Suona la mia musica

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Mi ricordo una notte d’estate di molti anni fa. Stavo camminando lungo il fosso reale, anzi, avevo appena attraversato il ponte di ferro vicino al mercato centrale, quando, cadendo da una finestra, mi raggiunsero le note di un pianoforte.
In quel momento ho capito che si può morire e rinascere nello stesso istante; e poi morire di nuovo. E vedere tutta la propria vita in un lampo.
Ancora oggi mi domando come sia possibile sentire la forma e la presenza e il senso di tutto l’universo, in una musica che scivola lieve ad incontrarti, per poi perdersi dietro le tue spalle. Questo mondo che mi contiene e la mia vita per intero si raggrumarono in un attimo, cristallizzandosi davanti ai miei occhi. In un brevissimo lasso di tempo, io vidi tutto. Quel che volevo e come doveva essere.
Sentii che esisteva una donna, da qualche parte, che incarnava e conteneva la potenza di tutto il mio possibile amore. Vidi la sua bellezza e i tramonti infuocati. I baci appassionati e la poesia degli sguardi. I sorrisi complici, la perfetta identità dei propositi. Un sogno; ma nello stesso tempo reale e indiscutibile.
Era una melodia struggente e dolcissima ispirata dall’amore, non potevano esservi dubbi. Nello svilupparsi del tema si poteva seguire il corso di una storia a due; l’incontro e l’abbandono erano compresi. Nel mezzo, l’infinita gradazione di passione e dolore.
La vita non è tenera con l’amore, quella musica mi raccontava. Ho vissuto il dolore dell’abbandono prima ancora di incontrare la donna che me lo avrebbe offerto, e l’ho amata prima di vederla.
Forse è accaduto anche a voi di alzare come per caso gli occhi al cielo, magari seguendo la scia di un aereo, e di avvertire all’improvviso un senso di possibile invadere l’aria, mentre l’orizzonte sembra espandersi, dilatarsi, nel momento in cui vi chiedete: Dove sei?
E in quel frammento di tempo, forse avete sentito finalmente vivo tutto l’amore inespresso e dolente; lo avete visto irrompere nel donarsi a qualcuno distante nello spazio e nel tempo. E’ solo un attimo, che però contiene tutti gli sguardi, le promesse, gli abbandoni e lo sfociare nel dolore della fine.
Perché l’amore finisce, come la vita.
Sì, c’era l’amore in quella musica, ma non solo.
C’erano anche le aspirazioni. Il sorridente invito al dedicarsi a qualcosa, ad un’arte, che potesse rendere condivisibili le emozioni che avvertivo e che una volta tanto credevo davvero di poter esprimere con talento. Come tornare bambini e scoprire di avere ancora tanta strada davanti, quanto basta per potersi chiedere: Cosa vuoi fare da grande?
Lo scrittore, Mio Dio.
Se potessi scavare dentro di me e tirar fuori storie da lasciare a bocca aperta, commuovere sino alle lacrime, uccidere dalle risate!
Uno scrittore dalla voce dolce e lo sguardo sereno, che si siede leggero e quasi senza sforzo si china a distendere la vita sul foglio bianco. Perché mi si possa riconoscere, per non morire inosservato.
Nascosto tra le note stava anche questo. La voglia di provare una dedizione assoluta, serena e pulita per una forma d’arte che avrei potuto giocare sulla punta delle dita. Invitava alla profondità dello sguardo piegato verso sé stessi, per scoprire e narrare.
Poche volte nella vita ho sentito ogni parte del mio essere vibrare in sintonia con tutto ciò che mi circonda. Da bambino, soprattutto.
E nell’istante eterno di quella notte, mentre la torbida acqua del fosso reale mi scorreva a fianco diretta verso il mare ed io mi lasciavo bagnare da una cascata di note.
Ho immaginato che fosse una donna, a suonare. Soltanto mani di donna avrebbero potuto riversare nella notte una musica che racchiudesse la forza e il sorriso della creazione tutta. La voglia di donarsi e di vivere in lungo e in largo ogni più piccola emozione che la vita possa offrirti.
Non ricordo la melodia, ma quella è stata ed è ancora la musica dei miei giorni.
Avrei dovuto abbattere porte e portoni e correre a perdifiato per migliaia di scalini sino a trovarne la fonte. Invece ho atteso che la musica cessasse, ho inspirato e mi sono rimesso in cammino, portando dentro di me quel ricordo. A volte sembra pigiato e ingrigito in mezzo a mille altri. Ma ci sono dei momenti nei quali avverto nitide le stesse sensazioni. E la mia anima si sveglia per vibrare e sorridere. E sperare.
Perché io voglio suonarla, quella musica. E’ la mia.  

8 thoughts on “Suona la mia musica”

  1. La sera c’è uno scorcio suggestivo dal ponte di ferro sul fosso reale.
    Le luci dei lampioni lasciano strisce luminose nelle acque scure dove dondolano come cullate le centinaia di barche ormeggiate senza vita.
    E’ un ponte che amo, che mi porta sempre a pensare di essere chissà dove, in un luogo mai visto, mi aiuta a sognare per qualche attimo incantevole.
    Lallù

  2. Oramai non lo dico più… ogni pezzo che scrivi è bello ogni volta sembra il più bello. Questo è straordinariaente intimo, non è che gli altri non lo fossero eh, ma questo ha come un tocco in più. O forse lo leggo solo io. Ma si sa un amico, ma chiunque io credo, quando legge ci mette un pizzico di se. E tu le sai svegliare queste note. Sei davvero un bravo scrittore. E non è piaggeria la mia. E’ la mia opinione… per quel che vale.
    Un bacio Max… e suonala quella musica. Tu puoi, tu sai farlo.:)

  3. Un arpeggio fluido apre quella che sarà una sinfonia, le linee melodiche si inseguono semplici e delicate; è un ascolto piacevole, molto disteso. Il meglio viene fuori suonate sottovoce lievi, sottili ed emozionanti. Altro grande momento di intimità; la melodia eterea, il ticchettio in sottofondo, l’atmosfera emozionata e la voce dello scrittore rende il tutto di una grande profondità intima.
    Una grande prova di personalità
    Si coglie il desiderio che tutto si componga in un suono compiuto armonico e insieme articolato, come un arpeggio., appunto.
    E’ questo quello che fa uno scrittore: compone melodie tra il ritmo delle emozioni.
    Complimenti
    P.s concordo in pieno con Francesca

  4. questo è il post che aspettavo di leggere: sono felice, abbiamo fatto bingo, eh? te ne sei accorto? hai ritrovato la musica dei tuoi giorni, ora devi solo decidere di continuare a suonarla 🙂
    molto bello il concetto di “amore in anteprima”, bello e vero: succede, e si tratta di legami karmici.
    curioso: stanotte ho buttato giù la bozza di un racconto (e tu sai quanto sia raro, per me che non sono orientata a questo genere) incentrato proprio sulla Musica, la musica di una vita…spero di avere il tempo di finirlo a breve e naturalmente tu lo riceverai in anteprima 🙂
    peccato che non compaia più l’ora di pubblicazione, sui tuoi post: chissà! forse stavamo scrivendo entrambi nello stesso momento.

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