Leggendo "La scimmia pensa, la scimmia fa" di Chuck Palahniuk mi imbatto improvvisamente nell’elogio sperticato di una scrittrice americana che non conosco, esponente di spicco del cosiddetto minimalismo americano. Amy Hempel. Si afferma addirittura che una volta scoperta la Hempel, quasi ogni altro libro che leggerai dopo ti farà schifo. Un confine che sarebbe meglio non superare.
Questa cosa mi incuriosisce. Già son rimasto scettico dopo aver letto Carver, forse l’autore più famoso e anzi quello che viene considerato il padre di questa corrente letteraria, anche se lui non si riconosceva nella definizione di minimalismo.
Mi metto in caccia e scopro che l’unico libro della Hempel pubblicato in Italia è "Alle porte del regno animale", ormai fuori commercio. Non demordo, e alla fine riesco a procurarmene una copia. Un libro picccolo, racconti brevi che andrebbero giusti per un blog.
E adesso, di nuovo, non so, rimango scettico. Mi piacerebbe avere qualche opinione. E allora metto qui il racconto più breve: "Al ricovero per animali". Certo, non si può definire una scrittrice da un singolo, minuscolo racconto. Ma è comunque qualcosa.
Io leggerò volentieri le vostre opinioni.
Al ricovero per animali – Amy Hempel
Ogni volta che vedi una bella donna, qualcuno si è stancato di lei: così dicono gli uomini. E io so dove vanno, queste donne, con la loro stanca bellezza che qualcuno non desidera più… queste donne che devono vivere come il pino bianco dell’alta Sierra, lì già da prima di Cristo, nutrito in qualche modo dal vento della montagna.
Si accostano agli animali, lisciando loro il pelo, dentro a una gabbia, giorno dopo giorno, dicendo, “Come sta il piccolo di mamma? Si sente solo il piccolo di mamma?”
Se ne vanno alla fine della giornata, soffermandosi per chiedere ad un guardiano, “Finiscono in buone mani?” Tornano dopo un giorno o due e si chinano per esaminare un gatto privo di un occhio chiedendo, come intendessero adottarlo, “Come faccio a imporre un nuovo gatto al mio cane?”
Ma le adozioni sono molto rare. Ciò che importa è che queste donne abbiano qualcuno da lasciare, abbandonando le amabili creature che mai le abbandonerebbero, una volta concesso il proprio cuore.

Mi ha colpito il brano.
Sono donne con un’attitudine alla seduzione, ma distaccate, nelle quali manca reale sentimento.. e forse piene di paura.
Mi sono messa a pensare ma quando penso a una cosa, ad elaborare una risposta, prima di tutto mi faccio una serie di domande.
In questo caso il tuo scetticismo è rivolto al minimalismo come espressione nell’arte, compresa la letteraria, oppure a questo brano particolare di questa particolare autrice così osannata?
Sul minimalismo posso dire che, prima di cominciare a scrivere e per un paio d’anni dopo non riuscivo ad apprezzare autori come Carter. Poi ho imparato a leggerli in parallelo alle mie riflessioni su come scrivevo e, devo dire, ho cominciato ad apprezzarli.
Perché? Perché una lettura meno superficiale della precedente era capace di farmi vedere molto di più, di scatenare molto di più nella fantasia. Gli aggettivi, ad esempio si formano nel cervello leggendo, come i colori, le emozioni.
Questo brano ad esempio ci lascia liberi di immaginare come sia fatta una bella donna ( giovane o vecchia? Ad esempio) Ognuno di noi può inventare perché ci si stanchi di lei. Quanto e come soffrano. E come tutti i minimalisti ci lascia solo un piccolo sprazzo di verità, nemmeno chiaramente dichiarato: la rabbia e la vendetta che non sono nemmeno capaci di vivere completamente. Insomma non sono brani da leggere e basta, non di corsa, piuttosto da rileggere più volte.
Personalmente devo essere serena per farlo, mi sono sforzata abbastanza.
E ho scritto più di lei 🙂
m.
Era Carver!!!!non maledetto Carter 🙂
A proposito del suo non riconoscersi nel minimalismo ricordo una polemica (mi pare lanciata da Baricco) sul fatto che il suo editore ( si chiamava Lish o similari) gli tagliava tutte le scene descrittive.
Furono trovati originali di racconti dove il minimalismo si allargava alquanto. Sembra che il personaggio sia stato in qualche modo “forgiato”.
Comunque quello che è stato poi pubblicato “è”.
Scusa il doppio intervento
io sono una grande ignorante non so nulla del minimalismo e tanto meno conoscevo l’esitenza di questa scrittrice!
Ecco ti ringrazio per aver donato la miccia adesso devo mettermi a studiare!
..è giusto prendere in “considerazione” autori segnalati soprattutto quelli che divengono introvabili..
poi farsene una propria idea, che si modella al proprio pensare, al proprio sentire…
mi son piaciute molto le prime frasi, che prendono e inghiottono, poi mi son distratta…
ma forse è un mio problema…
un forte abbraccio
m.
Leggendo gli altri commenti mi sorge il dubbio di non aver compreso la domanda; ad ogni modo:
preciso, chirurgico direi, essenziale, netto e completo.
E devastante, nella sua brutale verità del quotidiano vivere.
Mi sembra che più che altro critichi una certa tipologia di donna, quella che non sa o non vuole amare. Mi fermo qui, visto che si parla di minimalismo…
;-))
e tu cosa ne pensi? 😀
Stona il pino bianco. Così monumentale, così incongruente.
Forse un bonsai….
a me non piace. né lo stile né il resto: non “comunica”, è fredda.
Sulla questione dell’editor di Carver ho fornito vari link in questo post:
http://calablog.splinder.com/post/15130710/Carver+e+il+suo+editor%2C+Lish
Il brano citato non mi ha smosso niente. In genere, anche Carver mi lascia parecchio freddo.
Io trovo che il brano che riporti abbia una sua forza che deriva proprio dall’essenzialità e dal riuscire a fornire un’immagine di un’anima, di un modus vivendi, solo con poche righe.
In qualche modo questo raconto mi pare l’equivalente narrativo di un haiku.
fa cagare…
ali
Mi hai fatto morire dal ridere, Sensations. Grazie.