Yorick

Uncategorized

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=rTArAdbA1_I&rel=1]

 
Negli ultimi due giorni avrò guardato questo video non so quante volte. Reminescenze di una vecchia passione, certo: il teatro ti entra nel sangue. E poi il piacere di centellinare uno dei brani più belli di uno tra drammi più belli mai scritti. Forse il più bello. E fra tutte, questa versione dell’Amleto è in assoluto quella che più mi piace. Il linguaggio, l’atmosfera e la musica mi attanagliano. E questo Mel Gibson, così poco arma letale, sorprendente.
Reminescenze di teatro, sì, apprezzare la naturalezza nel gesto di chi si avvede che sta per toccarsi la bocca con la mano che reggeva un teschio appena estratto da terra. Quasi un baciare la morte.
Pensavo di scrivere qualcosa, ispirandomi a questa scena. Avevo delle idee al riguardo, ieri. Ma oggi è un altro giorno, quasi non ricordo quel che rimuginavo ieri. Non è soltanto una diversa acqua, quella nella quale mi sto bagnando: è addirittura un altro fiume.
Forse volevo chiedermi se davvero è la consapevolezza della morte, come Amleto suppone, che ci impedisce di vivere la vita per quanto merita.
Essere o non essere.
Agire o restare fermi, quasi passivi spettatori degli eventi che ci circondano.
Però sapere che esiste un territorio dal quale nessun viaggiatore ritorna, dovrebbe spingerci a vivere quanto più possibile, io credo, con ogni goccia delle nostre forze, fino all’ultimo secondo, con l’ultimo respiro ad artigliare e fare propria quanta più aria possibile, lo sguardo teso a strappare l’estremo brandello di luce. Per i nostri occhi, prima che si chiudano.
Per quanto belletto possiamo usare e per quante maschere decidiamo di indossare, tentando forse con ciò di allontanare pericolosi e poco divertenti pensieri, niente riuscirà a distanziarci dal nostro destino. Il tutto è una commedia che mettiamo in atto per distrarci dalle domande che si agitano al nostro interno. I nostri pensieri nascosti, il nostro sentire più vero; la faccia che non mostriamo al bar sotto casa.
Quelli che dovrebbero essere i nostri pensieri più veri vagano nella notte, lungo gli spalti del castello, in attesa di essere ascoltati, come il fantasma del padre di Amleto. Se ne può dubitare, della verità che ci offrono.  Potrebbero essere dei demoni che ci tentano. Forze oscure che intendono controllarci, come un falso fantasma che chiede vendetta per una morte a tradimento consumata in ambito famigliare, per scopi meschini. Sarebbero necessarie delle conferme.
Amleto crede di trovarle inscenando una pantomima ad uso dello zio presunto assassino, nelle reazioni che scorge sul suo volto al veder messo in scena il delitto del quale il fantasma lo accusa. Ma quali pensieri si agitano nella mente dell’imputato? Che la sorpresa e lo sgomento e infine l’incapacità di guardare la scena che gli viene proposta siano inconfutabili prove di colpevolezza, è ancora da dimostrare. Lui non lo dice, e i suoi pensieri al riguardo rimangono inespressi.
In questo palcoscenico che è la vita, i nostri pensieri, soprattutto quelli inespressi dai quali siamo spesso frenati, per i quali siamo spesso fraintesi, sono una specie di spettacolo nello spettacolo. Un sogno dentro un sogno. Ne siamo consapevoli, e la nostra incapacità di prendere al riguardo una posizione chiara ci fa sentire impotenti.
Essere o non essere.
Ma in questa storia, non cercate il personaggio che vaga con aria inquieta di stanza in stanza tenendo un teschio in mano. Non c’è.
Le risposte non verranno dalla bocca ormai senza denti di Yorick. I suoi lazzi appartengono al passato, di lui restano soltanto poche ossa disperse a marcire.
La riposta è qui, nel momento presente, in quel che decidiamo di fare, nei gesti e nelle parole che usiamo per descriverci al mondo e a noi stessi.
Questa vita è un palcoscenico gremito da un’infinità di piccole tragedie e commedie, ma il finale ancora non è scritto. La sorpresa e il colpo di teatro sono dietro l’angolo, e il mistero di quello che ci aspetta oltre non deve destare paura: è un grande, splendido mistero.
La storia che ci parla di Amleto si risolve in una carneficina. Dei personaggi principali si salva solo Orazio, lo studente. Resta in vita soltanto chi si apre al mondo con la voglia di conoscere, creandosi una filosofia che comunque risulterà soverchiata da più cose in cielo e in terra.
E Orazio si salva per raccontare.
Per narrare la storia vera di Amleto, dei fantasmi che si agitano inquieti contro le merlature del castello, dei dubbi, le incertezze, la rabbia che scaturisce dal sentirsi inadeguati, raggirati, dell’odio che uccide l’amore insieme all’amata, della voglia di riscatto. Di come si possa decidere di cadere nel fiume credendo di sporgersi da un ramo soltanto per cogliere un fiore.
Tutto il resto, è silenzio.

10 thoughts on “Yorick”

  1. bellissimo post, max. Si, la Commedia Umana… discorso lungo:-) anch’io adoro la versione di Zeffirelli (ne vuoi una copia?). Poi me lo rileggo, i commenti veri, a voce 🙂

  2. “…Agire o restare fermi, quasi passivi spettatori degli eventi che ci circondano.”
    Agire, sempre… agire…restare fermi vuol dire accontentarsi, mai accontentarsi per nulla!
    Ogni tua frase merita attenzione, un bello spunto di riflessione, molto!
    Un bacio

  3. credo che le risposte che cerchiamo siano già dentro di noi.. bisognerebbe riuscire ad ascoltarle, e per farlo forse è necessario proprio il confronto con ‘quel’ silenzio, con quel mistero che la fine di una vita racchiude in sè.

  4. credo sia proprio quella consapevolezza.
    infatti, da bambini, quanto meno fino a che non si ha la percezione di un evento che colpisce tutti (e quindi anche noi), credo che si viva la vita in modo inconsapevolmente, certo, molto diverso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *