Stelle nelle mani

Stelle nelle mani

Lo vedo dimesso, vestito con abiti vecchi e consumati, e un cappotto sdrucito che termina sopra le ginocchia. Ma possiede un paio di occhiali da sole all’ultima moda, con lenti polarizzate, perché difendersi dalla luce è vitale, per lui. E da quando li indossa non posso fare a meno di riderne, guardandolo, così scalcagnato, ma con al posto degli occhi il nero riflesso di Mission impossible. Un ossimoro vivente.
L’ho seguito per ogni strada che ha imboccato, e sono rimasto alle sue spalle, sempre, nelle vie che ha percorso con passo lento, misurato o insicuro, guardandolo incuriosito dalla sua predilezione al camminare di notte, la notte, nella notte.
Lui preferisce scivolare rasente ai muri, le spalle cascanti e lo sguardo fisso a terra, non ha occhi per luci e colori, e quasi sempre tiene i pugni chiusi.
Per molto tempo ho provato a parlargli, a volte mi ha ascoltato, ma adesso non mi presta più attenzione. Le mie parole gli scorrono addosso come acqua sul collo di un’anatra, senza bagnarlo.
Gli ho chiesto spesso di aprire le sue mani, per mostrare al mondo le stelle che tiene strette nel pugno. Ce ne sono di piccole e di grandi, e di diversi, ma splendidi colori.
In passato ha seguito il mio consiglio, mostrando i palmi delle mani alle persone che gli indicavo, nella speranza che riuscissero a vedere. Erano giorni che si potrebbero definire felici, pieni di speranza. Quando lui apriva le mani, si spalancavano immense le grida di meraviglia e tenerezza, e commozione. Tutte quelle stelle, così luminose anche di giorno, incastonate sul palmo della mano, una cosa mai vista.
C’era chi dichiarava immediatamente il proprio amore per l’uomo che portava con sé quei fantastici puntini di luce; chi rimaneva affascinato non riuscendo a spiccicare una sola parola; chi si proteggeva gli occhi abbacinati da tanto splendore; chi distoglieva lo sguardo versando una lacrima. Capitava che una piccola folla si spintonasse per conquistare un punto di vista migliore. Lui restava muto, con i palmi delle mani proiettati verso l’esterno, incapace di credere a tanta attenzione. Io lo guardavo sorridendo, e gli ponevo una mano sulla spalla, incitandolo e incoraggiandolo a mostrare sempre di più. Lo esortavo a stendere per bene le mani, per mostrare anche le stelle più piccole, quelle nascoste sotto le rughe e le pieghe, e quelle disposte lungo il contorno delle dita. Lui si guardava intorno, con un incerto sorriso sulle labbra, ma io sentivo che il suo cuore si colmava di gioia. Iniziò a mostrare le sue mani sempre più spesso, ed i riflessi delle stelle rischiaravano volti e producevano gioia. Sembrava che per strada la luce raddoppiasse.
Oggi mi rendo conto di aver commesso un errore, perché io guardavo lui e non le persone che aveva attorno. Qualcuno iniziò ad avvicinarsi con più coraggio, chiedendo di sfiorare con le dita le stelle più splendenti, chiedendo di poter guardare più da vicino.
Lui alzava lo sguardo dubbioso verso di me, ed io con l’ingenuità che caratterizza la speranza, annuivo contento. E allora iniziarono a toccare. Alcuni con mano leggera, timorosi di offuscare la luce o di vedere qualche stella staccarsi e cadere a terra. Ma altri gli afferrarono le mani con maggior decisione, tirandole a forza verso di sé. Pretendevano di contare le stelle. Volevano sapere quante fossero, e come potessero brillare tanto.
Lui non avrebbe voluto concedersi a questo. Ma io gli chiesi di avere fiducia, di lasciar fare. Pensavo che avrebbero capito che le stelle erano sue, e che volessero soltanto ammirarle.
Ma ci fu chi gli chiese di staccarne alcune, per guardarle alla luce del sole. E lui, dopo avermi guardato a lungo, acconsentì.
E qualcuno fuggì con le stelle più belle, in uno scatto repentino che ci colse entrambi di sorpresa. Un dolore nel cuore e una ferita nelle sue mani. Ma erano così tante, quelle stelle, non sembrava una cosa preoccupante. Altri parevano pacati, prendevano una stella e si allontanavano solo di poco come se veramente cercassero un angolo tranquillo dove poterla ammirare con calma. Ma bastava distogliere un attimo lo sguardo e sparivano, per non tornare.
Qualcuno chiese una stella con voce gentile, promettendo che ne avrebbe fatto un anello, un orecchino, un gioiello che avrebbe sempre portato con sé. Con voce suadente affermavano che era solo un prestito, che le reciproche strade non si sarebbero mai separate, che lui avrebbe potuto ammirare ogni giorno la stella donata, e che avrebbe potuto averla indietro in qualsiasi momento.
Però le stelle cedute passavano di mano, se ne perdevano le tracce; venivano vendute, barattate.
Io guardavo con angoscia le sue mani farsi di giorno in giorno sempre più vuote e riempirsi di ferite; poi alzando gli occhi incontravo il suo sguardo di accusa.
Lo vedevo sempre più restio a mostrare le mani, nelle quali ormai si potevano contare più cicatrici che stelle.
E un giorno lo vidi acquistare gli occhiali da sole, poggiando sul banco di un negozio la stella più bella, la sua preferita. La stella che ancora nessuno aveva mai potuto sfiorare.
Uscì nella luce piena del sole, ed io pensai che volesse proteggersi gli occhi da quel bagliore, ma in realtà lui indossa quegli stessi occhiali anche durante la notte, persino mentre cammina per strade malamente illuminate.
E allora mi sono convinto che intende evitare di far vedere quanto i suoi occhi siano sinceri.
Ha paura di incrociare altri sguardi, per scoprirvi dentro la bramosia verso le poche stelle che gli sono rimaste nelle mani.
Da tempo indossa gli stessi abiti, lasciandoseli consumare addosso, io credo per nascondersi. Forse pensa che così conciato nessuno possa sospettare di lui, e delle sue stelle.
La sua aspirazione maggiore è oggi, temo, quella di passare inosservato.
Ora sta camminando, ed io lo seguo a pochi passi di distanza. Non oso avvicinarmi troppo ma non mi sento di abbandonarlo.
Lui si protegge con i suoi occhiali da sole, e così, da sopra le sue spalle, io guardo il mondo per lui.
Osservo ogni persona che incrocia il suo cammino, con la segreta speranza di incontrane una da mostrargli senza paura. Qualcuno che abbia negli occhi le stesse stelle che lui porta chiuse nel pugno.

