Seduto ad un tavolo, nella mano un rosso di bicchiere e dalla finestra una lama di luce a sbalzo sul volto dagli occhi che guardano lontano, in avanti o indietro.
Una musica rimbalza da parete a parete; una musica dalle note immaginate, condensate e suonate e spente e riesumate dal riverbero del tempo.
Ogni emozione ritorna, ci sono sentieri scavati dai pensieri molesti, dalle rinunce reiterate, dai sensi di colpa inaciditi, dalle gioie troppo in fretta consumate, sbiadite. Quanta poca gioia rispetto al mare immenso di dolore, sempre al tramonto, che gli occhi hanno contemplato.
E su ogni singola sensazione è ormai un rito soffermarsi.
Come entrare in casa e passare in cucina dopo aver appeso il soprabito della speranza vicino alla porta di ingresso.
Fermarsi al lavello e bere un bicchiere d’acqua è quasi rivivere il primo bacio, la paura di sbagliare e la maldestra innocenza che sbalordisce dalla meraviglia del vedere un mondo fatto a scintille di luce che danzano davanti agli occhi.
Uscendo dalla cucina con un tocco sfiorare mobili radicati sul pavimento, nel ricordo di giorni passati a lavorare il legno fresco realizzando scenografie di sogni insoddisfatti, attimi che vivono nel lampo breve della frazione di una notte e poi muoiono dappertutto, tranne che nella memoria.
Albe del dopo; un cappuccino, un caffé all’americana e tanto zucchero quanta luce inizia a riverberare dal cielo nascente, ancora bagnato.
Entrare in camera e iniziare a spogliarsi per riporre gli abiti con cura come fossero tante, come fossero tutte le maschere che sono risultate necessarie o piacevoli o imposte con rabbia e dolcezza e accettate con garbo e rassegnazione o senso di esultanza.
Ogni maschera ha un suo posto e il proprio tempo nel quale può essere di nuovo visitata, indossata anche soltanto per tentare di intuirne nel riflesso di uno specchio il senso e il gusto e l’effetto ottenuto, nel ricordo, nel rimpianto o nella noia.
Poi indossare abiti adatti al ciabattare per casa è un riscoprirsi nel gesto del calore e della semplicità quotidiana; un gesto compiuto e dimenticato, quasi ovvio e banale, subito spento dal miraggio concreto della poltrona del salotto.
Sedersi in poltrona ed accendersi una sigaretta spegne all’istante lo sguardo; occhi che sembrano assenti all’oggi e così presenti nel loro guardare lontano, oltre la linea dell’orizzonte, ma che in realtà vengono proiettati soltanto verso l’interno, nell’atto di una chiusura al presente e un ritorno soffermato al passato. Immagini che scorrono come fotogrammi consumati dall’uso, scolorati e frammentati, mal coordinati ma così incredibilmente capaci di rievocare sensazioni, interpretazioni.
Quello sguardo perso lontano, nella sua assenza di intensità ricalca i tramonti visti attraverso un vetro d’auto aggredito dal vento e dalla salsedine e si specchia nell’ostinazione di non profferire una sola parola quando ci sarebbe il bisogno di sfondare le pareti con un grido.
Girare con indolenza per casa è rivisitare tutti i momenti creduti importanti e condensati nel ricordo a trasformarsi in farina di vetro imballata in un sacco sempre più pesante da trasportare.
Viene naturale sedersi al tavolo di cucina, così prossimo alla porta di ingresso e di uscita, con in mano un bicchiere di sangue della terra, distillato e ricettacolo di ogni pensiero e follia.
Scende una penombra che rende stanco ogni ricordo, il sudato peregrinare attraverso i meandri della memoria.
Basta un bicchiere di vino dal quale bere l’ultimo sorso e poi alzarsi dalla sedia con strappi all’anima che vorrebbe restarne aggrappata, compiere pochi passi e con la grazia di un Arlecchino ruotare la maniglia della porta e poi in punta di piedi uscire.
Fuori.

Sei un libro da leggere la notte…
Quella porta… è stata aperta…
Anna
e tutte le volte che ci siamo chiusi la porta alle spalle e siamo rimasti ad aspettare seduti sulle scale…
Che bravo.
