Vite separate

Vite separate

Mi avvicino alla finestra, che è sempre aperta, e guardo fuori.
Piove, a raffiche forti, e un vento freddo mi invita a farmi da parte. Ma si illude, se crede che io mi sposti di un millimetro; sono secoli che sto qui, e quando sarà volato via – finisce sempre, il vento – anche lui entrerà a far parte della galleria dei ricordi. Mi lascerà forse qualche ruga sul volto, ma che importa: questo mio, è un volto preso a prestito. Io non sono il mio corpo, ma quest’anima in maglia a maniche corte che resiste al vento, e guarda la pioggia.
La luce cala lentamente, un nuovo giorno che si avvicina alla fine. Osservo le bolle colorate degli ombrelli frettolosi per strada, e l’auto che cerca di occupare con elaborate manovre uno spazio troppo stretto, per rinunciare con un sacramento di rombo e una accellerata che sfiora pericolosamente quel cane con tre gambe soltanto, che non vedevo da giorni, che arranca e che quindi non è morto. Poco distante, nel palazzo che ospita la scuola, alcune stanze sono illuminate. Attraverso i vetri smerigliati si intravedono ombre di zazzere e trecce, colori sfumati che esplodono in risa e poesie declamate ad alta voce, schiamazzi e, raramente, qualche pianto.
L’aroma di noccioline tostate e caffé fresco sale dalla torrefazione, portato oltre l’angolo da quel vento che sembra aver perso ogni velleità di conquista, acquietandosi.
All’ora stabilita, le luci per strada si accendono. Qualcuno, in questa città, si è preoccupato di illuminare la strada, anche per me.
L’asfalto adesso scintilla, macchiandosi di effimera luce dove le gocce di pioggia cadono e muoiono con un lampo che solo i miei occhi vedono. Altri occhi vedranno altre scintille, identiche e diverse, poco distante o a chilometri da me.
Alla mia sinistra, dove io so che c’è il mare, una linea sottile di arancio divide in due il cielo nuvoloso. Sotto, un viola intenso ma cupo; sopra, un blu stemperato che a tratti si coagula in macchie più scure.
Socchiudo gli occhi, e cerco di sentire l’esistenza di quella moltitudine di persone che si affolla intorno a me, correndo, accendendo e spegnendo luci su amori e pensieri ed emozioni.
Sotto ogni bolla di ombrello c’è un cappotto che nasconde qualcosa. Nessuna colpa, io credo, e credo che ognuno, in fondo, nasconda quello che neanche sa di avere. I sentimenti impossibili da condividere, tutto ciò che è frutto di una storia individuale, di pianti solitari, di solitarie rinunce.
E’ doloroso considerare che ogni emozione, per quanto illusoriamente condivisa, sia destinata a restare per sempre bloccata in questo corpo, in qualche modo, inespressa.
Non puoi capire come io arrivi alla gioia o al pianto, attraverso immagini interiori che scorrono con un montaggio ed una regia tutta personale. Non hai percorso le mie strade, nei miei giorni e nelle mie ore. Non hai visto le mie albe e quali paure la luce del giorno facesse fuggire via; e quali ne portasse. Così io, di te.
Vorrei avere la forza di resistere contro questa finestra per giorni, vedere lo spostamento di luce e sentire le variazioni di temperatura, affondare in questo spazio tanto a lungo da arrivare a comprenderne il senso. Qualcosa mi sfugge, nascosto dietro il muro del cielo.
E qualcosa mi sfugge dietro il muro di ogni volto che incontro, e dietro la barriera di ogni ombrello che corre veloce per strada, verso una casa nella quale asciugarsi, poggiato in un angolo, accanto al cappotto appeso al muro e alla vita lasciata cadere vicino alla porta di ingresso.
Io ti guardo e non ho un modo per capire che cosa pensi, devo fidarmi di quello che mi dici. Per quanto io spinga e tu apra, le nostre anime rimangono aderenti, sulla superficie, sformandosi l’una contro l’altra, come se fossero chiuse in un sacchetto di plastica.
Non esiste un modo di accoccolarmi in te, nello stesso giorno, mentre guardiamo lo stesso tramonto, vicini, ma separati dalla geometria dell’universo. Tu puoi crearti una mia immagine, e posizionarla nel tuo cuore, o nella testa, e io non saprò mai dove sono finito, quanta luce c’è, se fa caldo o freddo.
Posso raccontarti del giardino nel quale ho costruito una casa per te, e di quando si alza il sole e di quando cala la notte, e gli alberi e i fiori e i frutti, ma tu non sarai mai in grado di raggiungerla. Davanti al mio camino, non potrai mai scaldarti ad un fuoco che io non ho acceso per te.
Oggi pensiamo di vivere una storia insieme, con identiche aspirazioni e intensità, ma non riusciamo a forare la barriera degli occhi, e delle parole.
Le immagini che abbiamo con tanta cura posizionato non corrispondono alla realtà, sono soltanto le proiezioni dei sogni che ci accompagnano nella vita, gocce d’acqua destinate a morire sul terreno nell’istante in cui rubano la luce ad un lampione, dopo una folle corsa per un vuoto cielo.
E così, a volte, ci guardiamo stupiti, perché credevamo di stare sulla spiaggia a goderci il sole del primo pomeriggio, pregustando il bagno che avremmo fatto insieme, a schizzarci le onde, mentre invece scopriamo di aver bisogno di sciarpe, guanti e medicine; la notte è caduta, gelida, l’inverno è arrivato.
Guardo a questo inverno dalla mia finestra, le gocce di pioggia sulla strada, la gioia comunque del profumo di caffé, nell’aria.
Tu, ne sono certo, lo stai guardando dalla tua.

