Un sasso nell’acqua

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Il calore che hai lasciato tra le pieghe delle lenzuola ha il sapore del mare. Ma io che ho assaggiato la tua dolcezza non riesco a mescolarti con quel gusto salato: sono forse le mie lacrime che scendono a dissipare l’ultimo tepore, il fragile transitorio ricordo di te.
Sono forse le mie lacrime che scendono a lavare il tuo ricordo. Le mie lacrime hanno il sapore del mare.
Conto le lettere che ci hanno unito, nel comporre vibranti fiabe narrate alla notte e lanciate nel vuoto, le cifre dell’abbandono e della gioia, e poi conto quelle che ci hanno separato, ad ogni strappo e cicatrice sull’anima da mostrare come un trofeo che è il premio alla conquista della distanza, della lontananza.
Prima del tuo arrivo conservavo in me la distesa di un lago, questo sì, salato, e credevo fosse solo uno specchio che rifletteva il mondo senza inganni. Nella completa immobilità del mio pensiero ne costeggiavo i bordi avendo paura anche solo di sfiorarne la superficie.
Il silenzio mi era compagno, la distanza era una scelta dolce, le possibilità di riscatto alla solitudine già da tempo frantumate in mille sorrisi giacevano parzialmente levigate dalla sabbia. Intorno a me ogni cosa aveva i bordi arrotondati, non c’erano frammenti di vetro che potessero ferirmi.
Poi tu hai lanciato il primo sorriso nell’acqua, intero e spigoloso e splendente. E’ piombato e poi affondato come un sasso, e la meraviglia nel vedere che la superficie non si sgretolava, che il piano splendente non si incrinava, mi ha fatto capire che il mio pensiero non si era cristallizzato in una solida lastra di vetro, ma era acqua serena in attesa dell’onda.
Tu correvi lungo la riva, non ho mai capito dove trovassi tutti quei sorrisi da lanciare nell’acqua sfruttando ogni possibile traiettoria, anche la più sorprendente, ma in fondo non mi importava.
Credevo fossero tuoi ma forse erano i miei, che tu raccoglievi da dove io li avevo lasciati cadere, dimenticati.
Ammiravo la forza del tuo braccio, l’eleganza del gesto che disegnava un arco di cielo e il prezioso riflesso del sole sulla superficie liquida che si increspava.
Ogni tonfo nell’acqua ricordava il battito di un cuore, accompagnato da una serie di onde che si allungavano a toccare ogni lembo di spiaggia, smuovendo con gentilezza pensieri e ricordi disimparati, e la sabbia a liberare e svelare altri sorrisi che prendevano a brillare, vecchi, smussati dal tempo e dalle intemperie, ma nuovi nella meraviglia della riscoperta.
Tu raccoglievi e lanciavi, raccoglievi e lanciavi, sembrava una danza senza fine.
Era un gioco, ma una volta esaurite le munizioni ci siamo trovati soli, divisi, su una spiaggia deserta, di fronte ad un lago tornato immobile, saturo dell’allegria con la quale l’avevamo ingozzato.
Infiniti sorrisi sparati a vuoto, solo per il gusto di ammirare le geometrie rotonde che riuscivano a creare quando si abbattevano sull’acqua, il turbamento delle increspature sopra una superficie così  a lungo rimasta piatta.
Con gli occhi a scavare la sabbia, incapaci di accettare che solo sorrisi sapevamo lanciare, che l’unica nostra forza consisteva nel creare piccole increspature presto assorbite e spianate dall’inerzia, come se mai fossero esistite, abbiamo di nuovo realizzato il senso di una distanza.
Troppo spazio da colmare, esperienze e delusioni da far collimare con improbabile precisione in un mosaico che mostrava, alla fine, un eccesso di spazio vuoto.
Un quadro incompiuto: un lago, sorrisi affondati nell’acqua, pesanti come pietre, due figure minuscole in lontananza, indistinte nella luce che inizia a calare.
Il calore che hai lasciato nelle orme che ancora segnano il tuo passaggio sul bordo del mio lago ha il sapore del mare. Lo scopro quando mi fermo a cercare tra la sabbia qualche scampato sorriso, non trovando altro che pietre. Le prendo tra le mani, soppesandole e chiedendomi quale geometria potrebbero creare se avessi la voglia di lanciarle nell’acqua. Forse solleverebbero onde più alte, o magari romperebbero e frantumerebbero quella che, ne sono certo, è una superficie solida, uno specchio che riflette con esattezza la realtà. Meglio non rischiare.
Lanciare una pietra non è come lanciare un sorriso.

 

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10 thoughts on “Un sasso nell’acqua

  1. Mi lasci senza parole, cosa difficile per una che interrompe sempre chi parla ^_*
    Con il tempo ho imparato che le difficoltà si superano, alla fine tutto si sistema, ma bisogna arrivare alla fine perché ciò accada…
    La vita è gioia e dolore, inganno e paura, illusione e lacrime, ma va vissuta e assaporata con calma.
    La musica va ascoltata prima che la canzone finisca. Non è il suo ricordo che suona, ma l’emozione che vibra come un diapason a farti sentire vivo.
    ( La musica che accompagna questo brano è stupenda…)

    Vedo accumularsi perle su perle, è notevole il livello stilistico e la proprietà di linguaggio che padroneggiano nelle metafore incastonate in ogni tuo brano.
    Non posso che complimentarmi per il livello raggiunto.
    Una carezza.

  2. Se in te esiste un lago dove son stati gettati sorrisi che sono riusciti a non sgretolare la superficie pur affondando come dei sassi… beh… forse la sabbia non é il posto giusto dove cercarli.
    Bella bella la musica :o)
    Un abbraccio :o*

  3. Sofferenza e gioia, i due sentimenti che più accomunano l’uomo… Anche qui piove e un sento un grande gelo che mi penetra fin dentro le ossa… Il mare è molto incazzato…. Almeno qui….

  4. che dolcezza. sembra di sentire una musica fatta di sorrisi accennati, d’acqua increspata, di orme leggere sulla sabbia.
    stati d’animo che si fondono con il paesaggio naturale.

    per me è meglio rischiare, però dipende dalla posta in gioco
    ciao 🙂

  5. Io credo che la vera conquista da rischiare sia l’accettazione della “vicinanza”. La distanza arriva, comunque. Ghermisce anche chi non l’ha cercata; la vicinanza, l’esercizio quotidiano alla vicinanza, invece, è più arduo.

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