Trasparenze

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Capita a volte che già dalla mattina, appena sveglio, io abbia ben chiaro e nitido e stampato nella testa il significato esatto di ciò che mi riserverà ogni singolo istante della giornata, addirittura il senso preciso del dove sono e di come ci sono arrivato, capitombolando.
Una bella merda.
C’è da restare secchi nello scoprire certe cose, non è detto che io mi senta pronto.
Le pagine dei giorni, affastellate, e quella in cima al mucchio a nascondere pietosamente tutte le altre, si mostrano in trasparenza come nell’ultimo carino sistema operativo, anche se non vuoi, l’occhio ti cade per forza di gravità su quello che sta sotto.
Non mi interessa più sapere perché stavo là per poi improvvisamente spostarmi di qua; non più il singolo movimento ma l’insieme, la somma delle vibrazioni che mi hanno condotto a spasso per questa fetta di universo, questo sì, vorrei vedere. Il senso generale, districato dalla matassa dei significati piccoli, dai particolari discendenti dal quadro complessivo.
Servirebbe una google map su scala temporale, da avviare in modalità accelerata a seguire e rendere precisi gli spostamenti eseguiti lungo il corso di tutta una vita; potrei vedermi come un atomo impazzito che vibra grossomodo sempre alla stessa altezza, spostandosi su un piano spaziale non troppo esteso. Il tempo condensato, riavvolto e spremuto con forza fuori mi rivelerebbe allora in quale rete mi sto dibattendo, senza pretendere di trovare un varco di fuga.
Quale linea tortuosa collega l’uomo che sono oggi al bambino che ieri correva verso l’edicola ad acquistare il cartone animato reso possibile da tanti foglietti, l’uno sull’altro, con sopra disegnate immagini in progressione, da sgranare velocemente sul polpastrello del pollice destro, per creare il movimento. La più alta forma di tecnologia che a quei tempi possedevo.
Un cane correva con in bocca l’osso che gli cadeva, ops; una ballerina muoveva i fianchi; un braccio d’uomo gonfiava il bicipite. Di nuovo, e di nuovo scorrevano le immagini, sino alla caduta della meraviglia. E il blocchetto animato finiva in un cassetto, e poi, perduto.
Non erano trasparenti, quei fogli, non mostravano cosa ci stava dietro ma dovevano ognuno scattare con precisione e sparire per lasciare il posto al successivo, quella era la regola e la tecnica.
La ballerina danzava, pur sempre immobile nello stesso posto, il cane perdeva comunque l’osso e non aveva abbastanza pagine per tornare a riprenderlo; le pagine non erano trasparenti, cosicché l’osso era sempre perduto.
La ballerina aveva comunque una bella danza da eseguire pagina per pagina ed il cane tornava ogni volta felice con l’osso in bocca, non avevano bisogno, loro, di cercare segni e significati nella trasparenza dei giorni, dove si potrebbe scoprire per stupida sorte un cancello chiuso.
Non sono pronto per questo e quindi, in quei giorni nei quali ogni cosa mi appare chiara e nitida e stampata nella testa, io, chiudo gli occhi, almeno per oggi, per sopravvivere.

6 thoughts on “Trasparenze”

  1. Noi siamo la somma di ciò che siamo stati. Facciamo la differenza perchè osserviamo gli eventi passati e presenti con i nostri occhi da bambini, quegli stessi occhi che ieri guardavano incuriositi ed emozionati quel cane con l’osso in bocca o quella ballerina che magicamente ballava la sua danza, ma loro erano racchiusi in fogli ed oltre non andavano.
    Il tuo incedere il tuo cercare significati nella trasparenza dei giorni che scorrono ti rendono forte e un uomo immenso nella sua grandezza, oggi chiudi gli occhi per sopravvivere, ma domani riaprili per vivere a pieni polmoni…tutto quello che avverrà sarà luce ad illuminare il tuo passo, darà un senso molto profondo ad ogni graffio accumulato sulla via del cammino.
    Non ho mai avuto un cartone animato a progressione, ma stamani mio figlio me ne ha donato uno: un bimbo che corre con un aquilone in mano lungo una spiaggia, ( ci ha messo un po’ a cercarlo, ma ci teneva che io capissi bene) il bimbo rimane senza aquilone, lui è andato oltre chissà dove, ma il bimbo sorride forse perché da lì potrà disegnare i suoi nuovi giorni, e ancora e ancora fino alla fine.
    Meraviglioso quel cancello chiudo che rende perfettamente uno stato d’animo, nella trasparenza del tuo essere.

  2. Un amico che consolava le mie lacrime mi disse che ogni mattina si chiedeva ” E oggi cosa mi accadrà?” e poteva essere di tutto, bello o brutto, comunque lo prendeva e viveva. Si potrebbe pensare di scattare istantanee di se stessi in quel tipo di giornata, senza posa , improvvise , e poi farle scorrere come un cartone animato a fine giornata. Beh, lo sai che le tue riflessioni mi fanno scrivere 🙂

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