Sono stanco, stanotte. Non ho parole per raccontare i movimenti di sensazioni e di suggestioni che sento agitarsi dentro di me. Sono troppo stanco per afferrare i pensieri che vagano nella mia testa e non riesco a tradurli in parole. C’è una differenza sostanziale tra un pensiero ed una parola. Il pensiero è semplice, smuove emozioni definite ed è subito riconoscibile. E’ il ricordo di un tramonto, di un bacio, di uno schiaffo contro l’anima. Lo senti agitarsi e sorridi, oppure piangi, a seconda dei casi. Ti porta a sbattere la faccia contro il vetro della finestra, e poi resti a guardare il vento che sembra voler scardinare le antenne della televisione. Magari. Imprime una forma al tuo corpo, conferisce carattere e direzione ai tuoi movimenti, rendendoli leggeri; ostacolandoli. Ti spacca in singhiozzi; ti spara a navigare sopra una nuvola dorata. Li senti, i tuoi pensieri, come voci nella notte che ti sussurrano quel che dovresti fare; ti indicano quel che non hai fatto o quello che c’era di sbagliato nel tuo agire. Non c’è bisogno di grandi spiegazioni, non c’è la necessità di illustrare un pensiero, finché resta dentro di te. E’ semplice come mangiare, se hai fame, come fare l’amore, se hai fame, come piangere, se non hai più fame.
Le parole invece sono sempre complicate. Dovrebbero spiegare i pensieri che vuoi trasmettere ad altri, i sentimenti che vuoi illustrare per mostrarti a chi ti sta vicino, a chi si sta allontanando, a chi è in un luogo nel quale non vorresti si trovasse. Ma le parole hanno più di un senso, e questo senza voler contare le inflessioni della voce, se triste o incazzata o allegra o suadente.
Soprattutto le parole che non dici, ma che scrivi.
Con le parole è difficile spiegare i colori dell’anima, le scintille di luce che ti percorrono come un fiume in piena e tutte quelle cose che senti premerti dentro, pronte per venire urlate al mondo.
Le parole sollevano sguardi perplessi carichi di incomprensione, sembrano fucilate dove volevi porgere una carezza. Hanno bisogno di un riscontro, devono essere interpretate e spiegate di nuovo, con nuove parole. E più spendi parole per spiegare le parole che hai detto, e più parole ti servono. Corrono in circolo come piccoli demoni maliziosi, si prestano ai fraintendimenti, giocano a mordersi la coda, ti si rivoltano contro, corrono verso l’orizzonte come volessero fuggirti ma poi ti si riversano addosso a grande velocità, ti si fermano davanti e ti sbeffeggiano.
Cosa hai voluto dire, con questo?
Non ho un solo pensiero che io possa spiegarvi compiutamente, a parole.
Le parole vanno cercate, scelte. Ordinate.
C’è da spaccarsi il culo per trovare la parola giusta, quella che non offenda, che non venga presa come una sfida, che abbia un senso completo, definitivo, univoco.
Qualcosa tipo: E sia la luce.
Non ho parole, questa notte. Non quelle che servirebbero per mostrare la mia inquietudine, i moti di dolcezza, i sorrisi e le lacrime che ho voglia di spendere.
Vorrei avere orecchie tanto grandi da sentire tutte le parole che viaggiano in questa notte. Vorrei che questo vento tanto forte da scardinare le finestre, mi portasse le vostre parole.
Io le dispiegherei una per una, le disporrei in buon ordine e tenterei di comprenderle. Anche se è difficile, perché per capire le parole che vi inviate nella notte, aggrappati ai telefonini o piegati sulla tastiera a sparpagliare migliaia di bit spediti a ricomporsi davanti ad occhi famelici, per capirle davvero, dovrei conoscere la vostra storia. Io, che a volte credo di non conoscere neanche la mia.
Vorrei vedere da dove nascono le vostre parole.
In queste notti così dolci, nelle quali sento la mia anima espandersi in un sorriso di gioia e accettazione del mondo intero, vorrei raggiungere ognuno di voi, e capire.
Vedo tante piccole scintille di luce, come stelle incastonate nel manto della notte. Gli aneliti di amore, il desiderio di essere compresi e di condividere, e il dolore.
Questo dolore che per tanto tempo mi ha accompagnato, questo dolore che ci rende simili, nel profondo del nostro essere.
Se le parole vi hanno deluso, non dovete per questo lasciar cadere la vostra vita.
Non fatevi abbattere dalla sfiducia, dalla rabbia e dalla disperazione che nasce dalle storie iniziate male e finite peggio, dalle parole inappropriate, mal comprese, fraintese.
Non battete la testa contro il muro, non chiudete le porte e le finestre.
Continuate a suonare la vostra musica nella notte.
Ogni parola che avete detto e che potrete dire in futuro avrà un suo limite preciso, non sarà mai ascoltata per come la intendete e non sarà mai lo specchio della vostra anima.
Ma le vostre voci sì.
Tutto il sentimento, le aspirazioni, le gioie e le aspettative.
Tutto l’amore che siete capaci e avete voglia di donare.
Tutta la rabbia e il dolore.
Tutto questo, e ancora di più, può vibrare e impregnare la vostra voce; può essere compreso, accettato.
