Di stella in stella

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Non è facile stabilire una direzione, non lo è mai.
Mi affido al caso, alla mia buona stella, e da questa saltando spero di atterrare su un’altra stella.
Mi guidano scarsi segnali, sulla pagina illuminata del monitor: titoli che invocano o meno sensazioni profonde, curiosità, suggestioni.
Scelgo un click seguendo la risonanza che avverto in un lampo veloce, ci premo sopra e apro una stella. Stelle piccole o grandi, con pochi o molti pianeti che ruotano intorno; stelle nel centro della galassia, crocevia di molte anime; stelle perdute alla periferia, che quasi invano cercano di brillare nel cielo affollato della notte.
Trovo stelle che lanciano versi nell’infinito, come caldo vento solare a dispiegare le vele di navi fantasma perse alla ricerca dell’isola che forse c’è, e forse non c’è. Sono poesie a volte ingenue, tirate via nella fretta della cena, a volte profonde e consapevoli, nate e sviluppate negli anni della vita.
 
Un’anima per ogni stella che si accende nel deserto freddo della notte. Stelle che brillano per un certo tempo sui monitor sparsi per un territorio forse vasto o ristretto, per cedere poi lo spazio e la luce ad altre stelle altrettanto fugaci. Stelle in attesa, nel loro stato di luce potenziale, che il click di una mano le incendi.
Sono stelle composte di parole alle quali si tenta di dare un senso, nello scriverle e nel leggerle, stelle che tutte insieme compongono in una mappa le emozioni della nostra anima. Ci si riconosce nella partecipazione di comuni dolori, speranze, gioie e aspirazioni.
Saltando di stella in stella, nella ricerca di un’anima simile alla nostra, che abbia stesse parole e identico sentire, cerchiamo forse una via di fuga alla gabbia del quotidiano, la compensazione e il superamento di quel vuoto che sentiamo dentro. Perché in fondo ci sarà qualcuno, chissà dove, che ha subito gli stessi graffi nostri, superandoli. Ci sarà chi può guidare, insegnare, chi può rendere sopportabile questa vita di insofferenza, indifferenza.
Spesso è troppo arido, il mondo che ci circonda, abitato da persone che ci hanno ferito senza poi preoccuparsi di trovare il modo di sanare. Altri si sono allontanati, persi per strada, divenendo tanto distanti che oggi è persino difficile ricordarne la figura, le parole, e se siamo stati noi a prendere le distanze, se è stato un sentire reciproco o se invece abbiamo dovuto accettare.
Oggi abbiamo mille, diecimila stelle da visitare; stelle situate nel centro della galassia, crocevia di molte anime; stelle perdute nella periferia, che quasi invano cercano di brillare e di farsi notare nel cielo affollato della notte. E’ difficile raggiungerle tutte, e spesso c’è un senso di rimpianto, nel momento in cui spegni l’universo per andare a dormire. Perché sono stelle con mani che non potrai stringere, occhi nei quali non potrai specchiarti. Stelle sparate a velocità folle nel buio. Lanciano un grido che si perde nel tempo che scorre, un grido che tu non puoi udire, ma soltanto leggere, con la pressione di un click nel punto in cui avverti, forse inconsciamente, una risonanza.
Ed è sempre un addio, senza un incontro.

9 thoughts on “Di stella in stella

  1. Scusa l’anonimato ma penso non i importi tanto di sapere chi io possa essere, credimi.
    Sono una delle stelle di cui parli, un pò di luce la emano anch’io e tu l’hai emanata per me.
    Sono un nulla nel cosmo… la mia luce forse si è già spenta ed io ancora non lo so.
    E’ comunque un pensiero caldo sapere che, nella notte, potrai riconoscermi, magari non avvicinarmi, non più, ma riconoscermi e gettare uno sguardo distratto mentre tutt’intorno si continua a vagare.
    Pour vous, monsieur…

  2. “Ed è sempre un addio, senza un incontro”

    A volte basta un pensiero comune
    a sostituire un abbraccio,
    una stretta di mano,
    a volte la sintonia stessa
    paga il bisogno di sintonia…
    l’anima non vuole contatto,
    vuole solo comprensione,
    e vivere sulle stesse frequenze
    è una sensazione superiore
    a due mani o due corpi che si stringono…
    è quell’oltre che spesso
    non sappiamo abitare
    noi esseri di poco spirito
    e troppo fisico…

    Fede

  3. Perché “sempre un addio” Max? A volte può essere un punto di partenza, chissà… però questo tuo post mi è piaciuto molto. Ci tengo a dirtelo. Un dolce saluto… 🙂

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