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L’aspetto interessante di tutta la faccenda è che non ho mai la sensazione di essere chiuso in una gabbia. Mi muovo in modo semplice e naturale nell’ambiente che ho intorno, e sono tutto un sorriso e buone maniere, a guardarmi si potrebbe benissimo affermare che non un singolo pensiero negativo trova posto e respiro nella mia mente, nell’anima.
E’ tutto molto semplice: basta stabilire un clichè di passi e gesti, spingendo avanti a sé questa sembianza di normalità, a spianare il terreno e rassicurare che niente è cambiato. Ripetere oggi lo stesso sorriso che ho usato ieri e il giorno prima, per invogliare alla falsa confidenza la tipa che ogni giorno mi vende il pane. E confermare l’affinità tutta maschile che mi uniforma e rende simile al tizio che, nascosto dietro ai baffi, la mattina mi prepara il caffé nel bar dentro il mercato centrale, confermarsi usando parole diverse per esprimere comunque gli stessi pensieri. Liscio come una chiave che gira senza sforzo nella toppa.
Poi spandere gesti e sguardi sereni intorno, mentre cammino dentro una folla sparsa di anime che mi guardano passare credendo di riconoscermi, a me, che non sono riuscito a trovare una verosimiglianza neanche ai miei occhi in tutte le volte che mi sono guardato allo specchio.
La pantomima dei rapporti interpersonali si ripete ogni volta seguendo un copione ben rodato, dove non c’è posto per l’improvvisazione. Ci si aspetta che io mi esprima con un certo tono e davvero io ho la certezza che gli altri ricalchino il loro modo di porsi naturale, ogni volta che mi incontrano.
Sarò galante con le donne che trovo interessanti e loro ne risulteranno lusingate, anche se con sottile ironia mi spiegheranno senza bisogno di chiarire troppo il concetto con parole offensive che non me la smolleranno mai. O forse sì. E’ da vedere. E’ solo questione di saper giocare con parole e occhi e ammiccamenti, c’è un posto e un luogo e una forma che rende gli eventi possibili.
Mi porrò con aria indifferente verso le donne che trovo insignificanti, e queste mostreranno un senso di sollievo nell’approccio che rende inutile approntare e organizzare le difese, mentre con gli occhi maliziosi mi dimostreranno che tutto sommato potrebbero anche smollarmela. O forse no. E’ da vedere. Ci sono paure che allontanano ogni gesto e carezza, il timore di affrontare i luoghi e le forme che rendono le cose possibili.
Nei rapporti con gli uomini sarà sempre tutto più semplice: basterà mostrare di aver voglia di scopare ogni donna che transita per strada, vantandosi delle proprie conquiste, a volte tirare fuori il ghigno di quello che può spararti una grancassa di cazzotti, sorridere e dimostrarsi vissuti, citare l’ultimo film visto, che da queste parti nessuno legge mai un libro, portare a spasso una bella abbronzatura quando è estate e buone scarpe d’inverno. Questo, naturalmente, nel semplice interagire quotidiano, quando insomma non siamo immersi nei rispettivi ambienti professionali, che allora necessitano altre ed articolate pantomime.
In tutto questo grande gioco e intrallazzo, nella perenne costruzione di una facciata presentabile, resta da gestire la solitudine.
La forza di affrontare ogni nuovo giorno con la stessa maschera è una prerogativa tutta umana.
Non permetterò mai a nessuno di guardare cosa si agita in fondo ai miei occhi nel momento in cui, la mattina, ruzzolo fuori dal mio letto. A volte non lo permetto neanche a me stesso, anzi quasi mai, a pensarci bene.
I gesti quotidiani seguono anch’essi la struttura liturgica ormai consolidata.
Uno sguardo a verificare quanto caldo o freddo mi aspetti all’esterno, le abluzioni quotidiane, il rito della vestizione e poi la colazione al bar sotto casa, che mi fa schifo il caffellatte preparato sul fornello e anche i frollini chiusi nel sacchetto con l’interno in similmetallo.
L’inutile lettura del giornale mi conferma che siamo ben lontani dall’inventarci notizie nuove, ma ogni giorno la speranza che qualcosa di diverso possa esistere si presenta comunque, per poi morire vergine e fanciulla.
Mi muovo da solo o tra la gente cercando di non pensare che ogni cosa rimane uguale a se stessa, le solite scale da salire e scendere, l’ascensore per viaggiare più veloce verso il nulla.
Ovunque guardo, quando guardo cercando di scendere sotto la superficie, trovo porte chiuse e paletti e lucchetti. Ognuno gestisce il proprio intimo come un re senza sudditi e consiglieri, creando un deserto intorno a sé, un mare inaridito e incolmabile. Tutti persi dietro pensieri che non escono mai dalle finestre degli occhi. Pensieri affondati nel castello che ci siamo costruiti dentro, pensieri che non vedono la luce. Ognuno, anche io, ha un gesto ed un atteggiamento per ogni situazione, atti che rispecchiano, con poche e inafferrabili sbavature occasionali, la visione ufficiale e consolidata del come muoversi nel mondo.
Ogni gesto che ripeto, nei giorni sempre uguali, mi porta a separarmi in modo più netto e preciso da me stesso e dagli altri.
Mentre a poca distanza, solo a volerlo, potrei ammirare il mare immenso delle possibilità e il dolce declivio della collina che attraverso un verde sentiero potrebbe portarmi sino alla spiaggia, io resto qui. A costruire nuove mura e nuove porte. A dipingere con i medesimi colori queste stanze vuote, o troppo piene.


mi inchino… a quello che trasmetti e al “come”: sei uno scrittore, adesso. Dell’amarezza che traspare da questo splendido post ne parliamo poi a voce, quanto allo splendido castello della foto…ce lo compriamo? non ci avevamo mai pensato, ad un castello, ma l’idea mi è sempre garbata assai 🙂
… mhmhmhm… finzione e realtà, essere o non-essere, apparire o essere, vivere o morire… niente chiaroscuri: tinte decise.
Non sopporto di stare in questa costante ricerca di un equilibrio, eppure è lì che mi agito e mi muovo.
… Vado in Calabria, Max! :))
Serene vacanze.
Bacionissimo! AnnA 🙂
Imbocca il verde sentiero e scendi sino alla spiaggia.
Lì c’è il mare.
Torno a rileggere in questa notte di profondo dialogo interiore dove il coscio e l’inconscio stanno combattendo una guerra all’ultimo sangue. Ciò che doni è una grande lezione di vita, un grande esempio di stile e il tutto hanno dimora in un uomo che con umiltà non ha remore di mostrarsi in tutte le sue sfaccettature. Concordo con cyrano “sei uno scrittore adesso”, completo, aggiungo perché nei tuoi scritti non ci sono solo parole messe in fila, ma un’anima messa a nudo dopo essere stata scandagliata e percorsa in tutte le ferite infertegli durante il cammino della sua esistenza.
…E’ arrivato il momento di prendere il volo, lasciati avvolgere da quel vento che hai riscoperto e spiega le ali … volerai alto, molto alto…
:o))))):o*
Estrapolo:gestire la solitudine…mi piace.Ma se fosse la solitudine che gestisce noi?Ed i nostri rapporti?Gliene parlerò stanotte,quando solo in sua compagnia,nel letto a due piazze,entrambe occupate,la vedrò che fa’ capolino,lì proprio dietro l’armadio.Ciao,sono tornato e spero ancora benvenuto.
nulla da dire che non risulti banale sulla forma narrativa e sulle immagini. Sui contenuti dissento, almeno su tre punti ma giustamente non è il modo giusto questo per fare discussioni 🙂 Ciao!