Il vicolo delle lavandaie mi si mostra in dolce progressione, come per l’apertura di un sipario. E ci sta tutta, questa immagine, che oggi il mondo di allora potrebbe ben somigliare ad una favola. Ci guardo dentro come farei per il primo spettacolo mai visto in vita mia, con la gioia e la meraviglia del bambino che ero in quei giorni.
L’ingenuità è una via stretta, a fondo chiuso e senza auto posteggiate, dove saettano biciclette bianche, blu e rosa – anche io ne avrei voluta una – e cannoli (non quelli) sparati da lunghissime cerbottane e come bersaglio, un culo, non eravamo ancora abbastanza cattivi da tirare agli occhi. Quello, sarebbe venuto dopo.
La dolcezza è le chiacchiere allegre delle comari abbarbicate a sedie impagliate, avvolte dalle prime ombre della sera e raccolte nel cantuccio della via, sotto l’immagine della madonna posta a ringraziamento per l’averci salvato dall’ultima inondazione.
La speranza è il non sapere come va il mondo, né cosa sia questo cilindro di carta e tabacco che porti alla bocca con curiosità e infantile voglia di trasgressione, credendo di poterlo dominare con la forza della complicità dell’amico fidato, nel buio nascosto dell’androne in fondo alla via, fuori dal sole che sembra spaccare ogni pietra, in questo bellissimo pomeriggio d’estate.
Ero solo un bambino, non sapevo che sarei stato morso, non lo potevo sospettare, perché avevo una completa e ingenua fiducia nel mondo, dove non c’era cosa che mi si potesse rivoltare contro, né fatto che non riuscissi a controllare.
Ricordo di averla accesa, quella prima sigaretta, ma non ricordo di averci mai fatto un tiro. Forse gli eventi seguenti hanno cancellato questa parte. Infatti, io rammento soltanto la voce di mia madre che mi chiamava, forse per il pranzo o soltanto per accertarsi che stessi bene – madre apprensiva e inopportuna – ed io che le rispondevo uscendo rapido in strada, sfoderando uno smagliante sorriso e ficcando repentino la sigaretta in tasca. Accesa.
E ancora non ricordo il tragitto che feci per raggiungerla e rassicurarla, così richiede la tradizione di famiglia, ma ho ben presente gli occhi di mia madre, l’enorme dilatazione che furono capaci di raggiungere quando si fissarono sui miei calzoni fumanti.
La sigaretta che avrebbe dovuto fornirmi l’esperienza più eccitante della mia ancor breve vita, come serpente in seno si era rivoltata e mi aveva morso, dall’interno verso l’esterno, procurando un nuovo buco alla tasca dei miei pantaloni.
Adesso ne rido, ma davvero, a quel tempo non sapevo che le sigarette mordessero.

:-))) mi è piaciuto molto questo post…è “soffice”… e non sei l’unico ad aver ficcato la sigaretta accesa in tasca per alla mamma (e-occhiolino)
p.s.: non sono io però! io ero più furba (lol)
– L’ingenuità é una via stretta
– La dolcezza é le chiacchiere allegre
– La speranza é il non sapere come va il mondo
– Ero solo un bambino
In questo post “soffice” c’é molto di più di una sigaretta che brucia i pantaloni.
Molto bello.
Peccolo
Era tanto che non passavo.
Un saluto veloce, Max.
Vicolo delle lavandaie.Ogni volta che passo in macchina e vedo quella scritta, mi immagino scene di vita quotidiana d’altri tempi, con le donne cariche di panni da lavare sopra una cesta poggiata sulla testa, bambini che corrono urlando, gatti stesi al sole e tanta polvere d’estate…
Ora so che qualcuno l’ha vissuto davvero quel vicolo e ogni volta che ci passerò ti penserò bambino felice.
Lallù
Felice di rileggerti (basta coi convenevoli, che io mi commuovo). Allora. Tenerissimo racconto, anche se il Max mascalzone spunta sempre. La mia prima sigaretta è stata più bastarda della tua: in casa sole, io e mia sorella (+ grande di me, io 12 e lei 14), mi dice, toh fuma, io dico, non so come si fa, lei dice, tira e inspira profondo, io lo faccio, il fumo scende giù, mi gira un pochino la testa ma passa subito, ma il fumo non torna fuori. Soffio e soffio e quello niente, la scema di mia sorella ride e basta, io penso, ora brucerò. Rientra mammà, ormai abbiamo messo via tutto, lei mi viene vicina e mi chiede se ha telefonato nssuno, io faccio per rispondere e…esce un gran rutto e tutto il fumo!!!!!!!!!!!!!!!!! Ti risparmio il resto…bacio, Cate