La scena si svolge in interno. Una soffitta in disordine. L’unica luce proviene da un’abbaino posto sulla sinistra. All’apertura del sipario il Mascalzone è in scena, preso nella ricerca di qualcosa tra vecchi documenti, armadi, scatoloni polverosi.
Entra il pubblico.
MASCALZONE: (si volta di scatto) Cos’è che si mòve? Ah, siete voi, malìdette le vostre ‘orna, e m’avete spaventato! …ma e ‘un vi riesce d’èsse meno felpati? Sempre alle spalle e m’arrivate, maremma maiala!
(entra il poeta, con una torcia elettrica in mano)
POETA: Ah, ecco, ero sicuro di sentire dei rumori… che stai facendo? Fai piano, che l’Albergatore sta scrivendo sul Blog. Lo vedo parecchio incerto sul significato che vuole dare al post, cerca di non distrarlo.
MASCALZONE: Mi ‘mporta na sega a me di véllo ‘he scrive l’Idiota! …e sto a cercà ‘na ‘osa.
POETA: …cosa cerchi? Posso aiutarti?
MASCALZONE: Boh, magari l’hai visto: sto cercando un penziero.
POETA: (sorride) …un pensiero? E da quando hai dei pensieri?
MASCALZONE: Ah, lo vedi? Allora ‘un facevi finta: e siei ‘na testa di ‘azzo péddavvero! Ora io seòndo te e ‘un ce n’avrei di penzieri? O che stronzolo siei?
POETA: Stavo solo scherzando. Hai un pessimo carattere, te l’ho mai detto? Dai: che pensiero era?
MASCALZONE: E ‘un lo so, ‘un mel’arriòrdo. Ti pare che se lo sapevo e stavo vì a cercallo? Cosa vòi che ti dìa? ‘Un m’arriòrdo nemmeno che colore e ciàveva. (si siede, sconsolato) …’un lo ritroverò mai!
POETA: Ma che tipo di pensiero era? Doloroso? Gioioso?
MASCALZONE: Era ‘n penziero bello: quarcosa che aveva a vedé coll’arti, colla gente ‘nzomma… quarcosa che mi doveva fà anco vivé meglio, più sereno, capisci?
POETA: Capisco: una forma di mediazione, di compromesso col prossimo? Una specie di tregua? Non che questo rientri propriamente nel tuo modo d’essere, comunque…
MASCALZONE: (lo interrompe) ‘Un capisci ‘n cazzo, come ar solito: ‘un’era ‘n compromesso, era ‘na ‘osa che dovevo fà da solo, dentro me stesso, epperò coinvorgeva anco vell’artri, ‘na ‘osa come quelle che mi dici sempre te… velle ‘ose di abbandonà l’astio e ‘ir rancore…
POETA: (assumendo una espressione consapevole) ….non è che stai parlando del perdono?
MASCALZONE: (si alza di scatto, a voce alta) Il perdono! Cazzo, com’hai fatto a ‘ndovinà?
IO: Ragazzi, siamo alle solite? Fate piano, per favore, sto cercando di raccogliere le idee.
MASCALZONE: Ma vai ‘n culo te! ‘Un sai nemmeno ‘ndove stanno di ‘asa le idee. (al Poeta) ‘Nzomma, l’hai visto sto penziero? …’ndov’è?
POETA: (con un sorriso sornione) …e dove vuoi che sia? L’hai usato come spessore per sistemare, precariamente s’intende, una gamba dell tavolo di cucina, non ricordi?
MASCALZONE: (come folgorato) Boia è vero! …e mel’arriòrdo sì, vai, e tanto e ti traballava poìno vella gamba der tavolino, e pareva d’èsse ‘n tràmme!
POETA: E’ questa la fine che fanno i tuoi pensieri: Ti ricordi quando hai usato quella poesia famosa per riparare la catenella del water? …e quella volta che…
MASCALZONE: (interrompendolo) Va bene, via, ora ‘un’istiamo tanto a sottilizzà: lo vò a prende’, che mi serve. (si avvia alla porta)
POETA: E che vuoi farci?
