uno (nessuno) duemiliardietrequarti

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In questo blog mi presento come posseduto da due anime: il Poeta e il Mascalzone. Queste due parti di me molto spesso si compenetrano: come nel simbolo del Tao, il Poeta penetra nel Mascalzone e ne contiene in sé una parte, e viceversa. Sembrerebbe tutto molto semplice, ma in realtà credo di avere più di due facce: mille anime e mille desideri si muovono in me, spingono e lottano per venire a galla, si completano e si annullano vicendevolmente.
Mi ricordo allora degli insegnamenti di  Gurdjieff, per bocca del suo allievo Ouspensky nel libro "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". Difficile lettura.
L’assunto principale consiste nell’affermazione che noi non abbiamo un "io" definito, ma in realtà siamo preda di mille diverse personalità fittizie in perenne lotta e contraddizione. Cosicché non potremmo mai affermare intenzioni e volontà durature, in quanto esse stesse frutto della personalità che in quel momento ci comanda, la quale verrà un attimo dopo sostituita da un’altra personalità che potrebbe anche decidere l’esatto contrario di quanto, apparentemente, ci siamo prefissi.
Siamo preda di una gang minorile, mi dico io.
C’è della verità in questo, io non ho dubbi.
Personalità infantili, pretenziose e pretestuosamente saggie si accavallano in me. Ognuna decide per sé secondo i propri interessi, a muovere parziali soddisfazioni. Nessuna riconosce l’altra, nessuna armonizzazione è possibile.
E mentre mi muovo come una marionetta dietro un velo di illusoria "normalità", saltando e guizzando tra un inutile desiderio ed una impossibile ricerca di effimere soddisfazioni, una parte di me, nel profondo, osserva ma non giudica. Mi aspetta, semplicemente. Sono sicuro che questa presenza, silenziosa e paziente, è la parte più vera di me.
L’ho sentita felice mentre camminavo verso Santiago, la vedo affiorare mentra contemplo un tramonto e la avverto quando corro leggero sulla riva del mare.
Vorrei farla emergere più spesso, sedermi quietamente e intrattenerla con le tematiche fondamentali della vita, dei percorsi dell’anima, con i perché essenziali… vorrei una pacca sulla spalla ed un bacio dietro l’orecchio, dopo aver ascoltato una voce sussurrata che mi rende partecipe dei segreti dell’Universo… ma è difficile.
Voi, quanti siete, internamente?

12 thoughts on “uno (nessuno) duemiliardietrequarti”

  1. Voi, quanti siete, internamente?
    Mi ci vuole un bel pò di tempo per rispondere a questa domanda… ora sono di fretta ma, anche se magari non ti interessa, pur commentando raramente ti leggo sempre…

    P.S. Bello questo bianco ;o)

  2. una folla? una, nessuna e centomila? un diamante? molte sfaccettature ma una sola pietra sfavillante, che dev’essere tagliata per rivelare ciò che prima pareva solo un sasso: molto lavoro, grande impegno e con l’esercizio arriva anche l’abilità: ma alla fine catturiamo la luce e la riflettiamo nell’ambiente 🙂

  3. Beh, Max, condivido appieno il pensiero di Gurdjieff: anche in me convivono mille sfaccettature della stessa personalità, spesso in contraddizione. Il mio problema, però, è un altro. Non ho ancora imparato (e di questo “incolpo” l’educazione che ho ricevuto e che ancora combatto) ad ACCETTARE. La mia è un’eterna lotta tra quello che sono (in tutti i suoi sfaccettamenti) e quello che dovrei essere. Così cado spesso in crisi profonde dalle quali vengo fuori col Tai Chi. Jou Tsung Hwa è il mio grande maestro, l’uomo che mi guida spiritualmente e che riesce, attraverso le sue forme e il suo pensiero, a far emergere TUTTI gli aspetti di me che devono imparare ad accettarsi, a convivere, a convogliare in un unico nucleo l’energia per ottenere un risultato armonico. Assolutamente difficile, ma non mi stanco mai di esercitare il mio spirito per arrivare (sogno!) a sentire e comprendere il mio GIN (TIN GIN – TON GIN, ci arriverò mai?). Chiaramente, molti dei miei sforzi vanno a puttana quando Ed ha i comportamenti di cui hai letto (non controlla l’ancoraggio, ma poco ci manca). Bacio grande, Cate

  4. Noi siamo tanti, se ho capito bene il tuo discorso, infantile, perchè ci credo a tutti, rido per poco,mi piaciono le bambole, saggia perchè sono responsabile, matta, perchè faccio i miei ragginamenti storti, ma per me giusti, e sogno ancora, chè è sopra di tutto, è in me nel fondo dell cuore ho della catività, che avvolte sovrapassa, e in questa numerosa personalità mi rimetto, ma mi diffendo, mi diverto e do tanta noia, forse come sto facendo ora! ciao

  5. Un’infinità…
    e un paio predominanti…
    più che altro, rappresentati, portavoce di tutte le altre
    incluse se stesse.
    Ognuna ha la sua importanza
    in modo e in contesti diversi.
    Insomma, dentro di me vige
    la democrazia ^_^

  6. Magari ti interessa davvero la risposta e quindi provo: ho scoperto nel tempo, davanti a situazioni nuove e per me impreviste, di poter anche comportarmi diversamente dal mio consueto modo di essere.
    Comportarmi in modo diverso, anche diametralmente opposto, non essere diversa. Infatti le caratteristiche fondamentali riemergono sempre prima o poi, è solo questione di tempo. E non scrivo quali siano supponendo che poco te ne importi, la domanda è soprattutto rivolta a te stesso.
    Ma se ci accontassimo dei segreti di noi stessi, come la vedi?

  7. Sono d’accordo con te. Anche a me, al di là delle tante sfaccettature (alcune bele altre meno) che colgo in me, pare di sentire quel “nocciolo” d’identità che non cambia, quell’Ilaria (mi chiamo così) permanente sotto le altre che s’inseguono e fanno chiasso. E’ come la sabbia sul fondo del mare e come dici tu è una parte che va nutrita e che spesso invece trascuriamo.
    Ciao (però mi piace l’abbinamento Poeta e Mascalzone, anche se tra i due, così, senza conoscerti, preferisco il Poeta… 😉

  8. Dentro me affolla un piccolo popolo.
    Nel processo di trasformazione della coscienza essi manifestano la loro vera essenza che è quella di essere immagine sovra-individuale. E’ solo con il confronto con l’Animus, l’altro da sé, che l’Io della può riconnettere i propri bisogni a quelli della vita e di conseguenza può imparare a riconoscere l’altro come un tu tutt’uno con l’io e non come un semplice specchio di desideri inconsci o di proprie debolezze o paure.
    Un bello spunto di riflessione, una carezza…

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