VELENI MATERIALI

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…perché ci avveleniamo?
Sì, è vero: abbiamo impostato e celebrato l’evoluzione di questa società sulla velocità di spostamento di persone e merci. O meglio, ci siamo abituati ad una estrema facilità di movimento e ci piace, ci è comodo andare a comprare il latte in Mercedes.
Adesso è difficile rinunciare a questa comodità, difficile al punto che per comprare questo latte non ci importa di avvelenare l’aria delle città… ad altezza passeggino, soprattutto.
E’ forse troppo arduo fare uno sforzo collettivo, anche una collettiva rinuncia, a favore di altri mezzi di trasporto meno “personali”.
E magari è troppo arduo per le varie multinazionali regalarci quella energia a basso costo, quella che non inquina, sì, quella che hanno nascosto nelle casseforti sepolte in cantina.
Va bene, accantoniamo questo problema. Posticipiamolo alla prossima settimana, quando il petrolio sarà finito. Intanto siamo lieti e felici di poter sfrecciare in autostrada alla spasmodica velocità di 130 all’ora, seduti su gioielli che possono raggiungere agilmente oltre i 200 ma che intanto consumano un litro ogni tre chilometri.
Ed è vero: abbiamo la necessità di riscaldare le nostre case d’inverno, di cuocere il nostro cibo ed ogni tanto abbiamo bisogno di lavarci sopra e sotto le ascelle.
E’ un vero peccato spendere tanta energia così sporca e non rinnovabile per le necessità quotidiane, ma potrebbe trattarsi soltanto di un difetto “adolescenziale”: l’esuberanza di una civiltà tecnologica ancora così giovane… difetto che potrà essere corretto nella maturità, riuscendo a sopravvivere alle proprie intemperanze, certo.
Quindi siamo in un vicolo cieco, un “cul de sac”, alla francese. Lo vedremo, come si evolverà questa situazione, forse un giorno saremo chiamati a pagare il biglietto.
Ma se da un lato siamo legati mani e piedi alle “scelte” collettive, perché ci avveleniamo anche personalmente?
Non abbiamo un controllo sul cibo che ci viene venduto perché siamo troppo fessi per pretenderlo, e neanche sull’acqua che beviamo. Non sappiamo cosa ci infiliamo in bocca e quando ci parlano dello zucchero come ingrediente del dentifricio strabuzziamo gli occhi, increduli.
Ma che dire delle sigarette che fumiamo? Che dire dei superalcolici, che già spaventano nel nome?
Dell’eroina cocaina mescalina?
Per citarne solo alcuni, dei veleni di largo consumo.
Può essere virile per un eroe di Casablanca l’uccidersi una sigaretta dopo l’altra, ma nella realtà quotidiana non è una cosa assurdamente idiota?
Eppure sono qui che me ne accendo un’altra.
E c’è un’indolenza così romantica nel gesto di accendersi una sigaretta. Nel tirare la prima ennesima boccata gli occhi si socchiudono e ci si sente quasi più intelligenti, più interessanti: “Play it again, Sam”.
Sono gesti infantili, autodistruttivi. Ci accendiamo una sigaretta chiudendo gli occhi sulle conseguenze, ignorando gli evidenti sintomi fisici che questa azione comporta… come se chiudere gli occhi potesse servire ad annullarne la devastazione.
Ma in un modo più sottile possiamo dire e vedere che stiamo volontariamente abituandoci al veleno, perché è stato difficile e disgustoso avvezzarsi alle sigarette.
Ve la ricordate la vostra prima sigaretta? Ricordate come il vostro corpo rifiutava il fumo? La tosse convulsa, gli occhi che lacrimavano?
Abbiamo fatto uno sforzo per abituarci a quella cosa rivoltante che è fumare.
Visto che bravi?
Cari amici, fuori c’è un sole splendido, il mare batte calmo sulle sponde del mio cuore ed io mi accendo questa sigaretta sforzandomi di decidere che sarà l’ultima.
E sperando che che sia l’ultima anche quella che state fumando adesso.
Buon pomeriggio.

7 thoughts on “VELENI MATERIALI”

  1. io me la ricordo la mia prima sigaretta…ma non ricordo abbia fatto ai miei polmoni (oggi ripuliti) come invece certe cose fanno male alla mia anima…e dai veleni dell’anima è piu’ difficile ripulirsi…

  2. Mi hai fatto ripensare alla prima sigaretta … quanto ho tossito! E perché? Per “essere e sentirmi grande”!
    Ed ora che osservo quella che ho tra le dita mi chiedo perché, fra le tante cose da consapevolizzare, questa é l’ultima della lista!
    Altro attaccamento da abbandonare.
    Ancora più amore da regalarmi.
    Bello questo post… spunto di molte riflessioni.
    Un bacio

  3. ohibo’! io non sono stata male, non ho lacrimato nè tossito, mi è piaciuto subito fumare; avevo 13 anni e non l’ho nemmeno fatto per sentirmi grande; adesso quando mi capita di essere consapevole del fatto che ho una sigaretta accesa tra le dita, mi sento una mentecatta perchè non mi impongo di smettere pur sapendo che fa male. O allora, come la mettiamo?
    Comunque il maledetto fumo ha i giorni contati.
    Ciao Max-grillo-parlante, cerca di schivare lo zoccolo (lol)

  4. il vizio .lo stravizio,non ricordo la prima,certo… che non vedrò l’ultina per me è un piaere e non diventerà mai un vizio..

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