9 Comments

  1. caterinapacelli
    gennaio 24, 2007 alle 9:37 am
    Bellissimo come descrivi i colori, colori che da fuori si rispecchiano dentro, e ancor più bella è l’atmosfera di pioggia, di buio prematuro, di “umido” che riesci a creare. E quel profumo di caffè, così intimo. Buongiorno, Max

  2. PortamiVia
    gennaio 24, 2007 alle 12:54 pm
    Ma perchè non si possono incontrare? Mi lascia una sensazione di malinconia l’idea che non si vedranno!! Per favore, potresti farli incontrare e scriverne le meravigliose emozioni che ne scaturirebbero?…
    Una volta soltanto, vedere lo stesso cielo… e dai!!!
    Un bacione,
    Anna

  3. darksylvia
    gennaio 24, 2007 alle 4:03 pm
    Per quanto ci si senta in sintonia ed intimità con il resto del mondo alla fine è inevitabile ognuno di noi guarda dalla propria finestra……è così…..è giusto? è normale?
    Non saprei, ma tant’è!

  4. sandraoale
    gennaio 24, 2007 alle 4:55 pm
    Hai trovato un ritmo incredibile! Un post via l’altro, un brano supendo via l’altro. Completerei il commento di loeilouvert: è sempre così dannatamente bello leggerti… ci aggiungerei un aggettivo americano. E’ sempre così dannatamente e fottutamente bello leggerti. Pagherei anche qualcosa, senza esagerare… 5 euro al mese… per frequentare il tuo blog.
    Un bacio.

  5. dolcevalentina
    gennaio 24, 2007 alle 9:47 pm
    Si è vero. Facendo una citazione, ogni uomo è un’isola. E’ la verità che ognuno vive le sensazioni della vita singolarmente, e che quello che vedi tu non è quello che vede un altro. Ma c’è un altro punto di vista. Le sensazioni che si vivono insieme ad un’altra persona. Ci sono quindi tre ordini di sensazioni, le tue, quelle dell’altro, e quelle che si vivono insieme e che magicamente coincidono talvolta. E questo, a mio parere, ci fa sentire meno soli.

  6. anonimo
    gennaio 24, 2007 alle 11:40 pm
    L’intensità di queste parole trafiggono l’anima, e ci si rende conto che basta così poco per distruggere tutto.
    E basta ancora meno perchè il tutto diventi realtà ma per ambedue le cose ci vuole molto coraggio, e quello spesso ci frega..e sono lacrime amare a solcare la pelle mentre annebbia la vista.
    Solo dolore a lacerare
    Una pagina scritta con il cuore e grande talento

  7. cyrano56
    gennaio 26, 2007 alle 11:36 pm
    bellissimo! la vita è una cerimonia di solitudine. Con qualche intermezzo, a volte reale, a volte no

  8. soffio
    gennaio 28, 2007 alle 12:55 am
    Non so quante volte l’ho letto, e tra le righe colgo di tutto, reale e sogno, solitudine e insieme, tristezza e tenerezza, per non dire che gelo che arriva con l’inverno e si posa sul cuore lo descrivi talmente bene che lo si vive sulla pelle, credo che il finale non dovrebbe essere quello ma bensì loro due che guardano lo stesso cielo da un’unica finestra, accoccolati su di un divano e con magari, quel camino che non è stato ancora acceso, scoppiettante a scaldare i loro cuori…si, il finale lo si può cambiare..

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