Ascolta questa musica e dimmi dove stavi quando ti ha colpito al cuore, se mai l’ha fatto. Dimmi se mai l’hai sentita e che facevi, quel giorno.
Io navigavo fendendo una collina sopra Ginevra, a fari spenti nella notte, e il bianco della luna si rifletteva sulla neve ai margini della strada, splendida cornice per la striscia di asfalto nero, bagnato e scintillante, che silenzioso sfilava sotto le ruote dell’auto.
Viste dall’alto, le grandi città assomigliano a bellissime donne sensuali, vorresti esplorarne ogni più piccolo anfratto; Ginevra quella notte non fece eccezione.
Sono momenti che corrono veloci, io lo sento, tu lo senti. Laceriamo con dolcezza questa notte, suddividendola in porzioni di tempo e moto che progressivamente ci lasciamo alle spalle. Il tempo non scorre, si sparpaglia in interi blocchi dietro di noi, ogni momento viene impacchettato e consegnato alla corrente del fiume, che lo porta lontano.
Sono come piccole isole disseminate nel mare del tempo, i miei ricordi. Se avessi piedi da gigante potrei saltare dall’una all’altra, rimanendo in equilibrio sul piccolo scoglio, quando necessario, ad ascoltare di nuovo quella musica che scivola leggera nella notte che a pezzi si perde dietro di me, a contemplare lo splendido tappeto di luci nel quale si raggruma una grande e ignota città.
La strada disegnata da strisce di neve.
Mi ricordo ogni singolo istante: dalla curva più leggera, fronteggiata sulla punta delle dita, alla stretta decisa delle mani sul volante nell’affrontare un tornante inaspettato e impegnativo. Il fiato sospeso e gli occhi di meraviglia dell’amico seduto al mio fianco.
E la musica, che ci portava lontano nella notte.
Con un pieno di benzina veleggiavo sulla lama di rasoio che il testo di questa canzone mi suggeriva: non hai niente da perdere.
E niente c’era, da perdere, davvero; dove la paura non trova posto, nell’attimo in cui vive pieno lo stupore e la magia di una notte incantata, niente può distruggerti.
Soltanto col tempo, io credo, si è perso qualcosa. Nei giorni in cui ho prudentemente tenuto i fari accesi, perché nella notte qualcosa poteva muoversi, e quando ho deciso di scartare i vicoli misteriosi, affascinanti ma oscuri, in favore dei viali illuminati con alogeni antinebbia, in quei momenti, non ho permesso ai ricordi di formarsi, ma in cambio ho lasciato per strada una parte di me, inespressa.
Quando è iniziato, non lo saprei dire: sono scivolati i giorni come sabbia tra le mani, come la sabbia nella quale si sono trasformati i miei pensieri, farina secca, granaglia ammonticchiata a formare un nuovo baricentro, a coprire ogni possibile via di fuga.
Mi alzo in piedi, e mi avvicino alla finestra. Il vento gelido di questo inverno inaspettato tiene fermi e imbaccuccati persino i gabbiani, che di solito volano alti, anche di notte, con grida di richiamo insolenti, arroganti.
Mi chiedo se altri hanno percorso lo stesso tracciato, certo non con la stessa musica, spegnendo ogni luce per meglio vedere la strada e la grande città, iniziando un percorso che li porterà un giorno a scrivere quattro cazzate di fronte al monitor di un computer, una sigaretta accesa, una musica antica sparata nelle orecchie, due dita di vino e ricordi in un bicchiere posto sul piano della scrivania, a sinistra.

E’ bellissima questa musica e ricordo bene le volte in cui mi attraversò il cuore.
Mi colpì una notte mentre viaggiavo dentro ad una vecchia Diane tra montagne illuminate solo di stelle. Avevo undici anni :o)
Mi colpì ancora, tornando nel cuore, quando, seduta proprio come ora a scrivere quattro cazzate di fronte al monitor di un computer , qualcuno me la regalò.
Mi colpì nuovamente durante un breve viaggio in macchina immersa
nella pianura primaverile… e al mio fianco la persona che la riportò nei miei giorni.
Non c’era bisogno di fari accesi in quel periodo. Almeno non per me.
Mi colpì nuovamente una sera, verso l’ora del tramonto, quando dalla finestra, incrociai per l’ultima volta lo sguardo di quella persona.
L’ultima fotografia.
… e mi colpisce anche adesso… dove nei miei ricordi, forse, vive un
pezzettino di quella parte di te che pensi inespressa. Chissà.
Ora chiudo la luce. E chissà se domani continuerò a scrivere le mie quattro cazzate.
Un bacio
Sì, Chiara, un bacio.
sempre realista e sempre un Max asciutto che rasenta immagini poetiche come in questo passaggio:”dove la paura non trova posto, nell’attimo in cui vive pieno lo stupore e la magia di una notte incantata, niente può distruggerti.”
ciao, Raffaela
ma sei tedesco?
Ascolto e rimango in silenzio tra ricordi di attimi d’amore e momenti di paura, tutto in una sera di molti anni fa, una sera immersa nell’essenza di ogni cosa.
L’intensità di questo brano non ha pari, ci sono passaggi che lasciano senza fiato, in pennellate tenue ma che nello stesso tempo catturano fino a portarti nel dentro di quel viaggio a luci spente verso memorie antiche.
Una carezza…
Sì, l’ho fatto. L’ho sentita, questa musica. Nizza, o forse era Parigi, o Cannes, no Londra, aspetta Monaco o Montreal, Miami, New York…non importa dove, ma lei c’era e c’ero anch’io, le luci della città e quella grande sensazione di potenza, di immortalità, che ora non trovo più. Anzi, che ora non uso più. E’ qui con me, ridotta, accovacciata, raggomitolata su se stessa, nella forma d’una piccola pipa di radica e una tazza di caffè nero e forte posto sul ripiano della scrivania, a sinistra. Grazie per le riflessioni, e i ricordi, che ogni volta mi sbatti sul muso. Riguardo alle foto…ma che ne so, faccio sempre un tale casino con quest’aggeggio…un bacio, Cate
splendida musica…
nina
T’ho beccato finalmente!
Un po’ Poeta e un po’ Pirata si diceva una volta ( e i Pirati si sa sono pure mascalzoni). Nessuno è una cosa in assoluto. Io mi ci sono rassegnato. Abbiamo anime sfaccettate, a volte sfacciate a volte riservate. Umanità. Questo è il nostro eterno tormento. Ma non potrebbe essere altrimenti.
StefanoBillo
🙂