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In anni remoti dentro queste mura una piccola popolazione viveva asserragliata in baracche di due stanze, pareti adiacenti che non trattenevano neanche il più leggero segreto, vie strette e sterrate a separare miserie diverse ma uguali.
Erano costruzioni provvisorie poste a scivolo verso la città, fragili, esposte alla tempesta che con tutta evidenza le avrebbe spazzate via, ma racchiuse entro argini che le proteggevano tenendole strette.
All’interno, in una notte di bambino, non ho permesso all’ombra di parlare, non ho osato ascoltarne la voce. Ho scacciato il mistero con la luce di una abat-jour.
Adesso che posso trasformare in bit quei luoghi, e donarveli, ne avverto tutto il rimpianto: forse quell’ombra non tornerà, forse voleva spiegarmi cose importanti, forse la mia reazione l’ha spaventata e non si azzarda a mostrarsi.
Forse si è spaventata quanto me.
O forse sono pazzo.


Non c’è più nulla, lì…?
…e mentre l’ombra avanza , il dubbio cresce 🙂
o magari…non è il momento gisuto…
Yukshee, c’è un parco pubblico. :0)
Le ombre non sono condivisibili, Max.
Ognuno ha le sue.
Un bacio..
è successo anche a me di farne scappare una, ma forse da piccoli non si è pronti…