Seduto a contemplare il mare egli mostra una energia, a guardar bene tutta interiore, che contrasta con l’apparente immobilità della figura.
Mille pensieri agitano la sua mente e nello stesso tempo il suo pensare rimane quieto. Come acqua e fuoco separati da una lastra di vetro, le sue emozioni si confrontano senza toccarsi. Egli è allo stesso tempo un contenitore ribollente e un bicchiere di acqua ferma, poggiato chissà dove.
Le possibilità di mille sentieri da percorrere con soddisfazione e successo cozzano contro una stolida immobilità, un muro spesso di sale secolare.
Potrebbe essere tutto, e in qualche modo lo è; ma tuttavia non è ancora niente. Un punto di sostanza di luce profondamente concentrato nell’idea di una grande esplosione.
Guardandolo da una distanza adeguata potreste vederlo come parte del paesaggio. Potreste immaginare che il suo cuore non batte, che il suo sangue non scorre, che il tempo del suo respiro sia intervallato: secoli di distanza tra un inspiro e un sospiro. Potreste vederlo rattrappito su se stesso oppure intravedere la lama di luce che precede l’immensa esplosione. Ma, tornando domani, potreste trovarlo nella stessa posizione.
E c’è chi vorrebbe vedervi un rimpianto, in questo. E chi giungerebbe a provare della tristezza, persino della compassione.
Ma chi può dire quale sia il Cammino di un uomo; scalare la più irta montagna o sedere in contemplazione del mare.
Nessuno può indicargli la strada. Non esiste una strada, sul mare; esiste soltanto una strada per allontanarsene.
Ma lui non si muove.
In fondo, onde lievi lambiscono i suoi piedi, e il sole sbalza pieno sulla sua fronte. Il vento fresco rinfranca il suo corpo.
Le possibilità di spaziare dei suoi occhi sono infinite.
Cade come una particella, vibra come un’onda elettromagnetica.
Poi, qualcosa intorno a lui si muove, e lui, immobile, ne segue il corso.
Il suo respiro si unisce al ritmo crescente del flusso di acqua che ha di fronte; si velocizza nell’intensità del vento che rafforza; incalza seguendo l’arrotolarsi smanioso delle nuvole; si incupisce rispondendo al tono della luce che cala.
L’intero Universo gli corre incontro, accelerando lo spasimo di un vortice inevitabile, ruotando intorno ad un punto di energia.
Seduto a contemplare il mare, a bagnarsi nel vento, lui, attende la burrasca.

nina
Ma come possono non capire
che è bello il mare in tempesta;
che è dolce lo scoglio
che accoglie le onde.
No, non possono capire
che è bello scoprire i colori
che, solo per me, sono sepolti
negli anfratti remoti del mare.
Vorrebbero darmi Zefiro
ed io voglio Bufera.
Vorrebbero darmi Tranquillità
ed io voglio Tempesta.
France
Ora sono di corsa… ho un pranzo da preparare per amici (anche se in realtà sta facendo tutto il forno…) ma una fettina di Plum-Cake fatto con le mie manine te lo offro molto volentieri!
Un bacio… buona domenica ;o)
Marinaio nel mare
dell’esistenza
affido il mio relitto
alle onde
oltre gli scogli
oltre i fondali
del tramonto
ove gocce di sale
si sono dissolte
e nella fioca luce
tra gli opachi oscuri
riemergo verso la via
che si eleva all’empireo
Le tempeste sono quelle che ci portano a vivere, mai,come in queste righe, ho visto l’attesa di una tempesta tanto positiva… e sarà energia dal cosmo in noi per divenire un’unica cosa.
E finalmente esplodere verso ciò che sono le nostre speranze
L’osservazione nell’immobilità é un movimento ben più ampio di un viaggio senza osservazione.
Contemplare gli avvenimenti del mare per immergersi nel tutto é divenire parte cosciente del tutto.
Raccogli le piccole scintille d’immenso e quando sarà burrasca spalanca le braccia lanciandole al vento… diventeranno meravigliosi sprazzi di luce a risplendere intorno a te.
E non potrò far altro che sentirli anche dentro me :o)
Ti voglio bene
Un bacio grande :o*
“Egli è allo stesso tempo un contenitore ribollente e un bicchiere di acqua ferma, poggiato chissà dove. ”
…questa frase è di una bellezza sconcertante… non so perchè, ma mi ha colpita nel profondo…
….non aspettarla: chiamala. O meglio: SII burrasca 🙂
ed è proprio lì, davanti a quel mare, che ho sentito esplodere dentro una gran voglia di esistere, di essere ancora….
Ciascuno di noi, fra le mille onde di un mare di “bellezza sconcertante”, ne sceglie una, la accarezza e la porta nel suo cuore.
Io scelgo questa:
Seduto a contemplare il mare, a bagnarsi nel vento, lui, attende la burrasca.
“How many roads must a man walk down…”, uhm… non c’entra proprio a pieno… comunque mi ispirava così… è un periodo in cui la sento anche nel sonno questa canzone!!
Sorry… 🙂