Il gioco del momento è puramente letterario e si chiama Fincipit. L’ha inventato Eìo e ha una sola regola: si prende l’incipit di un romanzo o di una poesia (ma anche di una canzone o di un film) e lo si cambia per fare in modo che la storia termini lì, subito, stravolgendone la logica.
E’ chiaro, no? E’ un gioco divertente che trovo adattissimo a tutti noi. Quindi lancio un concorso globale per il miglior Fincipit di Splinder.
Il vincitore del concorso, oltre ad essere portato in trionfo dalla folla nella piazza principale di Splinder, riceverà in premio una copia del libro "De brutto anatroccolo", rilegata in papiro egiziano e autografata da Giulio Cesare.
Di seguito riporto alcuni incipit tra i più gustosi, tanto per chiarire di cosa si tratta. Questi incipit sono tratti dal Blog di Eìo.
Buon lavoro.
In una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, avvedendomi che il tè non era stato zuccherato. Sfanculai mentalmente mia madre.
Lo spirto guerrier ch’entro mi rugge ha la erre moscia.
Chiamatemi Ismaele. Che a me, mi vede il numero sul cellulare, e non risponde.
Tu non ricordi la casa dei doganieri. Ma proprio niente niente, eh.
La prima volta che i miei occhi si posarono su di lui, Terry Lennox era ubraco in una Rolls Royce davanti alla terrazza del club The Dancers. Gli offrii una mano: mi ci vomitò sopra. E allora che se ne andasse pure affanculo.
Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Lolita, Lolita dove cazzo sei finita?
Rossella O’Hara non era una bellezza. E infatti nessuno se la cagava.
Quando Zarathustra ebbe trent’anni, i suoi lo cacciarono di casa a pedate. Ché a quell’età lì, un lavoro bisogna avercelo.
Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza. Poi avevano messo l’asfalto.
C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Però adesso come adesso, mi sfugge.
Io lo so perchè tanto di stelle nell’aere tranquillo arde e cade.
E tu?
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane;
e comincia a correre
chessennò
ti raggiunge
il GRIZZLY
o Ermione

Buongiorno Max, sarà che sono sveglia (si fa per dire) da poco, ma come ci si regola? Chi ci dà l’incipit? O ognuno s’inventa il suo? Magari torno dopo e vedo se è più chiaro. Un abbraccio
carinissimo il fincipit…magari ci provo…eheheh
sctraordinèèèrio, mo sciòrbole!
ce ne voleva per farmi ridere, stasera! eppure ce l’hai fatta. grassie maxettone, che dio ti benedoca (…e non è un refuso 🙂