Cena

Cena

Si fermò di fronte a una cancellata oltre la quale c’era un giardino illuminato. Intorno a un tavolo, una decina di persone che mai si erano viste prima creavano una piccola roccaforte di luce, e al riparo di quelle mura si poteva cenare in confidente allegria, fingendo con serena scioltezza di capire la lingua del vicino e rispondendo con naturalezza nella  lingua che il vicino non avrebbe compreso.
Bastavano gli occhi a parlare, e tutto veniva spiegato in una lingua universale.
La vicinanza.
Il trovarsi insieme, piccole gocce di calore sommate in un mare di vita a sfidare il freddo silenzio dell’Universo, era l’unica cosa impostante, anche se l’indomani ognuno avrebbe dovuto percorrere in faticosa solitudine il proprio pezzo di strada.
Verso Santiago

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