Perché non scrivi, Max?
Hai un bel blog, l’hai curato come un fiore piccolo e fragile, ne hai cercato il giusto layout, nel corso del tempo, ed oggi risponde ai tuoi gusti: bianco, pulito ed essenziale. Il blog di qualcuno che vuole solo scrivere. L’immagine che lo presenta ti piace, e così la lista delle tracce che i tuoi passi hanno lasciato, dentro e fuori, nella rete.
Ogni giorno vieni a visitarlo, tra poco sarai l’unico a farlo. Di quelli che ti conoscevano, solo pochissimi tornano, di tanto in tanto; gli altri, tutti persi per strada. Alcuni hanno chiuso, altri si sono dimenticati di te, che non vai mai a visitarli, o se vai, raramente lasci un commento a testimonianza della tua presenza.
Ma questo ha poca importanza, non hai mai desiderato un commento in cambio di un altro, anche quando sembrava la logica più felice.
Dovevi scrivere, invece, questa era la cosa più importante. Per un certo tempo l’hai fatto, seguendo il ritmo di un’onda inarrestabile, una musica, un pensiero. Poi, il nulla, o quasi.
Stiamo guardando insieme la stessa pagina bianca, Max, e le ragioni che mi porti a scusante sembrano inconsistenti. Non hai bisogno di giustificarti: se non hai voglia di scrivere, posso accettarlo. Ma dammi un motivo valido: io contavo su di te.
Forse accade perché avevi preso l’abitudine di scrivere ascoltando una musica, senza pensare troppo a quel che veniva fuori, e in fondo anche tu ti sei affidato a qualcuno che da dentro ti dettava le parole, così facili, così precise. Non c’era abbastanza musica archiviata da soddisfare le esigenze del tempo che scorre, rendendo consueta e consunta ogni cosa che pareva avere un senso e un ritmo. La musica è diventata vecchia, esausta, non ne avevi da sostituirla.
E infatti stanotte scrivi sul ritmo di una musica nuova, ma sei sicuro di averne bisogno? …diverrà vecchia anche questa. Certo, adesso è bella: ha un ritmo da re leone, ti spinge a battere veloce sui tasti, come ai bei tempi, le parole escono fuori come il fresco distillato nella notte. Questa musica ti porta a camminare per strade e veleggiare per oceani, apre il tuo cuore e rende tutto possibile. Si ripete in un loop che sembra infinito, ma che durerà soltanto sino a che ogni suo più piccolo anfratto risulterà esplorato, a poca distanza dal click che la interromperà, forse per sempre. E poi?
Avrai bisogno di un’altra musica, che potrebbe tardare ad arrivare. Nei giorni che seguiranno, tornerai in visita a queste stanze vuote soltanto per ripercorrere ciò che avevi scritto spinto da una musica che adesso non ricordi neanche più.
E allora Max, puoi dirmi cosa senti stanotte, sulla scia di questo ritmo che apre finestre sul tetto dell’universo, e se solo in questa musica puoi sentire ciò che ancora non ti decidi a raccontarmi? Non chiudere gli occhi, non regalarmi di nuovo quel sorriso evasivo. Sono stanco di sentirmi dire che è un giorno così, un tempo così, un anno così.
Sono io il solo confidente che puoi avere, raccontami il tuo segreto, e insieme lo racconteremo agli altri. Al mondo.
Dimmi qual è il tuo desiderio, Max, e quali luoghi la tua strada ti ha portato ad ammirare o detestare, e se questa ti guiderà finalmente da me, su questa spiaggia trapuntata di stelle che si stanno spegnendo. Qui, dove sento sempre più flebile il richiamo del re leone; qui, dove ti sto aspettando.

e sì che hai il mare di fronte: non ti suggerisce nulla? flusso e riflusso, purtroppo nel nostro mare non possiamo osservare la marea che si ritira e risale. Allora alza gli occhi e osserva la luna e le sue fasi. La ruota gira incessantemente, i saggi cinesi osservano che ciò che è pieno dev’essere svuotato e ciò che è vuoto dev’essere riempito, giorno e notte si rincorrono senza sosta. Anche noi a volte ci sentiamo vuoti e a volte trabocchiamo, anche chi fa il mestiere di scrittore vive il panico da pagina bianca e sembra di non aver più nulla da dire; le luci si spengono, la gente se ne va, cala il sipario e pare che il vuoto sia immenso ed eterno, poi tutto ricomincia (questo è un film che conosci, no?). La calma piatta ci lascia in mezzo ad un mare sconfinato, poi si alza il vento e la barca riprende la sua corsa, il teatro si riempie e il gioco si ripete. Le pause servono: usale.
Le cose che dico a te, le sto dicendo a me, perchè non a caso siamo compagni di strada e infatti ce ne stiamo tutti e due su quella barca in attesa del vento. Ci sono cose che dobbiamo capire della Vita e solo quando la mente tace si possono intendere. Siine certo: il vento tornerà 🙂
…sì, Cye. :0)
Solo un tempo ci è concesso. Forse
Questo ho imparato; e non senza
Dolore. Ancora non mi riesce di
Accettare che il crescere del ramo
Rechi in sé la sua caduta.
Intendo che anche questo è il mio
Destino, come onda, breve o lunga,
che si frange sulla spiaggia, e che
al mare fa ritorno. Non che io voglia
in eterno durare; soltanto, vorrei
capire dove porti tutto il ruotare
della terra, e il mio amare, credere,
sperare. Ora penso che un’immagine
di nuvola a me s’addice: nel
profondo so che, ovunque vada,
in infinito grembo sarà accolta,
chè il cielo è senza fine.
Marcello Ghilardi
Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse:”Se la strada nù la sai,
te ci accompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce…
Io risposi:Sarà…ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede…
La Ceca, allora, me pijo la mano
e sospirò: “Cammina!”
Era la fede.
…
Ne sono certa anch’io… il vento tornerà :o)
:o*
Chiara
🙂
Caro Max!
Ti trovi inguaiato con te stesso per caso?
Leggo che hai un conflitto o comunque stai cercando qualcosa in più che ti aiuti a sospingere il tuo blog e le tue parole ben oltre gli orizzonti prestabiliti.
Sbaglio…?
Un saluto.
Può essere.
Si scrive per se. Difficilmente serve a qualcosa. Ancora piu’ difficilmente serve agli altri, ma occorre farlo (dicono)….anche se non serve a nulla, anche se la parola muore nell’istante in cui nasce….