12 Comments

  1. caterinapacelli
    gennaio 6, 2007 alle 10:10 am

    …o qualcuno che sappia apprezzare le cicatrici al posto delle stelle… Sempre grande, Max. Un bacio, Cate

  2. perlasmarrita
    gennaio 6, 2007 alle 10:56 am

    Sono senza parole tanto è bello quello che hai scritto.
    Non ho stelle da mostrare, ti lascio un bacio.

  3. mariagrazia81
    gennaio 6, 2007 alle 1:39 pm

    Ho fatto un post nuovo! Ma questo è bellissimo, molto letterario! Mi vieni a commentare?

  4. Stardust781
    gennaio 6, 2007 alle 7:48 pm

    Questo racconto è fantastico… L’ho letto due volte…per poter cogliere ogni particolare, anche nascosto, di quello che dici…

  5. passaggisegreti
    gennaio 6, 2007 alle 8:43 pm

    Spero di incrociare il suo cammino, per vedere le stelle da vicino …
    Buona serata …

  6. cyrano56
    gennaio 6, 2007 alle 10:06 pm

    me-ra-vi-glio-so!
    Ma io questa storia la conosco…non per averla già letta, né sentita, però! :-)))

  7. Fantedicuori67
    gennaio 7, 2007 alle 8:53 pm

    Il signore delle stelle!!
    Una storia alquanto originale, strana ma straordinariamente vera.
    Sempre grande tu Max!!
    Buona serata!!

  8. anonimo
    gennaio 7, 2007 alle 10:23 pm

    Il tuo racconto mi ha commossa….contiene una verità molto profonda che condivido in pieno.
    Vera

  9. Occhidipervinca
    gennaio 7, 2007 alle 10:42 pm

    Mi chiedo, spesso, se anche tu quando ti leggi “vedi” le immagini che riesci a far vedere al lettore… perchè chiuse fra le tue parole ci sono innumerevoli “step” di un lungometraggio.

  10. lucamadeus
    gennaio 7, 2007 alle 11:22 pm

    meraviglioso, come sempre
    posso solo sperare di offrirti, con le musiche che seleziono, almeno una parte delle emozioni che si accendono leggendoti
    un forte abbraccio, carissimo
    L.

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