Living on my own

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Cambiamo.
Non c’è più un sentiero da percorrere, o almeno, non c’è più quel sentiero che hai già percorso e che volevi conoscere di nuovo. Ma la tua opportunità l’hai avuta, sfruttandola bene, poi devi anche concedere che in questo mondo tutto è soggetto a trasformazione, quante volte l’hai detto con quel sorriso da ebete sulla bocca, indietro non si torna e questo è anche un bene. Soprattutto un bene.
In seguito, sarebbe cosa buona e giusta accettare che le cose infinitamente cercate e bramate non stanno là fuori, dove sei costretto a brancolare nel buio della ragione ma, al contrario, sono tutte quante ben nidificate dentro di te, in attesa, come la sottocartella della sottocartella della cartella Documenti dimenticata in qualche spazio remoto del tuo hard disk.
Accedi al programma.
Elimina i processi che si accendono in background ogni volta che apri gli occhi stiracchiandoti sotto le coperte, ogni santo giorno che quel Tizio silenzioso manda su questa tormentata palla di cacca di pecora.
Hai guardato fuori, e non c’è niente che non dipenda da schemi e false interpretazioni situate a caso tra la punta degli infrarossi e il culo degli ultravioletti. La percezione del mondo è una cosa soggettiva, dipende dalla quantità di dati che la tua mente è in grado di processare, e questi sono soltanto una infima percentuale, veramente bassissima, della valanga di input che ti rimbalzano addosso inascoltati. Ci sarà anche un qualcosa di oltre, in tutto ciò che non riesci a percepire. Non forgiare una visione della vita in base alla miserevole elemosina dei pensieri che sei in grado di formulare sciando felice, o no, sulla superficie delle tue sinapsi in festa di fronte alla prospettiva un bicchiere di vino, un commento di quanto sei bravo e fantastico su questo ed altri blog, forum e siti di eterni neoesordienti nel panorama letterario italiano. Di fronte ad un pompino, anche di quelli che possano scardinarti l’uccello alla radice.
La ricerca di una altrui approvazione che duri lo spazio di un giorno, un’ora, soggetta alle leggi mutevoli della costante cosmica: ti guardo se mi guardi.
Sono tutte cose carine quanto un piercing alle emorroidi.
Scendi nella profondità più nascosta di te stesso, cerca quello stronzo che si è seduto in poltrona nella semplice veste di spettatore, quell’ombra che senti spesso dietro i tuoi occhi, quel paraculo che non si degna di dare risposte pur conoscendo tutte le domande. Digli che la pacchia è finita, che è tempo di rimboccarsi le maniche, che non c’è un angolo e neanche una pur minima piega dello spaziotempo nella quale possa continuare a nascondersi.
E accendi una stella, una luce che non sia soggetta agli umori e ai sapori, al vento alla pioggia e ai colpi di sole. Ma soprattutto fai quel che senti senza forzare, mai. Come adesso, vedi, hai perso l’ispirazione, e nel ritmo della scrittura qualcosa si è spezzato, fermati. In queste quattro righe ci sta tutto quello che volevi dire.
Saluta tutti, un inchino e un sorriso, buonanotte.
 

6 thoughts on “Living on my own”

  1. OH! ma se fosse stato uguale che lo rifacevi a fare? Se è diverso si vede che c’erano cose nuove, quindi non è tempo perso, se ho capito un pochino.
    E’ anche un bello sforzo fisico, da quanto mi hanno detto quelli che conosco e lo hanno fatto. Si perdono 5 Kg, almeno, mi dicono.
    Non è che t’eri fatto un litro di vino della Rioja?
    Se la risposta è no, lo consiglio vivamente .
    E scrivi malissimo 🙂 OHHHHHH!!!!
    Mara

  2. Si, è proprio così!!!
    Hai centrato !!!
    E’ tutto lì, dentro di te, nell’angolo più remoto e difficile da focalizzare.
    E’ così per te, come per me e chissà per quanti altri.
    E’ difficile trovarsi, spesso accettarsi e amarsi…
    Camminare è un modo…forse…
    Buon cammino
    Un sorriso di simpatia
    Vera

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