
Ecco dunque il Davide che cercava: l’eroe sorpreso nel punto culminante della decisione, che già aveva superato la paura, l’esitazione, la ripugnanza e il dubbio, ma ancora rispecchiava un’ombra di queste emozioni; l’uomo che aveva sempre voluto vivere a modo suo sui colli di Gerusalemme, incurante del clangore delle armi e indifferente dinanzi alla prospettiva di una ricompensa materiale.
L’uccisore di Golia, invece, in conseguenza della sua gesta sarebbe stato sottoposto per tutta la vita alla necessità della guerra e irretito, quindi, nell’esercizio del potere. Sul suo viso si sarebbe scorto un indizio sempre più tenue di questa riluttanza ad abbandonare la lieta vita pastorale per una vita di Corte intessuta di gelosie e di intrighi, che comportava la necessitàdi disporre del destino di tanti altri uomini.
Eterno dissidio tra il pensiero e l’azione.
Davide avrebbe imparato che l’uomo, scegliendo l’azione, si dava in balìa a un inesorabile padrone per tutti i giorni e gli anni della sua esistenza; avrebbe appreso che nessun premio elargito dall’azione – fosse pure un regno, la potenza, la ricchezza – compensava la perdita della facoltà di disporre liberamente di sé stessi.
Agire significa uscire dall’isolamento, mischiarsi con gli altri uomini. E Davide non era sicuro di desiderare una cosa simile poiché era stato sempre solo. Dopo lo scontro non sarebbe più potuto tornare indietro: la vittoria su Golia avrebbe significato la sua sconfitta. Egli ben sentiva ciò che stava per fare a sé stesso e ciò che il mondo avrebbe fatto di lui: ecco perché provava esitazione e riluttanza a mutare il corso della sua vita.
Irving Stone "Il tormento e l’estasi"

fantastica biografia di un eccelso artista, un amore comune 🙂
il david che cercava.
e poi c’e’ la searching, che ancora cerca.
…sì, Cye… ma la scelta di questo post sta anche nella frase finale… abbiamo tutti un Golia da uccidere? E siamo pronti a farlo?
We, Searching..adesso una domanda sorge spontanea: cosa cerca Searching?
apposta avevo glissato: per quanto mi riguarda, non ho ancora deciso 🙂
Preferisco a pensare a un Davide che continua a dubitare, anche quando lancia il sasso. Che lo fa perché può far solo quello, ma non sa come andrà a finire. per questo la faccia sicura della statua di Firenze non mi è mai piaciuta. Credo che tutti abbiamo dei Golia da uccidere, piccoli o grandi. Credo anche che pronti non lo siamo davvero mai, ma che arriva un momento che è giusto provare. Quand’è il momento? Per me, è quando me lo sento nella pancia, per quanto rimandi, per quanta sofferenza e paura il gesto mi porti.
Non credo esista davvero “il momento della decisione” ma solo il momento di avere coraggio.
Perché ci vuole coraggio ad uscire dall’isolamento e ci vuole coraggio ad avere la fiducia che serve per uccidere Golia senza perdere sé stessi.
Ora mi rilasso e proseguo il libro :o)
ne ho già uccisi tanti, con le conseguenze del caso…ora mi riposo (finchè posso, ma temo ancora per poco:-)
We, Cye, quanti ne hai uccisi? …perfortunanonmichiamoGolia!
Sì, Chiara, ci vuole il coraggio di rimanere sé stessi, concordo in pieno… e in assenza di questo coraggio, a volte, ci sembra che non ci siano Golia da uccidere, ma è un nascondere la testa sotto la sabbia, io credo.
Fenicee, se leggi con attenzione scopri che anche Davide, secondo Michelangelo, non si sentiva “veramente” pronto. E’ profonda l’analisi del personaggio, prima di prendere lo scalpello in mano… per il resto, mi piace la tua frase: arriva un momento che è giusto provare.
sempre meglio agire pero’…
Teoria interessante anche se decisamente particolare
No veramente è splinder che dava problemi.. usciva un messaggio con scritto “non posso pubblicare il post prova più tardi”… e io ho riprovato… e quindi poi è stato postato 3 volte… vabbeh… ciaoooooooooo!!!
Perbacco, invero suggestivo…
E Michelangelo nel Davide che cercava?
Opera meravigliosa.. Racchiude davvero tutto ciò, e anche di più..
Ah sì, un treno i corsa in un tunnel rende parecchio l’idea, non ci avevo pensato..
Ciao! ^___^
semplicemente divino…
A mia nonna regalarono una statuetta del David. Il giorno dopo gli aveva già messo una gonnellina, fatta all’uncinetto, per coprire “la natura morta”.Ancora oggi, un mini-David, versione copacabana troneggia in sala da pranzo! Ahhhhh l’arte!
…questa è troppo forte, Lectrice! Un Davide in gonnellino, non l’avrei mai immaginato. …spero di riuscire a smettere di ridere.