MASCALZONE: (si ferma, lievemente imbarazzato, poi si riprende, risoluto) E mì s’è rotta la porta dell’armadio di ‘amera, ‘un vorrai mìa che ne ‘ompri uno nòvo? Ci metto ver penziero: una piallata e ‘n paio di cerniere e l’armadio torna ‘ome novo! Via, lasciami andà, che ciò da fà… piuttosto, perché ‘un dai na riòrdinatina vì? Guarda che casino, dé! (esce)
Il poeta, ormai solo, assume una espressione sconsolata. Poi si scuote e inizia a riordinare la soffitta. Il pubblico è già da un pezzo a ristorarsi al bar.

il pubblico e’ ancora seduto li’, abbi fede.
guardami. seduta e composta ad ascoltarti.
Perdonare… per niente facile.
E’ il cammino giusto per chi ha scelto una vita difficile…
Anna
Il Perdono, gran bel tema Max. Una piccola semplicissima parola, pregna di significati sorprendentemente importanti per tutti noi. Comunemente legata alla cultura religiosa cattolica, ci fa venire in mente lontani ricordi tipo letture del Vangelo, le parabole sulla vita di Cristo, incarnazione e simbolo del Perdono :…Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno…, il perdono nei confronti di Maddalena, e tanti altri esempi…..
Si, Cristo. La prima associazione che viene, per chi è cattolico, è Cristo. Ma sà di vecchio… sà di santi…. di paradiso e di inferno. Il perdono invece dovrebbe essere un valore attuale, moderno. Quante guerre non ci sarebbero se regnasse il perdono? E senza andare troppo lontano, il perdono potrebbe essere la nostra àncora di salvezza, il nostro balsamo ristoratore. Il perdono ci permette di sconfiggere la rabbia che abbiamo dentro, contro noi stessi principalmente e poi di conseguenza, nei confronti degli altri. Quale senso di liberazione sentiamo, quando perdoniamo…. Che sensazione deliziosa prova la nostra anima, nel momento in cui, attraverso il perdono, liberiamo il nostro fegato dal veleno che lo avvelenava…..E non finisce qui. Il perdono è contagioso. Chi viene perdonato impara a sua volta a perdonare. Si crea un circuito di energia positiva, attorno al perdono, che potrebbe rendere la nostra vita migliore, e farci tornare in pace con noi stessi e con il mondo.
perdonare è difficile, comporta fatica e consapevolezza, spesso neppure si affaccia tale pensiero alla nostra mente, usarlo per riparare un armadio sottintende di averlo almeno formulato un tempo, non è detto che poi, si cambi la sua destinazione e lo si usi in maniera appropriata!! Un saluto e grazie del passaggio, a presto Claudia
scusa max se parlo di un argomento che non ha niente a che fare col tuo post: sul blog da te segnalato”un uomo a metà” si è scatenata una bagarre sulla veridicità della storia di Paolo dopo che in seguito a un malore, sua sorella Lucia ha scritto ai blogger in vece sua. Da allora molti hanno messo in dubbio che la storia sia vera e si sono sentiti traditi, tu cosa ne pensi ,visto che hai un po’ di esperienza di vita e di rete? grazie per la tua opinione. maria
Maria, non lo so. Ho avuto anche io dei dubbi, poi ho DECISO di credere che sia vera. Mi sembrava troppo stupido il contrario. E il mio pensiero per Paolo è sincero, se non andrà a lui la mia esortazione di felicità, giungerà a qualcuno che la merita davvero. Poi, non lo so. In questi giorni mi basta sentire che sono vero io. Un saluto.
grazie max! mi mancava il Mascalzone :-)))
Max, te lo ggiuro (con la nostra scivolosa g), è bellissimo.