Può essere visto.
Qualunque cosa succeda, fate risuonare la vostra voce.
Le vostre voci sono importanti, in questa notte, e nelle notti a venire.

Registrerei la voce, ma non posso.
E non ho la possibilità di far sentire la mia voce alla persona a cui son dedicate le mie prossime parole.
Approfitto quindi di questo spazio, visto il tuo post, per raccontarle a chiunque saprà “sentirle”.
Non mettere mai un amico alla prova
per misurarne l’amicizia
perché, se lo farai,
avrai già dimenticato il bene che ti vuole…
e si sentirà ferito.
Non mettere mai un amico al paragone di un altro
per vedere quale dei due
si comporti secondo il tuo volere
perché, se lo farai,
avrai già dimenticato di vederlo com’é …
e si sentirà ferito.
Non pretendere mai che sia solo lui a cercarti
per aver dimostrazione
della sua amicizia e del tuo volere…
perché lui…
si sentirà ferito.
Guardalo e Rispettalo per quello che é.
E quando pretenderai di ricevere qualcosa
sii sempre sicuro d’aver donato a lui
il rispetto che si merita
quello di esserci stato anche quando
l’hai abbandonato
per misurarne il suo valore
…
dimenticandoti di quel che più conta:
l’Amicizia
…
un amico é per sempre
Molto bello, Chiara. Naturalmente si sottintende che lo stesso principio sia valido nei due sensi.
Max, pur amando la campagna e avendo scelto di viverci per amore degli animali, spesso sogno che se non fossi un’animalista convinta che con gli animali bisogna starci a stretto contatto, vorrei vivere “nel condominio perfetto”. E’ quello dove vivono solo persone a te affini, non importa l’età, nè la posizione sociale, persone alle quali puoi piombare in casa a qualunque ora del giorno e della notte, o chiamare a gran voce dalla tromba delle scale se hai cucinato qualcosa di speciale. Leggo che i tuoi post son partoriti per lo più di notte, io soffro d’insonnia pesante e l’altro giorno, notte tra il due e il tre, ero ben sveglia con gli occhioni spalancati a contar pecore che non ce la facevano nemmeno più a saltare. Ecco, nel mio condominio, dove tu staresti tanto bene, t’avrei scampanellato, magari avresti smadonnato un po’ perchè distolto dal tuo parto, ma poi ti avrei raccontato, con una bottiglia fresca di Falanghina, la mia storia, e tu avresti perdonato l’intrusione. Magari saremmo crollati all’alba sul tuo divano e saremmo stati rincoglioniti per tutto il resto del giorno, però mi avresti conosciuta un po’ e questo sarebbe servito, a me o a te. Le tue parole a me arrivano sempre, anche quando sbadiglio e faccio fatica a tenere gli occhi aperti come adesso. E mi servono, guarda un po’. A presto, Cate.
le parole cambiano i volti… spesso noi costruiamo un personaggio dietro ad un viso, ai gesti, agli occhi… e spesso questo personaggio viene ribaltato nel suo essere per via di una parola. Perchè la parola fa storia. La parola crea e distrugge, come la natura, come il vento. Spazzola il tempo. Tutto nasce da un ciao e poi si potrae nel tempo… cambiano le situazioni, cambiano le emozioni. Le parole restano. Ma non per questo le dobbiamo curare… esse devono uscire da noi senza essere plasmate. Perchè noi siamo le nostre parole. Perchè noi siamo e dobbiamo rivederci nelle nostre parole, dobbiamo studiarle per capire i nostri sbagli. Una parola scolpita e imbellettata non è nulla… è come una vita in playback.
Oh si…
le parole sono importanti. Sono i nostri attimi…
tanti auguri e tanti complimenti per questi splendidi post!
Francy
ho letto, è bellissimo. I commenti però li rimando a quando avrò diradato le tenebre di una giornata “no”; certi attacchi dei nostri dèmoni sfiancano e tu lo puoi capire 🙂
solo un saluto…e un augurio…per un 2007 speciale..
Ciao, in alcune situazioni le parole non contano….ma hai ragione, conta la forza, l’energia, la musica e le emozioni che esse contengono e che scatenano con il nostro atteggiamento…in fondo è proprio quello che conta davvero e fa la differenza … Buon 2007..spero che ti porti tutto quello che desideri e…niente che ti faccia soffrire
Vera
Già letto e apprezzato altrove.
Bravo ancora.
Hai visto troppe puntate di lucignolo, che ne dici di darti alla melevisione?
mio nonno ripeteva spesso: “Dio ha dato all’uomo la parola per nascondere i pensieri”; io ripeto spesso “le parole sono pietre”… e molte volte, superflue 🙂
“Le parole vanno cercate, scelte. Ordinate. C’è da spaccarsi il culo per trovare la parola giusta, quella che non offenda, che non venga presa come una sfida, che abbia un senso completo, definitivo, univoco.”
quanto hai ragione, Max
questa frase me la stampo a caratteri cubitali, contiene una verità fondamentale
c’era chi diceva che la comunicazione è un evento improbabile: senza arrivare a tanto, basta leggere il tuo post per avere la certezza di non essere soli in questo deserto umano
ti abbraccio, carissimo
L.
Grande!