Public Domain

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La voglia di scrivere preme dolorosa come se nella testa avessi una vescica rigonfia al posto del solito circuito di sinapsi che si rincorrono senza sosta. Sempre le stesse, è chiaro. E invece, da non credersi, questa notte avverto l’impellente bisogno di pisciare parole. Non è neanche la ricerca di un qualche sollievo al dolore esistenziale: sarebbe troppo figo scrivere “I nuovi dolori del giovane(?) Max”. Non aspiro a tanto, per ora, magari questo lo faccio domani. Che sia invece il desiderio di marcare il territorio, come un cane che trotterella a scaricarsi all’albero del suo blog? Forse. Il che non sarebbe neanche male: scaricarsi. Scrivere come terapia del sollievo. Si raggiunge la stessa beatitudine che si prova svuotando la vescica.
In fondo non ho niente da dire e neanche una storia da raccontare. Ho solo voglia di scrivere: pestare sui tasti come se avessi appena scoperto Forrester. Con forza e decisione. Metti una parola accanto ad un’altra e continua così finché non ti ballano gli occhi, poi vedi. Scrivere non ha niente a che fare col pensare. E allora scrivo.
Visto che dolori non ce ne stanno, ci sarebbe da chiedersi cosa ne ha preso il posto. Qui si cerca di atterrare su un territorio impervio: mica è tanto facile descrivere le sensazioni. Non un concetto, ma una sensazione, non un desiderio, una speranza, una promessa. Non una buona intenzione, ma una sensazione.
Le metto, le parole in fila, lo vedi? Sarebbe anche carino, oserei affermare esaltante, se non fosse così faticoso. Ci sta sempre qualcosa oltre la soglia di quello che riesci a dire, un che di inespresso, per incapacità, forse, ma che sembra più importante di quanto detto sin qui. E risulta inutile sforzarsi e dimenarsi sulla sedia, l’inafferrabile resta sempre fuori portata. Accendersi una sigaretta, bere un sorso di vino, infilare nella cuffia una musica da utilizzare sotto forma di Musa, non porta ad alcun risultato. Solo in pochi riescono ad acciuffare l’indefinibile.
Sembrava semplice, vero?
Le sensazioni, dicevamo. Provate a definire il desiderio di aprirsi al mondo in ogni sua espressione. Avere voglia di sole che scalda e di pioggia che bagna, disponendosi ad accettare entrambe le situazioni per viverle nello stesso momento. Piove e c’è il sole. Magnifico.
Iniziare un cammino che tocchi una moltitudine di luoghi, per incontrare una marea di persone. E raccontarsi. Rendere disponibile la propria vita come sotto una licenza creative commons. C’è un territorio comune, un posto dove possiamo scoprire i pensieri e le aspirazioni e i desideri che ci rendono simili. Come se non lo sapessimo. Ma è dura raschiare la vernice dell’egoismo e riuscire ad accettare l’incrocio dei desideri che ci avvicinano e ci allontanano. Lasciare andare chi vuole, lasciare entrare chi torna. Il figliol prodigo è una novella, e quello che l’ha proposta ha pagato caro il suo desiderio di raccontare storie.
Ma io questa sensazione me la tengo, perché la sento forte. Perché mi libera.
Quindi amami se vuoi amarmi, perché io ti amerò. Inizia a camminare quando vuoi mettere una distanza e torna solo se lo vuoi. Baciami, a me piace baciare. Non ho finzioni nel mostrarti come sono, prendi quel che ti piace e cerca di accettare il resto. E se davvero non ci riesci, lasciami sul bordo della strada, io troverò il mio sentiero.
Pesto forte sui tasti, manco le virgole e poi le ripesco cercando di disporle come credo meglio si convenga, ma per quanto mi sforzi non riesco ad esprimere quello che vorrei. Non ci sono abituato, ho bisogno di allenamento. Quando mi sfilo una maschera ne trovo sotto un’altra. Ho paura di sbucciarmi come una cipolla e poi scoprire che non resta niente. Non una storia, non una vita, ma soltanto una successione di avvenimenti e momenti che una volta vissuti e pagati impongono l’indossare un’armatura. Per non pagare ancora.
Mentre io voglio soltanto pestare sui tasti, aprire ogni porta e finestra, scoperchiare il tetto e lasciare che il sole bruci i mobili e la pioggia li gonfi, lasciarli marcire, guardare e capire cosa diventa la mia vita quando la guardo. E renderla di pubblico dominio.

6 Comments

  1. anneheche
    marzo 27, 2008 alle 12:45 am
    “Ci sta sempre un qualcosa oltre la soglia di quello che riesci a dire, un che di inespresso, per incapacità, forse, ma che sembra più importante di quanto detto sin qui.”
    Questo è verissimo. Il più delle volte l’ispirazione viene a trovarti solo nei sogni, di notte, forse mandata dalle stelle, ma poi inevitabilmente, al risveglio, rimani da solo. Da solo con le tue capacità, che troppo spesso ti sembrano talmente limitate da farti venire voglia di appendere il pc al chiodo oppure di gettarlo fuori della finestra. Ma invece finisci per sederti di nuovo davanti al magnifico-maledetto aggegio e per tirar fuori qualcosa dall’anima, racconto, poesia o introspezione a seconda dei casi. E capita che quello che esce, a tua completa insaputa, sia in realtà bello e importante.
    A te, Max, succede molto spesso.

  2. goodnightmoon88
    marzo 27, 2008 alle 2:24 am
    e allora pesta sui tasti, se ti va bene, se ti fa bene, se ti svuota, se ti scortica. non devi fare altro che pestare su quei tasti fino a consumarli, quando ne senti il bisogno.

  3. fantasia972
    marzo 28, 2008 alle 9:56 aa
    la tua voglia di scrivere che preme dolorosa come una vescica rigonfia merita di essere svuotata…non solo perchè tu ne possa trarre giovamento…
    pipì d’oro per te, raggi che illuminano il cuore custode delle emozioni per me che leggo!!!
    sì, perchè io leggendoti mi sono emozionata, quindi Max continua a pestare sui tasti e grazie!
    un abbraccio

  4. anonimo
    marzo 29, 2008 alle 10:12 pm
    ciao max, come stai? lo so che sono sparita ma non ti sto neppure a raccontare perché, è una storia troppo triste…ti pensavo e ti mando un saluto. sto per riprendere in mano le sorti del monolocale divenuto monDolocale :).
    un bacino di buonanotte :*,
    cri

  5. veronikahope
    aprile 7, 2008 alle 1:31 pm
    E’ davvero molto evidente per me il legame sottile che c’è tra la parabola del figliol prodigo e questo bisogno urgente e ardente di condividere se stessi col mondo…certe verità hanno più peso e forma se condivise.

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