Non ho la possibilità di inserire una musica nuova, stanotte. Il programma del quale abbisogno è disinstallato e non ho tempo né voglia di provvedere.
E’ forse il segno che della musica dovrò fare a meno, e così di certo sarà nei giorni che trascorrerò tra boschi e montagne. Farne a meno, oppure creare una mia musica interiore.
In questo momento ascolto una musica che altri non sentiranno, una musica che non potrò condividere. Che strano, mi si invita a fare a meno degli orpelli: a che serve la musica, in un blog? Basta soltanto scriverci qualcosa.
Ma cosa posso dire, riguardo a questo vuoto che sento dentro? Forse soltanto che non è una brutta sensazione. Questo apre uno spiraglio a nuove considerazioni. Non stiamo qui a parlare di un dolore; cosa tanto gradita risulta a volte ascoltare i dolori altrui. Non faremo dissertazioni sulla frustrazione procurata da una realtà che non appaga le pulsioni fondamentali, costringendoci a condensarle in mattoni, per costruire un muro che ci separi dagli altri, in certo modo proteggendoci, in certo modo agevolando la possibilità dell’essere sollevati dal fare scelte, che diventa un affare sempre più complicato.
Parleremo del vuoto che crea uno spazio neutro. Versatevi dentro la vostra acqua e vedrete come questa ben si adatterà con subitanea facilità ad uniformarsi alla mia forma interiore. Senza giudizio, senza sforzo.
Questo liquido che mi versate dentro non verrà increspato dal vento e non potrà apparire più bagnato, anche se vi piovesse sopra, ma resterà la sostanza che voi avete originato e della quale mi fate dono, e che sereno contemplerò in controluce, evitando di sottolinearne le eventuali impurità.
Parleremo del silenzio che si prova a contemplare il mare in tempesta, quando è tanto chiaro che non si può neanche lontanamente pensare di poter porre un freno alla potenza delle onde.
I minuti che passo davanti a questo monitor cadono a terra senza che io ne possa avvertire il tonfo. Corrono per il tempo loro assegnato come su una lama di rasoio, senza ferirsi, e arrivati sul ciglio franano oltre, ma non un grido, non un rimpianto in questo distillato di notte.
Come se davvero, e quanti lo sostengono, il tempo non fosse altro che un prodotto della mia mente, e in quanto tale, io potessi stanotte decidere che posso pure ignorarlo.
E’ una piacevole scoperta, dopo averla a lungo cercata, conoscere finalmente la sensazione di essere pronti a lasciare che le cose accadano senza dover sentire il bisogno di imprimere loro una spinta, in un senso o nell’altro.
Ecco, è tutto qui, non c’è molto da dire.
Forse soltanto si può esprimere una certa gratitudine verso questa notte che ha deciso di scorrere serena, facendo a meno di me, per un po’.

Non mi dispiace ogni tanto far da spettatore a me stesso, è un po’ come fare il morto a pelo d’acqua, rumore non mio e leggerezza.
🙂