Quanti siamo?
Posseggo due anime. Meglio sarebbe dire che due anime si contendono il mio corpo, scorrazzano nella mia testa: il Poeta e il Mascalzone. Quindi ho scelto per loro questo blog come terreno di gara, perché la notte non mi lasciano dormire. Vedremo chi la spunterà, io intanto vado a letto.
La scena si svolge in esterno. Seduto su un terrazzo piazzato direttamente nell’iride sinistra dell’Albergatore (cioè io), il Poeta appare perso nella contemplazione della città di Livorno. Ha una faccia seria e pensosa.
Il pubblico, avvinghiato in posizione precaria ad una grondaia, osserva preoccupato, non si capisce bene se per l’espressione corrucciata del Poeta o per la propria incolumità.
Il pubblico, avvinghiato in posizione precaria ad una grondaia, osserva preoccupato, non si capisce bene se per l’espressione corrucciata del Poeta o per la propria incolumità.
Luce.
MASCALZONE: (entrando) Vieni, caccola, come butta? (osserva il poeta ) …ti girano ‘coglioni?
POETA: (volgendosi verso il Mascalzone) Ciao. …no, stavo pensando.
POETA: (volgendosi verso il Mascalzone) Ciao. …no, stavo pensando.
MASCALZONE: Vai, è nòva! Guarda, quando te ti metti a pensare, a me mi tremano le mutande. Cosa t’inventi ora?
POETA: Non mi invento un bel niente. Sono preoccupato per l’Albergatore.
MASCALZONE: …pe’ l’idiota? Cos’ha fatto stavòrta?
POETA: Sono tormentato per il suo stato d’animo: hai visto com’è serio e pensoso, come nutre un atteggiamento di disistima nei propri riguardi?
MASCALZONE: …e l’ho visto sì, vai! Ir discorzo è dimorto semplice: qui e ‘un si tromba mai! Io e tengo tutto in ordine e bello lubrifiàto, ma è ‘n lavoro ‘nutile. Uno scoglionamento, guarda, a vòrte avrei voglia di cambia’ casa.
POETA: (tornando a guardare la città lontana) Non è questo. E’ come se desse ascolto ad una voce interiore. (pausa) Una voce che non proviene da noi due. (pausa) Una voce che ha un grande impatto su di lui e che agisce in maniera subdola, sotterranea. (si volge verso il Poeta) Lo capisci? Sembra quasi che qualcuno gli bisbigli all’orecchio parole che riescono a demotivarlo. E lui si intristisce.
MASCALZONE: …ni bisbiglia all’orecchio? E chi è?
POETA: (sospira) Non saprei.
MASCALZONE: (alzando la voce) Mi stai a di’ che c’è quarche manfruito che occupa ‘busivamente ir nostro spazio? Un estraomunitario? Qualcuno che rende l’idiota ancora più idiota di quanto è idiota? Dé, ma bisogna trovallo! Ni faccio ‘n culo come ‘na manica di cappotto!
POETA: Purtroppo non è così semplice. Ci sono molti luoghi che non abbiamo mai esplorato. Hai visto ad esempio al piano di sotto, quanta gente che c’è? Noi non ci andiamo mai.
MASCALZONE: E ‘un ci si và perché è pieno di ghigne a culo, lì sotto! E si rischia che ti mettano le budella ‘n mano. (pausa) …pènzi che lo stronzolo e si nasconde da quelle parti?
POETA: Può darsi. Poi ci sono tutte quelle stanze buie, senza finestre, alcune con le porte sprangate, ricordi? Forse è là che si nasconde. (pausa) Io lo immagino come una figura oscura, incappucciata, che si aggira in un cono d’ombra…
MASCALZONE: (lo interrompe) …un cono d’ombra? …sì, magari in un gelato ar pistacchio! Vieni bellino, perché un parli ‘n pò come mangi?
POETA: (serio) Lascia stare: non vedi la gravità della situazione?
MASCALZONE: (nervosamente) E la vedo, vai, la vedo sì! Ora li ‘apisco mellio tutti vei traccheggiamenti, velle lungaggini anco nelle ‘ose semprici. ‘Un’è solo lui che è ‘mbecille, e ti c’è quarcuno che ni rompe ‘coglioni! (pausa) …ma ‘un sarà che è lui che fa tutto da solo? Perché pe’ esse stupido, dai, è stupido forte. …no?
POETA: …non credo. Lui in effetti è pieno di aspirazioni. Ha momenti poetici e di grande slancio. Quando è in sé possiede una vitalità invidiabile. Qui c’è in gioco una forza che lavora sotterranea, che toglie energia e speranza.
MASCALZONE: …e si sta benino, vai! Co’ tutto ‘sto casino sarà difficile tirà fòri ‘n po’ di fava pe’ mettella ‘n mano a quarcuna.
POETA: (stizzito) Tu solo di questo ti preoccupi?
MASCALZONE: Ah, sì, perché a te e ti sembra ‘na ‘osa da nulla, vero? Guarda che io ce l’ho ‘n gola. Tra ‘n pò e mi metto a trombà ‘n buo ner muro.
POETA: Quindi converrebbe anche a te, risolvere la situazione. Dovremmo fare qualcosa.
MASCALZONE: Cosa possiamo fare?
POETA: …cosa possiamo fare?
I due restano in silenzio a contemplare l’orizzonte. Il tramonto scende sulla città di Livorno, creando lontano, sul mare, magiche scintille di luce.
Il pubblico, esausto, scivola lungo la grondaia con un ansito di paura.





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