Il Manzanillo

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Mi è stato chiesto più volte di chiarire la natura del Manzanillo. Ho quindi deciso di scrivere queste poche note per soddisfare tale richiesta. Come vedrete, tratteremo del Manzanillo soltanto per quanto riguarda la sua influenza nell’ambito della cultura occidentale, tralasciando per brevità gli aspetti inerenti le culture orientali e precolombiane.
Buona lettura.

Ir Manzanillo è un’animale mitologico, quindi: favoloso, mitico o se volete, campato in aria.
Nella leggenda, ir padre der Manzanillo fu Tifone, grande ultrà romanista ante litteram. La madre risurta essere Echidna, la vipera, della quale si sà molto poco, tranne che sembra stésse su’ coglioni a parecchia gente.
Ir Manzanillo è ‘na specie di Chimera: cià la ghigna di Berlusconi però co’ denti di Ferrara (che culo, eh?), la fàva di Merola e una gamba sì e una no. Le fonti su questo fatto delle gambe sono frammentarie e ‘mprecise.
Si trova notizia di vésto animale pélla prima vòrta ner trattato: “Manzanilli e prese per ir culo”, di Zenone lo Stoico, altrimenti mèllio conosciuto come: ghigna di culo.
Fonti storiche accertate riportano che un giorno venne chiesto a Socrate di descrive’ ir Manzanillo nella su’ famosa opera: “Quando vò a giro senza fà un cazzo”, e che in quella occasione Socrate pronunciò pélla prima volta la gloriosa frase: “Io so soltanto di non sapere una beata fava”.
Su Socrate e ‘un ci si poteva mai contare: beveva e poi svarvolava.
Aristofane inzerì ir Manzanillo nella su’ celebre ‘ommedia: “Le nuvole, ovvero: quando piove non ci son cazzi, devi piglià l’ombrello”. Poi però s’àccorze che ir Manzanillo un c’entrava ‘na sega colla trama politiàmente ‘mpegnata dell’opera, e ce lo tolze.
Alcune fonti ‘ndividuano ir Manzanillo ner quinto secolo dell’impero romano, quale nume tutelare delle ‘asalinghe co’ mariti in panne, delle zitelle e di vélle cor culo basso e ‘piedi storti. Infatti le spropositate dimenzioni della fàva der Manzanillo assuggerebbero a icona della speranza di fà quarche trombata in più di vélle che si possàno contà sulla punta delle dita d’una mano. Arcuni studiosi accreditati sostengàno che ir Manzanillo veniva all’occasione utilizzato come surrogato der marito renitente.
Der curto der Manzanillo si perdono le tracce pe’ molti secoli, pe’ ritrovànne poi un’accenno ner famoso libro di Erasmo da Rotterdam, che come tutti sanno si ‘ntitolava originariamente: “Elogio della pòtta, che follia”, ner quale l’autore descrive l’òmo nella su’ primitiva ‘ondizione di innocenza quasi ‘nfantile, prima di scoprì la devastante ‘nfruenza, anche a carattere ricattatorio, della pòtta concessa o negata.
Recentemente si è scoperto un manoscritto inedito di Nietzche, dal titolo: “Quasi umano, a parte la fàva”, ner quale ir firosofo anticipa la teoria der Superòmo, evidenziando la contraddizione dell’àveccelo piccino e striminzito e ir volé trombà péfforza. In questo contesto ir firosofo ‘ndividua ir Manzanillo come forma archetipa dell’attributo sessuale maschile, trovando in questo un punto di contatto con le idee precedentemente espresse da Hegel nel celeberrimo: “Fenomenologia della pòtta”.
In tempi recenti ir Manzanillo ha perso vélla carica pregnante di simbolo atto a rivestire l’idea di una forma percepibile ai sènzi, o a rappresentare idee astratte.
Se ne trovano arcune tracce nei lavori di Picasso, principalmente nel bozzetto preparatorio der quadro: “Le puttanelle D’Avignon”, opera che segnò l’avvio della stagione cubista, ma soprattutto negli schizzi raffiguranti dei tori, che l’artista amava creare ner mentre aspettava che la zuppa fosse cotta, o che Olga Koklova fosse pronta pe’ fà ‘na bella trombata. 

2 thoughts on “Il Manzanillo”

  1. A costo di perdere per sempre la faccia con te te lo dico : queste cose mi mettono allegria (mica posso dire che mi sto schiattando dal ridere!)
    Ti ricorderei anche la famosa “Pioggia sur Manzanillo”, se ne intendeva.

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