Anna

Anna si ferma a guardare la vetrina attraverso la grata della saracinesca tirata giù, poi alza gli occhi come a fissare l’insegna del negozio ancora accesa. La sua amica resta con un piede rasoterra, frenata nello slancio e resa incerta dagli occhi forse tristi di Anna, nel breve lampo di un attimo, persi in un vuoto di cui non conosce il nome.
Sembra guardi l’insegna, Anna, ma non è così: solo a piccoli scatti si concede di indugiare col ricordo a vivere oltre il vetro della finestra che sormonta il negozio. Attraverso spessi strati di polvere riesce a intravedere lunghe file di scatole accatastate alla rinfusa, appoggiate a pareti che conosce bene. Spigoli di cartone tagliano le ombre come coltelli.
E’ solo un attimo. Una sbavatura sulla vernice. Ma è come una nuova crepa in un muro che non sa più come tenere in piedi.

L’inizio

Comincia tutto qui. Al calar della sera. Sorseggio il mio caffè e accendo una sigaretta. Mi guardo intorno: qualcosa mi ricorda l’atmosfera di Parigi. Sarà la musica indo-pop trasmessa da piccoli altoparlanti, o le voci sguaiate di un gruppo di magrebini seduti a un tavolo alla mia sinistra, parole che sembrano fare a cazzotti con l’aria…