tanti (lol) quindi…:-)
Fossi la destinataria della dedica sarei terrorizzata.
Un abbraccio.
se fossi la destinataria della dedica correrei al cancello.
Perdonami il rimanere anonima ma qualche coincidenza può farti capire
Si, é bellissima
..credo che qualsiasi parola rischierebbe di sporcare tanta bellezza…
In punta di piedi ho percorso il Secret garden, mi sono emozionata per la delicatezza delle tue parole, un vero fiore con tutte le sue sfumature e i suoi profumi.
Ho visto un uomo che con tanta umiltà si mette a nudo, in metafore descritte magistralmente…
Una tenerissima dichiarazione d’amore. Complimenti.
Quando si dice: ciò che una donna vorrebbe sentirsi dire…
Compliments, man!!
Anna 🙂
E poi?
che ha detto, lei?
attraversare il tuo giardino è stato come accompagnare un ragazzo che si fa uomo.
Mi piace questo tuo punto di vista.
A rileggerti
Libra