Inconscio

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Costruisco la realtà con i miei pensieri, sono l’artefice delle personali sconfitte che produco alimentando le mie più sottili o invadenti paure.
La paura è credibile, più della speranza.
Dall’universo delle mille realtà possibili, condenso e trasferisco nel quotidiano la risultante dei traumi, gli abbandoni, le cadute. Infiniti sintomi somatici frenano gli slanci da godere nel pieno della luce solare, i piedi si feriscono al solo camminare nudi sull’erba fresca di rugiada, tenera, dolce e verde.
Si ammassano i gesti elusi, gli sguardi sfuggiti, le mani dal freddo contatto e i battiti del cuore disposti al contrario, nella fuga espellendo fiotti di sangue come forza motrice, sino a rimanerne senza e poi, immobile.
In alto si srotolano le nubi verso un tramonto sempre perso all’orizzonte, distante da questo luogo che si posa come pietra sull’anima.
Le mura della casa sono sgretolate, l’intonaco a brandelli mostra le tracce delle precedenti pitture, giallo ocra e azzurro. L’azzurro mi piaceva di più, ma è un colore di molti anni fa.
Ogni tanto cade una pietra con un tonfo sordo, più raramente e in occasioni speciali si stacca una lastra di cemento che rovina sui gradini di ingresso, rendendo sempre più difficile l’accesso.
Ma a tentare di entrare ci si graffia, ci sono artigli pronti a sgusciare fuori da un guanto di velluto, e due occhi che seguono ogni minimo spostamento, muscoli pronti allo slancio che ghermisce nascosti da un manto di pelliccia soffice e calda al tatto, basterebbe soltanto avere la voglia e il coraggio di allungare una mano, di salire pochi gradini.
Sento questi occhi attenti che seguono ogni mio passo, il fremito dei tendini che guizzano appena sotto la pelle ipnotizza e ammonisce.
Alle spalle del guardiano c‘è un Angelo che non ha ancora finito di cadere, si perde il suo grido nello spazio di un volo eterno, inascoltato.
Da millenni si prolunga il suo volo, attraverso l’universo infinitamente piccolo del mio corpo, sfiorando i pianeti dei miei atomi, elettroni in vortice frenetico intorno a nuclei di pura emozione congelata in uno spazio senza tempo e luce, uno spazio di sola memoria.
L’energia si posa dove fisso lo sguardo e si spende a muovere l’apparente realtà, lo specchio dei più lievi spostamenti che avvengono nel mio inconscio e finiscono collassati in un qualcosa che mi appare tangibile, ma che io conosco come illusorio.
Basta uno scarto di prospettiva per trasformare un grande e temibile leone in un micio tenero e inoffensivo, il volo di un Angelo in caduta libera nel blocco di marmo scolpito e immobile, linee dolci da saggiare con la punta delle dita, ad occhi chiusi.
E l’orizzonte lontano può divenire semplicemente parte di un cammino, a seguire la direzione del vento che alle mie spalle cerca sempre di superarmi volendo per primo raggiungere e giocare con le nuvole dorate, destinate a ruzzolare per il cielo sterminato, spinte dalla forza di un sorriso.
Corre, il vento, mi spinge nel tentativo di precedermi.
Ma io, sono più veloce.

5 thoughts on “Inconscio”

  1. senti un po’, dove caspita è finito il mascalzone? C’è mai stato?
    Da quando ti leggo ho visto l’ombra del mascalzone , la sua controfigura.
    E non è detto che quanto si scrive corrisponda al reale ma quell’energia trapela in ogni parola, sembra compressa sotto vuoto e pronta a scoppiare. E con questo me ne vado a letto pure io, stasera l’ha spuntata la Mara reattiva. Mi capita.
    C’è pure un occhietto che strizza le ciglia :-))))

  2. ho letto le tue parole tutto d’un fiato…quasi come un bicchier d’acqua fresca quando si ha un’infinita sete e… arrivata all’ultimo sorso son rimasta quasi senza fiato…
    Sei così tanto profondo che qualunque cosa ti scriva mi suona banale.
    Hai una ricchezza interiore notevole ed è come se non te ne accorgessi…
    Vera

  3. caro Max, tranquillo: la tua ignoranza è sintomo di buona salute intellettuale!

    (una spiegazione di massima l’ho comunque messa or ora in risposta al tuo commento al mio post del mio blog nel nostro web, max)

    ciao,
    tam

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