Nottate…
Star
che si è rotta di stare in log out…
Molto bello questo post per capacità descrittiva e,come dire,empatia con le proprie sensazioni.P.S.Scusa per l’altra notte,ho cliccato sul tuo profilo per errore e,come capita spesso quando si è molto stanchi,non ho avuto la forza per lasciarti neppure un saluto,risultando così un po’ maleducato.Chiedo venia.P.S.n.2.Bentornato.
Non so pechè ma noto un velo di tristezza nelle tue parole………………
Margherita: au contraire. :0)
IL PAZZO
ma cosa succede?
(non vorrei leggerti cosi’.)
…non succede niente di brutto, Search. E’ la vita e nella vita la scrittura che a volte arriva a toccare e descrivere momenti intimi e forse solo apparentemente dolorosi, ma che non necessariamente appartengono all’oggi, non certo in questo modo, e altrettanto possono non appartenere al domani. E’ solo l’ipoteca su un sorriso futuro. Un bacio.
Forse non ho capito niente del post Max , ma a me sembra, descritto divinamente, un viaggio al di dentro di se ma non come solo esercizio di introspezione. Mi mancano le parole per descrivere la mia sensazione stasera… provo con un esempio:hai presente quando un’atleta deve fare il salto cruciale della gara? Quando sembra isolarsi tutto dentro di se dimentico del mondo intero ma concentrandosi solo un un punto per raccogliere le forze per lo scatto finale? Ecco a me sembra quell’istante….. ma, ripeto, forse non ho capito nulla…
…che bello, Perla: hai appena descritto quello che ho sentito anche io. Grazie. :0)
starei ore a leggerti
ha ragione Sam, “Sei un libro da leggere la notte…”
…me lo ricordo quel film, eccome. La lucidità della follia
definizione migliore non si poteva dare
e quei due lupi che scendono a valle, nella notte metropolitana: siamo noi
un abbraccio forte, notte Max
L.
E’ triste, è come leggere in un vecchio diario pieno di ricordi ed emozioni. Ciao e buon fine settimana
Ti giuro.
E’ uno dei post più meravigliosi che io abbia mai letto.
Miss.
splendido post! bello bello bello bello! una foto meravigliosa di una bellissima anima 🙂
quanta bellissima intimità, che densità di emozioni.. Il giorno in cui incontri un’anima sconosciuta e ti trovi a sorprenderti riconoscendola è un giorno soleggiato.
Grazie per essere passato da me e per il sole di oggi.
Ciao carissimo!!
Un saluto veloce perchè sto per uscire. Ti rileggerò con calma al mio rientro più tardi.
Ciao Max
ormai è troppo attacato alle pareti del mio stomaco quel fottuto genio.
questo post
è il continuo movimento.
Stupendo.
Conoscere se stessi, avere un “faccia a faccia” all’interno di noi. capire chi si è. Questo è necessario nella vita di ogni persona.. fermarsi e fare un punto della situazione con obiettività, per poi proseguire e correggere ciò che si può correggere, approfondire gli aspetti di noi che formano il nostro essere.
Sai leggendo questo post mi viene in mente una vertigine dove non sai mai quale sarà la fine…
Notevole la tua introspezione, ad ogni passaggio un passo verso l’infinito.
Hai la capacità di permettere che il lettore faccia sue le tue riflessioni e credimi non è una dote di molti.
Una carezza…
Quante emozioni…
Chapeau!
Riflessioni,domande ,risposte,ricerche.Immagini,pensieri di chi ora guarda davvero e forse con maggiore consapevolezza i momenti che ha vissuto e i momenti che vuole vivere ancora ed ancora,il presente ,il domani.Un post che mi ha fatto vibrare l anima,di una profondità ed introspezione speciale..
Bonne nuit… rêves d’or ;o)
mi piace leggerti,max, mi piace
nina
ceh bel posticono di cose ben scritte.
tornerò.
ge
Un 6 novembre che congela le mani. Respiri contratti, desideri vaghi. E leggerti rende più vivi certi spazi d’ombra. Baci, due. N..à.
“La nostra ricerca é sempre volta all’esterno; la mente che cerca una qualsiasi esperienze é rivolta all’esterno.
Rivolgersi all’interno non é ricerca; é percezione.
La reazione é sempre ripetitiva, perché proviene sempre
dallo stesso deposito di memorie.”
Si, Max.
Fuori.
Un bacio :o*